“Non posso più tirarmi indietro. Sono in un frullatore ma…”, neppure finisce di dirlo e squilla il telefono. Tutti vogliono Stefano Rodotà, dopo la fallita candidatura al Quirinale, a 80 anni il giurista sta vivendo una seconda giovinezza. Tutta di corsa, tra un intervento al liceo Tasso, richieste dalle università di tutta Italia, trasmissioni televisive, una conferenza a Berlino sui beni comuni la prossima settimana, il “cantiere” di Sel sabato, l’incontro ieri con i parlamentari grillini, senza streaming, che poi rivelano: “Ci ha detto che se fosse stato in Napolitano ci avrebbe dovuto darci l’incarico”. E lui corre ancora: “Sì, sono in un frullatore”. Squilla di nuovo il telefono , è la nipote. Il suo volto si fa dolce, stacca e riprende la conversazione: “Che fare? Bisogna ricostruire la sinistra”.

Cosa direbbe in un caminetto del Pd?
È una storia che non mi appartiene più.

Si fanno i nomi di possibili nuovi segretari: Anna Finocchiaro, Speranza. Cosa ne pensa?
Se mi telefonassero terrei aperta la discussione.

In attesa del segretario, De Benedetti ha dato l’investitura a  Renzi: l’unico nome spendibile.
Al netto della sua destrezza comunicativa io guardo ai contenuti. Quelli di Renzi non sono i miei, non c’entrano nulla con la cultura di sinistra. Lasciamo perdere il giubbotto di Fonzie da Maria De Filippi (ride Rodotà), lui può davvero essere un buon interlocutore. Si deve parlare anche con la destra. Altra cosa è Berlusconi, che mette a rischio l’ordine costituzionale.

Letta ha portato il governo in ritiro in abbazia, mentre il Pd riunisce il caminetto.
Non so che consiglieri d’immagine hanno, un disastro. “Fare spogliatoio”: ma come parlano?!

Professore, non è capo dello Stato, ma è ormai un punto di riferimento per la sinistra.
Ho una maggiore legittimazione a proseguire il lavoro svolto in tutti questi anni, sento un carico di responsabilità spropositato. Durante il voto parlamentare per il Quirinale ero tranquillo, adesso ho una certa tensione: non ho la bacchetta magica, ma non posso tirarmi indietro.

Sabato parteciperà al “cantiere” di Sel. Si farà un nuovo partito?
Le cose fatte di fretta, come Rivoluzione civile di Ingroia, non funzionano. Bisogna ricostruire un’agenda della sinistra.

Primo obiettivo?
Chiedere con forza al presidente Napolitano di rivolgere un appello alle forze politiche per fare subito la riforma della legge elettorale.

Dei grillini lei ha detto che hanno voglia di imparare a fare politica.
Non è sindrome da professore. Si sono messi al lavoro con grande impegno. Ogni tanto incorrono in qualche scivolone, ma è normale, sono figli di molte realtà. Non firmo cambiali in bianco neppure con loro, ma sbaglia chi vede un pericolo in Grillo e di conseguenza attacca il web. E lo dico con tutto ciò che da Grillo mi distingue. L’assenza del vincolo di mandato parlamentare è un valore di democrazia, ad esempio: ho votato in dissenso dal Pci contro il concordato Craxi, so cosa significa.

Quindi, adesso, che fare?
La Controconvenzione per la difesa della Costituzione e la rete costituente dei beni comuni.

L’embrione del Partito della Sinistra per l’Europa: Pse. Le piace come nome?
Potrebbe essere riduttivo. Sono europeista, bisogna cambiare un’Europa che ignora la costruzione di uno Stato autoritario in Ungheria e le sue stesse carte fondamentali. Bisogna lavorare tanto. Ma potremmo rendere questo nome un promemoria per il futuro. 

Da Il Fatto Quotidiano del 9 maggio 2013