L’ultima danza per la scuola pubblica, organizzata da Articolo 33 a chiusura della campagna referendaria in favore dell’abrogazione dei finanziamenti pubblici alle scuole paritarie private, si è svolta ieri in Piazza Maggiore davanti a duecento persone. Perché è in queste ore che si scrive l’ultimo atto di una battaglia iniziata nel 2011 con uno scopo: modificare la convenzione che oggi finanzia con circa 1 milione di euro l’anno gli istituti paritari privati, e destinare quelle risorse alle scuole statali. Opzione che si riassume in una lettera da barrare domenica 26 maggio alle urne: la ‘A’. Una battaglia che mese dopo mese ha assunto sempre più i contorni di uno scontro tra Davide, l’associazione Articolo 33 appoggiata dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra Ecologia e Libertà, e Golia, il Comune, con Pd e Pdl mano nella mano, la Chiesa, Confindustria “e tutti gli apparati dell’estabilishment”, per usare le parole del direttore di MicroMega, Paolo Flores D’Arcais.  Un quesito cittadino che ha conquistato ben presto il palcoscenico nazionale e l’attenzione dell’opinione pubblica, spaccata tra favorevoli e contrari, tra ‘A’ e ‘B’.

Partito “sulla carta svantaggiato”, però, il gruppo promotore del referendum, primo firmatario l’ex candidato alla presidenza della Repubblica Stefano Rodotà, ha raccolto il sostegno di volti illustri dello spettacolo e della cultura, da Francesco Guccini a Margerita Hack, da Moni Ovadia a Gino Strada, a Paolo Nori, a Ivano Marescotti, solo per citarne alcuni, e in una Piazza Maggiore resa gelida dalla perturbazione Ginevra molti nella vittoria ci credono. “Vinciamo noi – sorride la mamma di Ugo, 7 anni – non può che essere così perché noi difendiamo un diritto, quello di una scuola pubblica, laica e priva di discriminazioni”.

“Il ministro Maria Chiara Carrozza dice che se si dovesse eliminare il finanziamento pubblico alle paritarie un migliaio di bambini rimarrebbe fuori dalla scuola: è falso – spiega Bruno Moretto di Scuola e Costituzione, insegnante di matematica del liceo – il vero problema è che è la scuola pubblica a lasciare fuori dei bambini, quando dovrebbe invece garantire loro l’accesso, come dice l’articolo 33 della Costituzione. La responsabilità, quindi, è dello Stato. Il cardinale Angelo Bagnasco, poi, ha detto che le paritarie sono un risparmio per il Comune di Bologna: ma il Comune chi è, sono loro, o sono i cittadini?”.

“Quello che portano avanti è un ricatto – commenta anche lo scrittore Franco ‘Bifo’ Berardi – usano una logica per cui se viene a mancare il finanziamento pubblico si crea un buco e a pagarne le spese sono i bambini. Ma le cose non starebbe così se lo Stato in questi anni avesse provveduto”.

La battaglia, spiegano i tanti cittadini riuniti in Piazza Maggiore per sostenere l’opzione ‘A’ al referendum, non è contro le private, “che hanno diritto ad organizzarsi come vogliono”, ma contro l’intervento delle istituzioni: “I padri costituenti, da Aldo Moro a Piero Calamandrei, discussero sulla formula più adatta per scrivere l’articolo 33– spiega Alessandro Baldini dell’associazione ‘Salviamo la Costituzione’ – e scelsero quella stesura perché fosse chiaro che lo Stato non doveva, e non avrebbe mai dovuto, finanziare le scuole private. Luigi Preti, socialista liberale, per esempio, disse che sarebbe stato un paradosso che lo Stato, che nemmeno ha il denaro per le proprio scuole, finanziasse le scuole che non gli appartengono. E così Moro disse che fondi non ne sarebbero mai stati erogati. Allora io dico che, certo, la Costituzione può essere interpretata, ma non le si può far dire ciò che si vuole”.

La festa iniziata nel pomeriggio sfidando la pioggia è andata avanti fino a notte con laboratori, danze, canti, banchetti. Un appello collettivo sulle note delle canzoni delle Mondine per invitare Bologna a votare ‘A’ domenica 26 maggio, il giorno del referendum che ha spaccato la città e la maggioranza comunale: Sel da una parte, con quel “Nichi Vendola dalla parte dei referendari è una vergogna” detto dal sindaco Virginio Merola che ha fatto tremare Palazzo D’Accursio, e il Pd dall’altra, a braccetto con il Pdl e il fronte cattolico. Un “inciucio” che per qualcuno “dovrebbe disgustare gli elettori che l’hanno votato”. Uno fra tutti Paolo Flores D’Arcais, salito sul palco per ricordare che quello messo in atto dal fronte ‘B’ “è un giochetto da bambini: se si tolgono soldi alla scuola privata mancheranno posti, allora bisogna aiutarla. Ma è come il trucco delle tre carte. E dire che la battaglia di Articolo 33 è solo una questione ideologica dice molto sulla mancanza di sentimento repubblicano che muove questi partiti. Bologna domenica voterà per tutta l’Italia. Sulla carta è scritto che vincerà Golia, ma spero che i cittadini, col loro voto, potranno cambiare le sorti di questa consultazione”.

“Sono venuto tante volte a Bologna, nei momenti belli della città meglio amministrata d’Italia e nel momento in cui il terrorismo l’ha sbranata, ogni anno presente: come è possibile che ci chiamino marziani?  – si chiede l’attore e scrittore Moni Ovadia, sul palco prima di partire per andare a salutare un’ultima volta un amico, Don Andrea Gallo – Siamo tutti un po’ bolognesi. I padri costituenti sarebbero qui con noi, su questo palco, perché è una questione di civiltà. Io che da bambino ho fatto la scuola ebraica parificata, così decisero i miei genitori, dico che il nostro interesse è che ci sia la scuola pubblica di eccellenza, voluta e difesa dalla Costituzione. Sono loro che vogliono privatizzare l’esistenza dei cittadini. Non siamo qui per impedire ai bimbi di andare a scuola, ma perché preservando la scuola pubblica difendiamo la libertà di scelta. Non disperate – saluta – andate al voto a testa alta, e se ci sarà ancora da combattere lo faremo. Don Gallo è ancora capace di risorgere”.

Annullata la festa del fronte ‘B’. Causa maltempo è invece stata annullata la festa del fronte ‘B’, quella che avrebbe dovuto riunire sul Crescentone di Bologna tutti coloro che vorrebbero salvaguardare la convenzione che finanzia le scuole paritarie private. Dal Partito Democratico, “senza le scuole paritarie ci ritroveremmo tutti più poveri di servizi e con più bambini in lista di attesa, senza risposta”, quindi “il sistema integrato va salvaguardato”, al Pdl, “a Bologna questo sistema permette al 98,4% dei bambini di frequentare la scuola materna. Un sostegno reale per le famiglie che il referendum vuole cancellare. Noi da sempre sosteniamo le famiglie e le scuole e per questo votiamo ‘B’ come Bambino in coerenza con i nostri principi”, a Confindustra, Unindustria e Cna. E poi la Chiesa, che nei giorni scorsi aveva preso posizione a favore della ‘B’ tramite le parole del cardinale Angelo Bagnasco, “nel caso delle scuole paritarie non si tratta di un onere nei confronti dello Stato in quanto, sebbene esso contribuisca economicamente al loro sostentamento, è ben di più quanto esse fanno risparmiare alla collettività rispetto a quanto ricevono da essa” e del ‘papabile’ cardinale Angelo Scola, che aveva invitato lo Stato a smettere di “gestire la scuola” per limitarsi a “governarla”: “rinunci – ha consigliato l’arcivescovo – a farsi fattore propositivo diretto di progetti scolastici per lasciare questo compito alla società civile”. Della celebrazione rimarrà solo un banchetto informativo, a disposizione dalle 15 alle 17 per “cittadini e organi di informazione”.

La parola quindi passa ai bolognesi che domenica avranno la possibilità di esprimersi su quel milione di euro oggi destinato alle paritarie private. Nessun quorum, vincerà l’opzione che riscuoterà il maggior numero di voti: per questo, uno dei fattori che verrà valutato dalle forze politiche scese in campo per sostenere o contestare la consultazione, sarà la partecipazione.

Modalità per il voto. I seggi sono aperti solo domenica 26 maggio dalle 8 alle 22. Il quesito è già stampato sulle schede, basta tracciare una crocetta sulla risposta A o B. Si vota nelle sedi di quartiere, nei centri civici e sociali. Il Comune ha mandato a tutti gli elettori una lettera a casa con le indicazioni. Una mappa interattiva per trovare il proprio seggio elettorale è disponibile sul sito http://sitmappe.comune.bologna.it/Referendum/.

Votano gli iscritti nelle liste elettorali del Comune di Bologna, gli iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero e gli iscritti nelle liste elettorali aggiunte dei cittadini comunitari che possono votare per le amministrative. Per partecipare alla consultazione è necessario un documento di riconoscimento: carta d’identità, patente, passaporto, libretto di pensione, tessera di riconoscimento di un ordine professionale e dell’Unione ufficiali in congedo in Italia. Non è necessaria la tessera elettorale. L’ufficio documenti di via Minzoni 10/2 (per il rilascio o il rinnovo) resterà aperto domenica dalle 8 alle 21 (051.2194222).