All’interno della sede della Comunità militante dei dodici raggi le telecamere non entrano. E’ stata ricavata un anno fa in un vecchio magazzino di Caidate, una frazione di Sumirago (Varese) e non le manca nulla. Il bar, l’angolo per la pratica delle arti marziali, i tavoli e persino una piccola biblioteca. E’ qui che si riuniscono i membri del Do.Ra., l’associazione vicina al movimento skinhead che sabato scorso ha organizzato il mega raduno che ha richiamato in provincia di Varese oltre quattrocento teste rasate da tutta Europa. Do.ra oggi conta 170 frequentatori occasionali e una sessantina tra soci fondatori e soci attivi. Il presidente si chiama Alessandro Limido, 33 anni, orgogliosamente nazionalsocialista e una condanna in primo grado per associazione a delinquere finalizzata alla discriminazione razziale, etnica e religiosa. Lo abbiamo incontrato alla vigilia dell’anniversario della Liberazione. “Di solito non parliamo con i giornalisti e i poliziotti per evitare strumentalizzazioni, ma sull’evento del 20 aprile sono state dette molte cose false”.

E cosa è stato detto di falso?
Prima cosa non abbiamo celebrato il compleanno di Adolf Hitler, se lo avessimo fatto non avremmo problemi ad ammetterlo. Inoltre la nostra realtà è stata accostata alla vicenda che in questi giorni vede a processo una serie di persone che hanno celebrato il compleanno del Fuhrer nel 2007. Non abbiamo niente da spartire con Graziani, Lattuada e Ordine Nuovo. Non abbiamo mai fatto politica in 20 anni, gli ideali sono un’altra cosa. Nessuno dei nostri militanti è coinvolto in quegli avvenimenti.

Detto questo, la coincidenza con la data del 20 aprile è davvero casuale?
No. Per noi la data è importante e abbiamo scelto di festeggiare il nostro anniversario in quella data proprio perché è significativa, ma dire che abbiamo festeggiato il compleanno di Hitler è come dire che Ceausescu è stato giustiziato il 25 dicembre per celebrare il Natale.

Quando è scoppiata la polemica in molti si sono chiesti come sia possibile che nessuno vi abbia impedito di agire…
Avevamo tutti i permessi necessari. Abbiamo fatto un regolare contratto con chi ci ha concesso lo spazio. Abbiamo pagato la Siae, ci siamo allacciati all’Enel, abbiamo comunicato l’evento in questura che ci ha autorizzati, così come è stata avvertita la polizia locale del comune di Malnate.

Insomma, tutto regolare.
Certo, il nostro obiettivo era fare l’evento e lo abbiamo fatto secondo le regole. Se l’Anpi lo ha segnalato e la questura non se ne è occupata per tempo, vuol dire che non è stato ritenuto pericoloso. La Digos è stata presente tutta la sera e nessuno di noi è stato segnalato per qualche reato.

Chi ha partecipato alla festa?
C’erano presenze di tutta Europa. Abbiamo una fratellanza con i ragazzi di Budapest, inoltre siamo molto legati alla comunità sarda, c’erano i ragazzi di Cagliari, c’erano persone dalla Francia e dalla Germania, ma anche da altri paesi.

Il concerto che avete organizzato, a cui hanno preso parte gruppi neo-nazi, in molte parti d’Europa non sarebbe stato tollerato…
A tanti di noi il rifiuto tocca poco, riteniamo di essere nel giusto e continuiamo sulla nostra strada. Ci siamo da 20 anni, siamo tra i primi in Italia a portare la sottocultura skinhead. Diciamo che tiriamo dritti per la nostra strada, le conseguenze le paghiamo e le scontiamo fino in fondo. Quando si solleva polverone, quando ci sono perquisizioni o altri episodi, perdiamo molti militanti, ma chi crede veramente nell’idea non si lascia certo intimorire da queste cose.

Se mi fossi presentato da privato cittadino mi avreste fatto entrare al concerto?
I concerti di solito sono chiusi, tipo feste private, per evitare strumentalizzazioni. Si entra solo per conoscenza diretta di qualche membro del movimento. Quindi credo che no, non saresti potuto entrare. C’è sempre il rischio che arrivi il teppista senza testa, il ragazzino stupido che entra col braccio teso urlando frasi senza senso.

Vale a dire?
A noi dà fastidio la mercificazione degli ideali, non siamo di quelli che vanno a Predappio o a Mezzegra con la camicia nera. Un ideale è una cosa importante e per farsene carico ci vuole consapevolezza. Bisogna saper reggere il peso del pensiero delle persone, per diventare militanti di Varese Skinhead ci sono tempi di osservazione molto lunghi.

Chi sono le nuove leve?
I ragazzi nuovi arrivano di solito dai partiti, gente che ha in mente un’idea di attivismo e che magari si è stancata degli schemi dei partiti. Poi uno dei quattro pilastri della nostra comunità militante è lo stadio, il nostro vicepresidente è uno dei responsabili del Sette Laghi, un gruppo di tifoseria del Varese.

Perché a Varese siete riusciti a creare una comunità così radicata?
Molto probabilmente la città ha una sua identità molto marcata, una sorta di anima destrorsa. Molto probabilmente qui è più facile qui che altrove avvicinarsi ad un discorso radicale. Così siamo riusciti a diventare una delle piazze più importanti, la più grande tra le piccole realtà italiane.

Voi votate?
No, non votiamo. Sia come movimento che come associazione. Credo che la politica attualmente sia nemica del nostro popolo.

In cosa credete?
Noi siamo schierati con la destra radicale, non quella di oggi, ma quella scomparsa. Molti seguono l’esempio di Hitler, altri di Mussolini, altri ancora di Franco. L’ideologia politica è quella, ma a chi dice che in occasione della festa abbiamo fatto apologia si sbaglia di grosso. Non c’erano svastiche o saluti romani, non perché non ci piacciano, ma perché in quell’occasione non c’entravano nulla.

Il 25 aprile si festeggia la Liberazione, in Italia segna la fine dell’esperienza nazi-fascista che ha scritto la pagina più drammatica della storia del secolo scorso. Come vi rapportate con quell’esperienza?
Rifiutiamo il concetto di genocidio. Secondo noi non c’è stato lo sterminio sistematico. Gli ebrei sono stati perseguitati perché nemici della Germania e dell’Italia e lo ritengo giusto.

Una posizione opinabile e smentita dalla storia.
Da che mondo è mondo, la guerra è una cosa terrificante e si muore in tutti i modi, anche i più orribili.