La privacy dei nostri cittadini non sembra interessare più di tanto il governo Letta.

A qualche giorno infatti dalla diffusione delle  notizie sulla diffusione del sistema di sorveglianza globale adottato in Usa, noto come Prism, non si registra alcuna presa di posizione del governo italiano in tema, diversamente da quanto ha dichiarato di voler fare il governo tedesco attraverso la  cancelliera Angela Merkel, e di quanto ha in animo di fare la Commissione Europea, per bocca del Commissario agli affari interni Angela Maelstrom.

Sarà forse la sottovalutazione delle implicazioni relative ai diritti fondamentali dei nostri cittadini,  o forse il fatto che il governo in carica non intende nemmeno porre all’ordine del giorno la questione privacy, nonostante le istituzioni europee abbiano ben chiarito che il tema è di competenza dei singoli Stati.

O forse il silenzio è  legato all’approvazione da parte del precedente governo del cd decreto Monti sull’accesso diretto alle banche dati degli operatori di telecomunicazioni da parte dell’intelligence.

Fatto sta che il potere di “supplenza” rispetto ad  un mondo politico che si rivela ancora una volta debole, o, quantomeno poco informato, sembra ancora una volta prenderlo quella che viene chiamata la società civile.

A prendere l’iniziativa di porre all’attenzione delle istituzioni italiane e comunitarie il problema sono le aggregazioni spontanee di cittadini, come ha fatto ad esempio  all4internet, un rassemblement di specialisti del settore delle telecomunicazioni di diversa estrazione, che ha preso carta e penna e ha scritto a diverse istituzioni per ribadire con forza la necessità di una tutela dell’individuo di fronte alle possibili violazioni della privacy dei cittadini.

L’iniziativa segue di qualche ora la dura presa di posizione sul tema  da parte dell’ex garante privacy Franco Pizzetti, un democristiano doc, professore di diritto costituzionale, già vicesindaco di Torino durante l’amministrazione guidata da Valerio Zanone, poi transitato nella Margherita e divenuto consigliere di Prodi, “catapultato” poi, dopo la guida illuminata di Stefano Rodotà, al Garante Privacy. Uno, insomma che di Privacy (e di cariche pubbliche) se ne intende.

Anche il Garante privacy attuale peraltro, ovvero il dermatologo con la passione della privacy Antonello Soro, il problema sembra esserselo posto dal momento che, in piena “tempesta mediatica”,  ha effettuato un fuggevole e fuggente richiamo al problema, al termine  della presentazione della relazione annuale al Parlamento. Senza però suggerire possibili soluzioni o iniziative concrete a difesa dei cittadini.

Il Parlamento invece, nonostante lo “scippo” compiuto dal governo Monti, tace.

Non si registrano (o non se ne ha notizia) segnali di attenzione di nessun tipo, nemmeno sotto forma di interrogazioni, di interpellanze, quantomeno per sapere se le convenzioni previste dal decreto Monti attraverso le quali i nostri organi di intelligence dovrebbero avere accesso alle banche dati dei giganti delle tlc, siano state effettivamente attivate.

O, per sapere, se qualche nostro funzionario, o uomo politico, fosse a conoscenza dei sistemi di sorveglianza globali prefigurati dal programma Prism.

Nessun rappresentante del nostro organo elettivo insomma, al pari della rappresentanza governativa – che tace come il libro dell’Abate Dinouart-   si pone il dubbio che l’accesso ai dati di milioni di cittadini, senza il provvedimento di un magistrato, possa mettere in pericolo i diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione.