”E’ molto difficile per la sinistra italiana venir fuori dallo stato precedente, di odio nei nostri confronti”. Silvio Berlusconi ritorna sulla questione Convenzione e al Tg4 parla dei veti sulla Presidenza della istituzione che dovrebbe affrontare la questione delle riforme. “Ho la speranza che stando al governo insieme possiamo chiudere questa guerra civile fredda per iniziare la riappacificazione”. 

 ”Noi abbiamo fatto già troppi passi indietro, dunque diremo a Berlusconi di non farlo. Si è determinato un surplus e tutto da una parte sola. Con 150 mila voti in più, centrosinistra e sinistra occupano tutte le cariche istituzionali: presidenza della Camera, Senato, presidenza del Consiglio e presidenza della Repubblica” dice Fabrizio Cicchitto, intervistato dal Messaggero e dal Mattino, è “impossibile cedere ai veti sulla presidenza della Convenzione”. “La presidenza Berlusconi rappresenta la chiusura naturale di una politica che ha caratterizzato l’Italia degli ultimi decenni” dice Cicchitto, secondo cui non il non affidarla al Cavaliere sarebbe “un errore che non va fatto”.

Ma non è detto che la Convenzione si farà. “Mi sto occupando di verificare se lo strumento preferibile, la Convenzione, rientra nella cornice costituzionale; se offende le prerogative del Parlamento; se concretamente può funzionare e come” ragiona il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello, intervistato da Stampa e Repubblica, la Convenzione è “un buono strumento per fare le riforme istituzionali”, ma “non è detto che ci sarà”. “Io sono ministro delle Riforme, non della Convenzione”, e la differenza è “notevole”, dice Quagliariello. “Se la mia bussola è il documento dei cosiddetti ‘saggi’ voluti dal Presidente Napolitano, allora le riforme necessarie toccano la Costituzione, senza dubbio, ma pure i Regolamenti parlamentari e leggi ordinarie come quella elettorale”.

La Convenzione, che “dovrà comunque garantire la centralità del Parlamento”, ha dei vantaggi. “Può permettere di stringere i tempi; di tenere l’esame delle proposte al riparo dalle tensioni politiche quotidiane; di coinvolgere espressioni autorevoli della società civile”, osserva Quagliariello. “Ciò detto, il primo interrogativo cui rispondere è, appunto, se la Convenzione può mantenere queste promesse. Se ci sono ostacoli anche giuridici alla sua nascita”. Sulla presidenza della Convenzione, “il Pd non può giudicare inadatta la nostra parte politica a esprimere il presidente quando ha già i vertici di Camera e Senato”, chiosa il ministro.

Sull’istituzione è dubbioso anche Vito Crimi, capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle: ”Perché fare la Convenzione? E’ stato eletto un Parlamento, ci sono le commissioni… Che ci stanno a fare? Il Parlamento è il luogo dove gli eletti possono fare le riforme”.

”Non possiamo accettare veti sulla presidenza della Convenzione o su altri organismi parlamentari. Il Pdl è stato fin troppo generoso. Ha votato Marini del Pd per il Quirinale mentre i suoi compagni di partito lo massacravano. Ha offerto disponibilità ad un governo guidato da un esponente del Pd. Ora non possiamo subire dinieghi frutto delle faide in corso nel Pd’’ dice Maurizio Gasparri (Pdl) vicepresidente del Senato. “Un impegno diretto di Berlusconi alla presidenza della Convenzione – aggiunge – rappresenterebbe una garanzia di impegno e di successo sulla strada delle riforme. Con la politica dei no invece tutto sarebbe molto più complicato”.