Lo sconto sul gasolio resta dimezzato: solo 9 cent. Per prorogarlo il governo taglia fondi a diritto alla mobilità, ordine pubblico, diversificazione energetica
Per prorogare fino al 25 agosto il taglio delle accise sul gasolio il governo rastrella oltre 232 milioni di euro con riduzioni di spesa ai ministeri e utilizzo del Fondo speciale del Mef. Ma mentre il decreto approvato martedì arriva in Gazzetta, il beneficio effettivo dello sconto continua a essere ben lontano dai 17,08 centesimi al litro promessi. Secondo gli ultimi dati del Mimit, il prezzo medio del gasolio è sceso a 2,092 euro al litro sulla rete ordinaria, cinque millesimi in meno rispetto a ieri, ma resta circa 9 centesimi sotto i livelli precedenti allo sconto: poco più della metà del beneficio teorico. Intanto al ministero si è riunita la Commissione di allerta rapida sulla sorveglianza dei prezzi, convocata dal Garante Benedetto Mineo su indicazione del ministro Adolfo Urso proprio per analizzare gli effetti della riduzione fiscale. Il verdetto, presentato come una vittoria, è che si vede “un progressivo adeguamento dei listini da parte della rete distributiva”. L’Unione nazionale consumatori ha liquidato l’incontro come “tempo sprecato”.
Tornando alle coperture, quasi 137 milioni sono frutto di una sforbiciata al fondo speciale di conto capitale gestito dal ministero dell’Economia che raccoglie le risorse non ancora spese dei singoli ministeri, a partire (per 65 milioni) dallo stesso Mef. Altri 96 milioni arrivano direttamente da riduzioni dei bilanci dei dicasteri. Il sacrificio maggiore, stando all’allegato 1, ricade ancora una volta su via XX Settembre, con 60 milioni prelevati dalla missione Fondi da ripartire. Seguono 8,1 milioni a carico del Viminale, dove le riduzioni interessano soprattutto le missioni Ordine pubblico e sicurezza (3,16 milioni), Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti (3,47 milioni) e Soccorso civile (723mila euro). Al ministero dell’Ambiente vengono sottratti 7 milioni, quasi tutti – paradossalmente – sulla missione Energia e diversificazione delle fonti energetiche (6,6 milioni), mentre altri 7 milioni arrivano dal ministero delle Infrastrutture, in gran parte imputati alla missione Diritto alla mobilità e sviluppo dei sistemi di trasporto (5,7 milioni).
Tra gli altri dicasteri, gli Esteri contribuiscono con 5 milioni: 3,1 dalla missione L’Italia in Europa e nel mondo e il resto da quella dedicata al commercio internazionale e all’internazionalizzazione (1,9 milioni). Alla Cultura vengono imputati 3,5 milioni, quasi tutti destinati a Tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali, mentre l’Istruzione perde 3 milioni. Più contenute le riduzioni per Giustizia e Salute: 1 milione ciascuna. Lo stesso decreto prevede che il ministro dell’Economia possa successivamente rimodulare le riduzioni tra programmi diversi all’interno dello stato di previsione di ciascun ministero, purché restino invariati gli effetti sui saldi di finanza pubblica.
In mattinata, come detto, la commissione di allerta rapida è stata convocata per fare il punto e “approfondire il regime speciale di controllo” che consente al Garante di segnalare alla Guardia di Finanza gli impianti con potenziali anomalie di prezzo per “prevenire eventuali fenomeni speculativi“. Al tavolo, oltre ai rappresentanti dei ministeri competenti, anche Fiamme Gialle, Antitrust, Banca d’Italia, Arera, Istat, Agenzia delle Entrate, Dogane, Regioni, insieme ad associazioni dei consumatori e organizzazioni della filiera petrolifera e dei trasporti. “Ogni istituzione ha riferito all’altra quello che sapeva, ma che era già noto a tutti”, il commento del presidente dell’Unc Massimiliano Dona. “Ad esempio: bastava leggere il comunicato dell’Istat del 31 luglio per sapere i dati dell’inflazione. Se a questo si aggiunge che la conclusione tratta dalla Commissione è pure sballata, ci si rende conto di quanto quella riunione sia stata non solo inutile, ma dannosa”. Il riferimento è alla nota che rivendica come i dati provvisori Istat di luglio “evidenziano un rallentamento dell’inflazione (NIC al +2,8%) e una decelerazione dei beni energetici non regolamentati”. Spiega Dona: “Per vedere se i prezzi si stanno abbassando realmente conta il dato congiunturale e non quello tendenziale e purtroppo si è passati da una variazione nulla di giugno a un rialzo dello 0,2% di luglio. Se a questo si aggiunge che i dati dei carburanti sono sballati perché la rilevazione dell’Istat si fermano al 21 del mese, ma i prezzi sono decollati fino al 27 luglio, fino a quando il 28 è entrato in vigore il taglio delle accise, ecco che la frittata è fatta”.