Lettera al Presidente della Commissione Industria del Senato

Dopo aver letto le dichiarazioni sull’Ilva del senatore PD Massimo Mucchetti sono stato trascinato dall’impulso irrefrenabile di scrivergli.  Sembra che la verità sui ritardi e le inadempienze vada sempre a fondo, si perda negli abissi di una politica che dimentica o che non si informa. Ecco l’email che gli ho spedito oggi e capirete il perché dell’indignazione di tanti cittadini di Taranto.

Al Presidente della Commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti

Gentile Senatore, come mai non sono ancora coperti i nastri trasportatori dell’Ilva così come prevede l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)? A questa domanda lei risponde sollevando dei dubbi invece di evidenziare le responsabilità evidentissime dell’azienda. Rimango pertanto sorpreso dalle sua recenti affermazioni sull’Ilva, lì dove cita come esempio eclatante il caso dei nastri trasportatori che trasferiscono – senza essere coperti come previsto – i minerali polverulenti dal porto al parco minerali e ai vari impianti allo stabilimento siderurgico. Quei nastri trasportatori dovevano risultare già coperti dal 27 gennaio 2013 (lo prescriveva l’Autorizzazione Integrata Ambientale) per evitare il protrarsi dell’inquinamento da polveri. L’Aia era stata rilasciata tre mesi prima e dava solo tre mesi di tempo in quanto la copertura risultava già realizzata dal 2009, e quindi quei tre mesi erano solo una “proroga di cortesia” per controllare se tutto fosse a posto. E’ per questo motivo che suscitano sorpresa le sue parole che leggo sul Sole 24 Ore. Lei dichiara infatti a proposito dei nastri trasportatori dell’Ilva: 

“Il tempo concesso era inizialmente 3 mesi – ricorda Mucchetti –, ma dopo 2 mesi l’azienda ha chiesto una riformulazione del periodo di esecuzione di 3 anni: sono tempi radicalmente diversi e probabilmente uno dei due è completamente sbagliato“. 

Ma veramente lei crede che possano avere sbagliato i tecnici che hanno redatto l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) dopo ampio confronto tecnico con l’Ilva stessa?

Se lei prova a scaricare dal sito dell’Ilva di Taranto l’elenco delle opere realizzate nel 2009-2010 scoprirà che l’azienda vanta di aver investito 5,5 milioni di euro per effettuare la “copertura di tutte le linee nastro”.
Come mai allora i nastri non sono ancora coperti? Chi doveva controllare dal 2009 in poi? Conservo nella mia libreria un elegante volume rilegato dell’Ilva di colore azzurro in cui a pagina 6 si legge: “Gli interventi più indicativi realizzati al fine di contenere le emissioni di polveri diffuse  sono stati la recente copertura di tutte le linee nastro e l’attivazione di opportuni sistemi per la chiusura delle torri di giunzione situate lungo le stesse linee nastro”. Tale dichiarazione aziendale è tratta dal “Rapporto ambiente e sicurezza 2009” dell’Ilva di Taranto, che lei può comodamente scaricare dal sito dell’Ilva di Taranto.

Ma lei si rende conto che ci troviamo di fronte ad una commedia all’italiana in cui si dichiarano -su carta patinata – cose non fatte? Sulla questione della mancata copertura completa dei nastri trasportatori ero già intervenuto sul Fatto Quotidiano, in cui segnalavo che l’impegno della copertura dei nastri trasportatori risaliva addirittura ad un atto di intesa del 2006 siglato con il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola. Come mai tanto ritardo? Ma evidentemente occorre ripetere le stesse cose, ed è avvilente.

Gentile senatore Mucchetti, qui non si tratta di vedere “chi ha sbagliato i calcoli” nel cronoprogramma Ilva, ma di capire come mai un’intera classe politica di governo, ampiamente coadiuvata da “tecnici” e consulenti ben pagati, non si sia mai accorta di queste cose e come mai ancora oggi lei non sia informato di tali gravissimi ritardi. E’ possibile che – con tutta la disponibilità di esperti di cui il Parlamento dispone – vi sfuggano ancora dati così eclatanti in una commissione parlamentare così importante? Mi consenta infine di notare che la storia dell’Ilva di Taranto è costellata di tali ritardi incredibili e di gravi “disattenzioni” (mi scusi l’eufemismo), tanto che lei stesso è caduto in un amletico dubbio. Spero che questo esempio le sia sufficiente per capire quanto i cittadini di Taranto si sentano presi in giro.

Foto: Luciano Manna/ Peacelink

Ecco in questo video realizzato da Luciano Manna dalle 19.30 alle 22.30 del 7 giugno 2013,  le emissioni diffuse e fuggitive dell’area a caldo dell’Ilva di Taranto. Gli impianti dell’area a caldo erano stati posti sotto sequestro dalla magistratura. In particolare – si può notare – varie “nuvole” fuoriescono dalla cokeria. Le emissioni dovrebbero fuoriuscire dai camini e non dalla base degli impianti. L’AIA doveva garantire proprio la realizzazione di interventi in modo che i fumi fuoriuscissero dai camini (emissioni convogliate) e non dal basso (emissioni diffuse e fuggitive). Questo filmato (realizzato da Luciano Manna di PeaceLink) è una dimostrazione visiva del fallimento dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Le emissioni visibili contengono in particolare gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) che sono cancerogeni e i metalli pesanti, oltre ad un PM10 particolarmente tossico.