Mi trovo costretto, mio malgrado, a spiegare il senso del mio post di ieri. Una riflessione forte, una provocazione esasperata, che ha provocato un fiume in piena di critiche (a volte costruttive e civili, più spesso violente e chiuse a ogni tipo di confronto). Solo poche righe ancora, per chi avrà la bontà di leggerle, per precisare il mio pensiero.

1. Si è trattato di una esagerazione? Certo, è ovvio. E mi dispiace doverlo persino ribadire. Ho usato un linguaggio esasperato ed estremo (addolorato, se mi permettete) per squarciare il velo di ipocrisia su un fenomeno che c’è, è innegabile e va portato alla luce proprio per il bene della Calabria.

2. Ho strumentalizzato la morte della povera Fabiana? No, nel modo più assoluto. E’ un discorso generale, che va oltre il singolo, drammatico, episodio. E’ vero, come mi hanno scritto in tanti, che il femminicidio è un fenomeno globale e non può essere ridotto a una questione locale. E’ altrettanto vero, però, che in un contesto sociale in cui la donna è svantaggiata rispetto all’uomo, il rischio di una incidenza maggiore è evidente.

3. Credo che tutte le donne calabresi vivono quella situazione drammatica, come se la Calabria fosse una provincia afghana? No, ovviamente. Ho due sorelle (35 e 21 anni) che hanno compiuto liberamente le loro scelte di vita. E come loro ne conosco tantissime. Ma qualcuno può davvero negare che in Calabria una fascia considerevole delle ragazze sia costretta a piegarsi al volere del padre, del fratello o del fidanzato? Se si nega anche questo, allora il confronto è davvero inutile, perché è negare la realtà.

4. Devo scusarmi con la mia terra? No, affatto. Perché ogni singola parola del mio post di ieri è una lacrima versata per la Calabria e per i suoi problemi. Che ci sono, amici miei, e non vanno negati. Perché negandoli facciamo il gioco di chi non vuole che la nostra terra cambi.
Mi scuso con le donne, se si sono sentite offese. Ma la mia intenzione era ed è quella di difenderle, non di offenderle. Uno sforzo che evidentemente, forse per colpa mia, non è stato recepito.

Ieri ho subito quella che, su internet, viene chiamata Shitstorm. Una tempesta di m…, per essere precisi e diretti. Me la sono cercata? Probabilmente avrei dovuto prevederla, perché la provocazione è stata forte e me ne rendo perfettamente conto. Ma posso assicurare che non avevo assolutamente messo in conto una reazione così violenta. Soprattutto perché quel post era a favore della crescita sociale e culturale della mia terra, e non contro. Sono sempre pronto al confronto, anche aspro, su questo e altri argomenti. E spero dal profondo del cuore che almeno questo can can mediatico eccessivo e frutto di una evidente incomprensione sia servito almeno a una cosa: a parlare della condizione femminile in Calabria e in generale in tutto il Sud Italia. Perché è un problema che c’è e che va affrontato.