Le dissennate politiche di contenimento violento dell’immigrazione e dei flussi dei richiedenti asilo, basate sui miti della segregazione ed espulsione dei migranti “irregolari” non sono solo in contrasto con elementari principi di diritto comunitario, ma hanno anche un costo molto alto, direi intollerabile, su vari piani, compreso quello economico.

In un momento di crisi economica e finanziaria conclamata, mentre si tagliano tutte le spese pubbliche comprese le più essenziali, non si esita a spendere cifre notevoli per sostenere un vero e proprio business, che comprende, come ho scritto nell’introduzione a Immigrazione, asilo e cittadinanza universale: “Aziende specializzate nel terreno della sicurezza, che gestiscono oggi il “contenimento” dei migranti, allestendo e difendendo questi muri, organizzando le espulsioni e sorvegliando i campi di concentramento dove a volte gli internati sono costretti a dedicarsi ad attività produttive latrici di profitto: un’inquietante analogia con quanto avveniva ai tempi del nazismo”. Per non parlare del fatto che le forze di polizia sono distolte da compiti di contrasto del crimine per dedicarsi all’immigrazione irregolare svolgendo al riguardo compiti frustranti e dequalificati. Sul tema si può leggere anche l’interessante libro di Claire Rodier, dal titolo Xénophobie Business.

Al tema ha dedicato recentemente un interessante studio l’Associazione Lunaria. Tale studio si conclude con una serie di indicazioni di policy che vale la pena riprendere integralmente: “Il mantenimento del sistema di detenzione amministrativa svolge una funzione del tutto residuale ai fini di un efficace “contrasto dell’immigrazione irregolare” mentre espone i migranti a gravi violazioni dei diritti umani fondamentali che non sono accettabili in uno Stato di diritto. La chiusura dei CIE è urgente, è possibile, ed è auspicabile anche nella prospettiva di ridurre la spesa pubblica inefficiente.

• In attesa di una riforma che porti alla chiusura di queste strutture, è indispensabile ridurre immediatamente il periodo massimo di permanenza nei CIE riportandolo a un massimo di 30 giorni e dare attuazione alla circolare che impone l’identificazione dei cittadini stranieri detenuti in carcere all’interno delle stesse strutture carcerarie.

• Almeno sino a che il sistema rimarrà in funzione, il Ministero dell’Interno dovrebbe evitare di emanare avvisi pubblici per l’affidamento della gestione dei CIE che, a causa del basso costo pro die/pro capite previsto, impediscano di assicurare l’erogazione dei servizi necessari a garantire la dignità e i diritti umani dei migranti detenuti.
Il successo assai limitato delle politiche meramente repressive di lotta all’immigrazione irregolare suggerisce di rivedere appena possibile l’intera disciplina dell’ingresso e del soggiorno dei cittadini stranieri nel nostro paese. E’ necessario ribaltare completamente le priorità delle politiche migratorie e sull’immigrazione a partire dalla piena ed effettiva garanzia dei diritti umani fondamentali dei migranti.

In tale orizzonte è auspicabile:
• ratificare la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1990;
• ampliare i canali di ingresso re g o l a re sia per motivi di lavoro che per ricerca di lavoro ;
• introdurre meccanismi di regolarizzazione ordinaria ad personam, che possano consentire ai migranti di ottenere un titolo di soggiorno in presenza di requisiti che siano in grado di comprovare il loro effettivo inserimento sociale nella società italiana;
• minimizzare i rischi di una ricaduta nell’area dell’irregolarità per coloro che hanno un titolo di soggiorno anche estendendo la durata della validità dei documenti di soggiorno;
• limitare il più possibile l’utilizzo dello strumento dell’espulsione coattiva, così come suggerito dalla Direttiva comunitaria 2008/115/CE;
• adottare una disciplina organica sul diritto di asilo in conformità con l’art. 10 della Costituzione;
• garantire l’effettivo accesso alla procedura di asilo dei migranti soccorsi in mare;
• assicurare ai migranti stabilmente residenti sul nostro territorio la piena titolarità dei diritti di cittadinanza attraverso la riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza e il riconoscimento del diritto di voto amministrativo”.