“Il reato di clandestinità andrebbe abrogato“. Le parole del neo ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge scatenano una una polemica a distanza con il Pdl, dopo quelle dei giorni scorsi sul diritto di cittadinanza per i bambini nati in Italia da genitori stranieri. A bocciare la proposta è Renato Schifani: “Non si esageri e si usi maggiore cautela anche da parte dei membri del governo. Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato ed un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l’ultimo episodio”. Il capogruppo del Pdl al Senato ha poi invitato a evitare “proclami solitari, senza che gli argomenti siano discussi e concordati in un ambito collegiale”. “Ci auguriamo – ha concluso- che si cambi rapidamente registro e ci si renda conto che il governo attuale è fatto di larghe intese e dunque di scelte comuni. Le iniziative personali ed i diktat, come quello di Fassina e compagni sul presidente Berlusconi, non inducono all’ottimismo”, ha inveito Schifani. Il capogruppo ha poi corretto il tiro, ma, ai microfoni di Skytg24 ha rivolto un appello al  presidente del consiglio “affinché inviti i suoi ministri a una maggiore sobrietà, prudenza e cautela come ha fatto con i sottosegretari”. Gli annunci del ministro Kyenge su cittadinanza e immigrazione clandestina “non rientrano nel programma” del governo ora alle prese, invece con “l’emergenza economia“, su cui ora ci si deve concentrare. Inoltre, “la creazione di eventuali maggioranze variabili su temi sensibili può portare a gravi danni, a un nocumento al governo cui noi abbiamo dato la fiducia”, ha concluso Schifani.

Meno moderato il leghista Matteo Salvini, che con un tweet boccia la proposta di abrogazione del reato di clandestinità: “La ministra dell’integrazione pensa che andrebbe abolito il reato di immigrazione clandestina. Io invece penso che andrebbe subito abolito proprio il Ministero dell’Integrazione“. 

La senatrice Pdl Anna Maria Bernini appoggia Schifani: “Le opinioni politiche di Cecile Kienge su cittadinanza e reato di immigrazione clandestina sono perfettamente legittime se espresse a titolo personale, ma  fuori luogo se pronunciate nelle vesti di ministro della Repubblica in un governo di coalizione che vive anche grazie al sostegno del Pdl, e ai suoi voti sui singoli provvedimenti”. 

In un’intervista a “In mezz’ora, poi, il neo ministro torna a battere sul punto dello ius soli e annuncia che “un ddl che sarà pronto nelle prossime settimane”. Kyenge ribadisce il suo obiettivo, ma specifica: “E’ difficile dire se riuscirò. Per far approvare la legge bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili. E’ la società che lo chiede, il Paese sta cambiando”.

Il riferimento è  alla levata di scudi del Pdl contro la proposta di legge, definita dal vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri “un errore”. Il ministro però è ottimista: “Bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari” ma “non penso a un fallimento”.

E già pensa a un possibile testimonial per la campagna. “Coinvolgere Mario Balotelli è una buona idea”, ha sottolineato il ministro. “Non lo conosco personalmente – ha detto – so che lui sta subendo atti di razzismo, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che è il nostro Paese”. L’attaccante del Milan ha dato subito l’ok: “Sono disponibile a ogni iniziativa o proposta che provenga dalle istituzioni, tesa alla lotta al razzismo e alle discriminazioni”.

Il ministro ha poi raccontato la sua storia, spiegando di essere arrivata in Italia da irregolare: “Il vescovo della mia città mi aveva trovato una borsa di studio alla Cattolica di Roma”, ma questa borsa non è mai arrivata e l’attuale ministro per l’Integrazione ha passato un anno in cui ha dovuto cercare un lavoro per poter restare in Italia.