Alla fine i vertici del Pd, pur di salvare le larghe intese e il governo Letta – infastidito dalle posizioni “pacifiste” emerse tra i parlamentari democratici – hanno deciso per la linea più morbida possibile, optando per una mozione (ancora da limare) che comunque non chiederà esplicitamente una sospensione del programma F35, ma solo un’indagine conoscitiva parlamentare che, fino alla sua conclusione tra 7 mesi, impegni il governo a non prendere decisioni in merito. Una sospensione implicita, come spiega l’onorevole Gian Piero Scanu, il negoziatore Pd che sta ancora portando avanti questa difficile mediazione in vista del voto, che ormai slitta a domani. Una soluzione cerchiobottista che, oltre a far tramontare la possibilità di una convergenza Pd-Sel-M5S (per la gioia di Berlusconi), rischia di lasciare ampi spazi di manovra alla Difesa, soprattutto dal punto di vista del finanziamento del programma.

Gli stanziamenti previsti, contrariamente a quanto dichiarato dal presidente della commissione Bilancio della Camera, il pd Francesco Boccia, ammontano a 500,3 milioni di euro per il 2013, 535,4 milioni nel 2014 e 657,2 milioni nel 2015. “Basta leggere a pagina 138 del Documento Programmatico della Difesa per il Triennio 2013-2015, dove al programma Joint Strike Fighter dei caccia F35 vengono assegnati poco più di 500 milioni di euro l’anno”, chiarisce Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo. “Noi continueremo a chiedere la cancellazione del programma F35, perché riteniamo che sia l’unica cosa giusta da fare – aggiunge – Nell’ipotesi di una sospensione temporanea del programma non esplicita, una scelta che i cittadini ed elettori Pd difficilmente capiranno, ci auguriamo almeno che essa sia effettiva e che quindi il governo nei prossimi mesi non spenda un centesimo per i cacciabombardieri: staremo lì con il lanternino a controllare”.

Sel e Cinque Stelle aspettano di vedere il testo definitivo della mozione Pd, ma prevalgono sfiducia e diffidenza. “Temo che alla fine prevarrà nel Pd una linea dorotea – commenta l’onorevole Giulio Marcon di Sel, primo firmatario della mozione contro gli F35 appoggiata anche dal M5S – per cui la sospensione del programma di fatto non ci sarà. Il nodo, infatti, è capire se il testo impegnerà veramente il governo a congelare ogni decisione anche da un punto di vista finanziario, quindi a non stanziare nella legge di stabilità 2014 nuovi finanziamenti per gli F35 e a non utilizzare quelli già previsti”.

A rendere la situazione delicata (per il governo) resta il dibattito serrato interno al Pd. “La situazione è complicata – spiega Scanu, il mediatore democratico – perché ci sono molte esigenze da soddisfare: la prima è che la mozione sia condivisa da tutti i parlamentari del Partito Democratico, ma c’è anche la necessità di ottenere l’assenso degli altri gruppi che compongono la maggioranza e quindi il parere favorevole del governo. Noi, in quanto partito di governo, ci stiamo muovendo in una logica che non sia antagonistica rispetto all’esecutivo che sosteniamo. Quindi nessuna schizofrenia, nessuna fuga rispetto a quelle che sono le nostre responsabilità”.

Scanu, quindi cosa chiederete nella vostra mozione in merito al programma F35?
“La mozione del Pd sarà la gemmazione della storica riforma dello strumento militare che il Pd ha fortemente voluto: la legge 244 del 2012, che dopo trent’anni attribuisce finalmente al Parlamento la piena titolarità di decisione su tutti i programmi di riarmo della Difesa. Mi spiace che alcuni colleghi parlamentari non abbiano colto il valore di questa riforma, come dimostrano le interpretazioni forzate e speciose avanzate ieri in aula, mi auguro frutto di volontaria manifestazione di non conoscenza della legge. La stessa mozione di Sel si fonda su presupposti errati: spettando al Parlamento l’ultima parola, se un parlamentare decide di aver paura finisce con l’aver paura di se stesso”. 

Ma ci sarà o no, nella mozione Pd, la richiesta di sospensione temporanea del programma F35?
“Nella nostra riunione interna di ieri sera è emersa la volontà diffusissima da parte dei molti colleghi Pd di esplicitare questo concetto, ed è su questo che stiamo lavorando cercando di contemperare questa esigenza con i punti di vista degli altri. Comunque la sospensione è implicita nella nostra richiesta di una indagine conoscitiva parlamentare che va fatta a bocce ferme: non si può fare una fotografia in movimento. Ipotizziamo un’indagine conoscitiva da concludersi a gennaio 2014, e che nelle sue conclusioni tenga quindi conto dei risultati del Consiglio europeo sulla Difesa di dicembre dove si discuterà della costruzione di una difesa comune europea che comporti razionalizzazione dei costi e quindi forti risparmi e anche un’emancipazione dagli Stati Uniti d’America”.

Una prospettiva che quindi potrebbe prevedere anche di preferire ai cacciabombardieri americani F35 un maggior impegno dell’Italia nel programma Eurofighter, come ha fatto ad esempio la Germania?
“Questo potrebbe essere uno sbocco dell’indagine conoscitiva parlamentare, la cui cifra sarà quella di una laicizzazione delle prospettive future: non ci sono totem”.