Ci sono ”fondati motivi” per ritenere che nel conflitto siriano siano state usate armi chimiche, ma non si sa di quale tipo e da chi. E’ quanto si sostiene in un rapporto della Commissione d’inchiesta dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani in Siria, aggiungendo che i “crimini di guerra e contro l’umanità sono diventati una realtà quotidiana”, ma sottolineando che “le violazioni e gli abusi” dei ribelli “non raggiungono l’intensità e la scala di quelli commessi dalle forze governative”.

Atrocità “ripugnanti e sconvolgenti”, le ha definite il segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon. E mentre continua l’assedio delle forze lealiste e delle milizie sciite libanesi di Hezbollah alla città di Qusayr, con centinaia di civili feriti rimasti intrappolati, alcuni razzi sono caduti nel centro di Damasco nei pressi dell’ambasciata russa uccidendo un civile, ha riferito l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus).

Intanto al vertice Russia-Ue di Iekaterinburg il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha detto che le parti si sono accordate per lavorare alla nuova conferenza di pace di Ginevra-2. E poi si è lasciato andare a una battuta dal sapore macabro, augurandosi che ai negoziati non partecipino esponenti dell’opposizione come il ribelle immortalato in un videochoc mentre addentava un organo di un miliziano pro-regime. “Altrimenti non potrò garantire la sicurezza dei membri della delegazione russa”, ha aggiunto Putin. Quanto ai missili anti-aerei S-300 che Mosca si è impegnata a fornire al regime di Damasco e che inquietano Israele, il leader russo ha assicurato che non sono ancora stati consegnati al presidente Bashar al Assad.

Qusayr, dove da tre settimane imperversa la guerra, è una città fantasma, da cui è difficile anche fuggire, ha detto l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). Molti civili, soprattutto donne e bambini, hanno “aperto una nuova rotta per fuggire verso il Libano” ma, secondo le prime testimonianze, “il viaggio è estremamente difficile e i combattenti prenderebbero di mira chi cerca di fuggire”, sottolinea l’Unhcr, secondo cui i civili feriti rimasti intrappolati nella città sarebbero “tra i 700 e 1500”. Il presidente ad interim della Coalizione delle opposizioni, George Sabra, ha fatto appello alle autorità di Beirut perché si adoperino per creare un “corridoio umanitario” per l’evacuazione dei feriti verso il Libano.

Il quotidiano panarabo Al Hayat scrive nel frattempo che 4.000 miliziani dell’Hezbollah libanese si sarebbero spostati anche nel nord vicino ad Aleppo, dove si preparerebbero ad assaltare alcune località controllate dai ribelli e da forze curde che tengono d’assedio due villaggi sciiti. Sempre ad Aleppo, secondo Human Rights Watch, nel corso d’acqua che divide la città sono stati rinvenuti circa 150 cadaveri di persone giustiziate sommariamente.

In merito all’uso di armi chimiche, la Commissione dell’Onu guidata dal professore brasiliano Paulo Pinheiro ha parlato di quattro attacchi che hanno colpito Khan Al-Asal (Aleppo, 19 marzo), Oteiba (Damasco, 19 marzo), il quartiere di Sheikh Maqsud (Aleppo, 13 aprile) e Saraqeb (Idlib, 29 aprile). Ma, in assenza di un’autorizzazione agli esperti delle Nazioni Unite di recarsi sul campo, “non è stato possibile determinare i precisi agenti chimici utilizzati e gli autori”.Poco più preciso, ma soltanto sull’agente chimico, si è mostrato il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, che citando analisi di specialisti del suo Paese ha parlato di uso di gas sarin “a più riprese in aree limitate”. Ma nemmeno lui ha saputo indicare i responsabili.

Gli Stati Uniti però sembrano freanre: per stabilire se in Siria sonostate usate armi chimiche servono “più prove, maggiori informazioni” ha ribadito il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, sottolineando come l’amministrazione Obama sia “estremamente scettica” sull’impiego di armi chimiche da parte dei ribelli.

Parigi però non ha dubbi sul fatto che il regime siriano ed i suoi complici abbiano fatto uso in determinati casi di gas Sarin. Intervenuto su France 2 dopo che un comunicato del Quai d’Orsay confermava l’uso di armi chimiche in Siria citando l’esito di test effettuati su campioni in possesso delle autorità francesi, il ministro degli Esteri Laurent Fabius ha precisato che i campioni in questione provengono da due diverse fonti. Una parte di questi sono stati riportati a fine aprile dalla regione di Damasco da due inviati di Le Monde. Altri sarebbero stati consegnati alle autorità francesi e proverrebbero da Saraqeb, a sud di Homs, dove è stato segnalato un attacco a fine aprile. Per quanto riguarda questi ultimi campioni, “non ci sono dubbi che sono il regime e i suoi complici” ad essere responsabili del loro uso “perchè siamo potuti risalire lungo tutte la linea”, ha assicurato Fabius. ”Tutte le opzioni sono sul tavolo”, inclusa quella militare.