Apple ha evaso tasse per 9 miliardi di dollari nel 2012, ovvero 25 milioni al giorno o più di un milione all’ora. Lo afferma il presidente della sottocommissione di indagine permanente del Senato americano, Carl Levin, sottolineando che una delle divisioni irlandesi del gruppo ha pagato circa 5 miliardi di dollari fra il 2009 e il 2012 alla casa madre, ovvero Cupertino: durante questo periodo la divisione irlandese ha ricevuto 74 miliardi di dollari di profitti. La differenza di circa 70 miliardi di dollari, secondo Levin, è quindi il reddito tassabile che sarebbe dovuto arrivare negli Stati Uniti.

Ma l’amministratore delegato Tim Cook, intervenuto nel corso dell’audizione davanti alla sottocommissione permanente di indagine del Senato, respinge le critiche. “Paghiamo tutte le tasse che dobbiamo, ogni singolo dollaro”, ha precisato, chiarendo che “la divisione irlandese è solo un modo efficiente per gestire risorse che sono già state tassate in altre giurisdizioni”. La società di Cupertino ha inoltre precisato in una nota che non sono mai stati usati trucchi fiscali, perché “Apple è una storia di successo americana e Cupertino ha creato o favorito la creazione di almeno 600mila posti di lavoro negli Stati Uniti”.

Ma, secondo gli investigatori, l’azienda ha 102 miliardi di dollari offshore e ha spostato miliardi di dollari di profitti fuori dagli Stati Uniti in filiali, alcune basate in Irlanda dove ha negoziato un’aliquota inferiore al 2%. L’Irlanda ha già aliquote per le aziende più basse degli Stati Uniti, il 12% contro il 35% degli Usa. Alcune delle filiali di Apple non hanno dipendenti e sono gestite da top manager da Cupertino: la normativa irlandese prevede che una società è residente nel paese solo se è gestita e controllata in loco. Ed è per questo – secondo gli investigatori – che Apple è riuscita a evitare il pagamento delle tasse.

Ad Apple – critica il senatore Carl Levin – non è bastato spostare i profitti verso un paradiso fiscale: la società ha cercato il ‘santo Graal’ dell’elusione fiscale. “Apple afferma di essere uno dei maggiori contribuenti americani – sottolinea il senatore John McCain – ma è anche una società che ha eluso le tasse”.

Il marchio Apple è quello che vale più al mondo. Esattamente 185,07 miliardi di dollari. La classifica BrandZ Top 100, stilata da Millward Brown OPtimor e giunta alla sua ottava edizione, mette la società di Cupertino al primo posto. La medaglia d’argento va a Google, che con un valore di 113,66 miliardi di dollari riconquista il secondo posto, mentre Ibm scende al terzo con i suoi 112,53 miliardi. Fra le top 100 due aziende italiane: Gucci al 68/mo posto e Prada al 95/mo. Samsung (30/ma) vola, vendendo aumentare il proprio valore del 51% a 21 miliardi di dollari: un balzo che comunque la mantiene ancora lontano dalla vetta e dalla rivale Apple. Completano la top 10 dei marchi con più valore McDonald’s al quarto posto, Coca-Cola al quinto e At&t al sesto. Microsoft si piazza in settima posizione, seguita da Marlboro, Visa e China Mobile.