S’infiamma la ‘guerra del welfare’ tra Bruxelles e Londra, che trascina con sé anche Madrid. La Commissione Ue ha deciso di farsi paladina dei diritti – riconosciuti dai Trattati – dei cittadini Ue che vivono, lavorano o viaggiano in un altro stato membro, ma vengono discriminati e privati dei vantaggi sociali a cui hanno diritto solo perché di un’altra nazionalità. Francesca – il nome è di fantasia – vive e lavora da due anni a Londra per una grossa compagnia di telecomunicazioni, poi con la crisi viene licenziata. Come altri colleghi inglesi che hanno subito la stessa sorte, fa richiesta dell’assegno di disoccupazione ma, a differenza loro, le viene respinta. Perché pur essendo ‘abitualmente residente’ nel paese, non avendo il passaporto britannico non ha più il ‘diritto di residenza’. Anche se ha pagato tasse e contributi esattamente come i colleghi.

Questo è solo uno tra i circa 28.400 casi di discriminazione nell’applicazione tra il 2009 e il 2011 dei benefici sociali – assegni per i figli, disoccupazione, crediti di pensione e allocazioni complementari – da parte della Gran Bretagna approdati sul tavolo di Bruxelles, contro cui, dopo mesi di ‘dialogo tra sordi’, la Commissione Ue ha deciso di agire. Con le maniere forti, portando Londra davanti alla Corte di giustizia Ue. “La Gran Bretagna discrimina ingiustamente i cittadini di altri stati membri”, scrive la Commissione, e “contravviene alle regole Ue sul coordinamento dei sistemi sociali che vietano discriminazioni dirette e indirette nel campo dell’accesso ai benefici della sicurezza sociale”. Una mossa che ha fatto infuriare Londra, che insieme a Germania, Olanda e Austria, aveva scritto un mese fa a Bruxelles chiedendo un giro di vite sulle regole Ue per impedire il ‘turismo del welfare’ – mai comprovato da cifre per Bruxelles – in vista della fine delle limitazioni imposte agli spostamenti dei lavoratori bulgari e romeni il primo gennaio 2014. “Combatterò questo a ogni passo della procedura”, ha avvertito il ministro britannico responsabile Iain Duncan Smith.

Intanto sono finiti sotto il tiro di Bruxelles anche gli ospedali spagnoli, dove molti turisti – con i britannici proprio tra i più assidui ‘vacanzieri’ in Spagna – si sono visti rifiutare cure di emergenza al pronto soccorso o addebitare cifre da capogiro nonostante avessero la regolare tessera sanitaria Ue. Madrid ha ora due mesi di tempo per mettersi in regola, o come Londra si troverà davanti i giudici.