“Grande attenzione va attribuita all’evoluzione del sistema partitico italiano negli ultimi decenni, ai fenomeni sempre più marcati di scollamento fra politica e opinione pubblica, al contesto europeo che richiede una accresciuta capacità di negoziazione. Tali elementi inducono a valutare – aggiunge – se nell’attuale fase storica non sia preferibile adottare un sistema che, grazie all’elezione diretta del Presidente della Repubblica e all’introduzione di adeguati contrappesi istituzionali, sia più idoneo a restituire legittimazione e capacità decisionale alle istituzioni elevando al contempo il grado di trasparenza e di accountability del potere”.  Il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello,uno dei saggi di Napolitano, lo ha detto parlando alla Camera.  Il ministro avverte la necessità di “guardarsi da due pericoli”, nel percorso delle riforme: “Il conservatorismo costituzionale e l’accanimento modellistico”, che “è il miglior modo per non concludere nulla”.

Secondo il ministro è  centrale il ”superamento del bicameralismo paritario e simmetrico”, “una delle cause di malfunzionamento del nostro sistema istituzionale. La soluzione sulla quale si registra un ampio consenso è quella di una sola Camera politica che esprime la fiducia al Governo e di una seconda Camera rappresentativa delle autonomie (Senato delle regioni e delle autonomie). La Camera dei Deputati, eletta a suffragio universale e diretto, diverrebbe titolare dell’indirizzo politico, avrebbe competenza esclusiva sul rapporto fiduciario, esprimerebbe il voto definitivo sui disegni di legge”, spiega Quagliariello. “Il Senato sarebbe costituito da tutti i Presidenti di Regione e da rappresentanti delle Regioni (ed eventualmente dei Comuni), eletti da ciascun Consiglio Regionale in misura proporzionale al numero degli abitanti. Nel nuovo quadro il Senato, oltre ad assorbire le competenze del sistema delle Conferenze, parteciperebbe al procedimento legislativo”. Quagliariello interviene anche su quella che è stata una polemica tra M5S e Pd negli ultimi giorni con la presentazione di un disegno di legge del Pd per escludere i movimenti dalle elezioni:  “In nessun modo una disciplina dello statuto dei partiti politici può diventare elemento condizionante la possibilità stessa di movimenti o associazioni di partecipare alla competizioni elettorali”.

“Ampiamente condivisa è la riduzione del numero dei Parlamentari. Il problema si pone autonomamente ma dovrà trovare una soluzione coerente con la riforma del nostro assetto bicamerale. A mio avviso, l’obiettivo deve essere quello di un allineamento agli standard europei nel rapporto parlamentari-elettori, operando una forte riduzione del numero degli attuali deputati e degli attuali senatori che andranno a comporre la nuova Camera politica” agiunge il ministro.

“Gli istituti di democrazia diretta” sono “da rivedere al fine di favorire una più intensa e più responsabile partecipazione dei cittadini alla vita politica della Nazione”. Il ministro cita ad esempio “l’obbligatorietà del referendum confermativo sulle leggi di revisione costituzionale”, “la revisione della legge sul referendum abrogativo” per “adeguare all’aumento della popolazione il numero di sottoscrizioni richieste”, “definire con maggior precisione i requisiti di ammissibilità e anticiparne il giudizio”, “modificare la disciplina del quorum di validità del risultato sulla base della percentuale dei votanti”, “formalizzare il divieto, per un periodo determinato, di ripristino della norma abrogata”. “Interventi ulteriori – aggiunge – potranno riguardare le proposte di legge di iniziativa popolare e, su un piano differente, la disciplina che regola il dibattito pubblico sui grandi interventi infrastrutturali (sul modello adottato da altri Paesi europei)”.