Il vescovo della diocesi di Rossano-Cariati, Santo Marcianò, ha incontrato i genitori di Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa dal fidanzato di 17 anni il pomeriggio di venerdì 24 maggio e ritrovata sabato 25. Nonostante la famiglia della vittima appartenga alla comunità dei testimoni di Geova, hanno gradito la visita del vescovo e di alcuni sacerdoti di Corigliano Calabro, in provincia di Potenza

“E’ un evento tragico – ha detto Marcianò all’uscita – che ci obbliga a riflettere e a porci il problema dell’educazione e dei valori”. Secondo il presule bisogna “puntare su un umanesimo che vede l’uomo per quello che è, bisogna ripartire dall’uomo e metterlo al centro”. Il vescovo ha sottolineato il valore della solidarietà e della vicinanza alla famiglia in questo momento doloroso. “Hanno bisogno della fraternità, di sentire l’affetto del paese e di tutti”,ha detto Marcianò. La famiglia Luzzi ha chiesto di rispettare il loro silenzio. Il porporato ha quindi inviato un appello affinché “il tempo venga usato per ascoltare i giovani, che hanno bisogno di sentirsi accolti”. Parlando di come ha trovato la famiglia della sedicenne, il vescovo della diocesi di Rossano-Cariati l’ha definita “capace di elaborare questo momento difficile nonostante il dolore e di farsi aiutare nel distendere gli animi”. 

“Ha tentato di togliere la tanica all’assassino”. Intanto emergono nuovi particolari dell’interrogatorio dell’assassino di Fabiana, cui è stato sottoposto tra il 25 e il 26 maggio. La ragazza, secondo indiscrezioni, avrebbe tentato di togliere di mano al suo omicida la tanica di benzina con la quale intendeva darle fuoco. A raccontarlo lo stesso ragazzo ai magistrati. La ragazza, secondo quanto emerso dall’autopsia, è stata colpita con oltre venti coltellate. Dall’esame è emerso anche che è probabile che la giovane fosse viva quanto è stata bruciata, ma la certezza potrà venire solo con ulteriori analisi.

Il corteo sotto casa di Fabiana. La mamma dal balcone: “Quanta gente ti voleva bene, solo uno ti odiava”. “Tra lacrime e applausi un corteo composto dagli studenti di Corigliano ha sfilato in ricordo di Fabiana. Giunto vicino alla casa dei familiari si è fermato sotto il balcone al secondo piano dove la mamma di Fabiana, circondata da amiche e parenti, ha urlato: “Quanta gente ti voleva bene, solo uno ti odiava“. ”Come era bella mia figlia – ha poi aggiunto – ora non posso più vederla, devo solo ricordarla attraverso di voi”. Una dozzina di scarpe con fiocco rosso per dire ‘no’ alla violenza sulle donne sono poi state lasciate dagli studenti delle scuole di Corigliano su una gradinata della cittadina della Luzzi.  

Il 28 maggio alla Camera il voto sulla ratifica della Convenzione di Istanbul – E a proposito del contrasto alla violenza di genere, arriva a Montecitorio la ratifica della Convenzione di Istanbul. In programma dalle 15 del 28 maggio le dichiarazioni di voto con votazione finale a partire dalle 16. Prevista anche la diretta tv, come stabilito dalla conferenza dei capigruppo della Camera.  Oggi, però, primo giorno di discussione generale, l’Aula si presenta semivuota. A segnalarlo la presidente della Camera, Laura Boldrini che ha strigliato i colleghi deputati. A prendere la parola Fabrizio Cicchitto e Mara Carfagna del Pdl. Boldrini si è complimentata con l’ex ministro delle Pari opportunità per “la relazione dettagliata”. Ma “spiace vedere che l’aula sia così vuota – ha notato – Noi comunque continuiamo con impegno il nostro lavoro”.

“Specifica violenza calabrese? Razzismo” – ”Una storia come questa potrebbe essere accaduta in qualsiasi altro posto d’Italia. Trovo assolutamente razzista e aberrante che si possa parlare, in questa vicenda, di specificità calabrese”. La sociologa di origini tedesche Renate Siebert, allieva di Theodor W. Adorno, già docente di sociologia generale all’Università della Calabria (dove recentemente è stata cancellata la cattedra di studi di genere tenuta da Laura Corradi, ndr) vive da quasi 40 anni nella Regione e, anche per questo, non mostra di gradire le tesi sostenute da Francesca Chaouqui, manager della multinazionale Ernst&Young. Sulla vicenda della sedicenne uccisa e bruciata a Corigliano Calabro, Francesca Chaouqui ha scritto una lettera a Il Corriere della Sera in cui, dopo avere precisato di essere nata in un paese vicino al luogo teatro della tragedia, mette in evidenza la visione maschilista a suo dire predominante nella propria terra d’origine “nonostante la Calabria – dice – sia una terra matriarcale”. Chaouqui parla del rapporto uomo-donna come di “un binomio di mondi paralleli che non si trovano mai”. “Per come conosco la Calabria – aggiunge Renate Siebert – devo dedurre che chi sostiene queste tesi è sostanzialmente razzista. Per questo non condivido che si possa parlare di specificità calabrese”.