Silvio Berlusconi non ci sta. Le critiche che sono cadute come grandine sul suo tentativo di paragonare la sua storia giudiziaria con quella Enzo Tortora, giornalista e conduttore, assolto dopo una lunga e dolorissima odissea e simbolo di un errore giudiziario clamoroso, vengono respinte al mittente: ”Le figlie di Tortora, la compagna, Marco Pannella, hanno perso una buona occasione per stare zitti e non fare brutta figura. Non mi sono paragonato a Tortora ho solo ricordato, con commozione e con rispetto, un suo pensiero che può essere il pensiero di tutti coloro che stanno per essere sottoposti al giudizio di un giudice” fa sapere il leader del Pdl, per cui oggi, dopo la manifestazione di sabato a Brescia e dopo lo show televisivo sul processo Ruby, attende la richiesta di pena che il procuratore aggiunto Ilda Boccassini invocherà.

La risposta all’ex premier di Gaia Tortora arriva su Twitter: ”Caro Presidente, mi ero rivolta alei con rispetto. E non replicherò oltre”. Sabato, invece, dopo il clamore suscitato dalla frase del Cavaliere, la giornalista aveva scritto sul social network: ”Ero preparata. Caro Silvio, mio padre era un’altra storia. Un’altra persona. Ognuno risponde alla sua coscienza. No strumentalizzazioni”. Durante l’edizione del TgLa7 da lei condotto aveva aggiunto: “Si tratta di un’altra storia e di un’altra persona – ha ribadito -. Lo dico con il massimo rispetto, ma è quel rispetto che da tanto tempo andiamo cercando. Anche perché questo paese ha bisogno di un altro clima e non è il clima che abbiamo visto oggi a Brescia”.

Anche la compagna di Tortora,  Francesca Scopelliti, aveva criticato la scelta del leader del Pdl: “Berlusconi ha avuto tanti anni di governo per realizzare, anche nel nome di Tortora, quelle riforme necessarie alla giustizia italiana. Non l’ha fatto. E le sue parole oggi hanno il sapore della propaganda, della ricerca di una legittimazione. So bene che dire ‘io come Tortora’ è come dire ‘azzurro come il cielo’: è un valore assoluto. Ma poi ognuno deve rispondere alla propria storia, alla propria vita. E Tortora è tutta un’altra storia. Silvio Berlusconi ha avuto circa 20 anni per ricordare Enzo Tortora, per fare tesoro dell’esempio di un uomo che ha saputo trasformare una vergognosa vicenda giudiziaria in una nobile battaglia per tutti, che ha voluto dimettersi da parlamentare per tornare ai suoi giudici, di un uomo che ha saputo mettere a disposizione di tanti la sua voce, il suo impegno, la sua battaglia per la giustizia giusta. Un anno prima di morire, con tenacia e caparbietà, insieme a Marco Pannella e ai Radicali, Enzo Tortora ha portato al successo il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati: referendum vinto con una stragrande maggioranza ma poi tradito –  aveva concluso Scopelliti – da una legge inadeguata quanto inapplicata”.

Diverso il tono, ma identici gli argomenti utilizzati da Marco Pannella, impegnato negli anni bui del carcere per Tortora a invocare vera giustizia per il conduttore accusato da presunti pentiti di camorra:  “Vorrei parlare con Silvio Berlusconi, credo nel dialogare, però non ne ho la possibilità. Vorrei dirgli: Silvio, ma ti pare che tu puoi andare a sparare una cazzata che mamma Rosa non ti avrebbe perdonato? Come fai a dire ‘io sono come Tortora’? Tu scherzi? Se ti muovi così non sei come Tortora, ma come uno dei suoi denigratori, sei un po’ un Melluso tutt’al più che Tortora. Forse questo sarebbe eccessivo, come è eccessivo dire di essere come Tortora” che  “si dimise da deputato europeo avvisando con me la Guardia di finanza che stava arrivando a Milano. Siccome il Parlamento Europeo non dava l’autorizzazione per quella vergogna, si dimise. Ti rendi conto Silvio? Che cosa avete in comune?”.