Occupata dai giornalisti o meno, la sede storica del Corriere della Sera in via Solferino a Milano resta centrale per il futuro della Rcs Mediagroup. Il finanziamento da 575 milioni di euro in tre linee di credito concesso alla società dal pool di banche composto da Intesa, Unicredit, Ubi, Bpm e Mediobanca  – la prima e l’ultima azionisti forti dell’editrice – sarà infatti garantito proprio da un’ipoteca di primo grado sul palazzo nelle scorse settimane al centro di una forte polemica tra la redazione del quotidiano e il management del gruppo intenzionato a venderlo.

Oltre all’immobile, le banche hanno chiesto un pegno su di un apposito conto corrente sul quale saranno accreditati i proventi derivanti da determinati atti di cessione di beni e da destinarsi a rimborso obbligatorio ai sensi del Contratto di Finanziamento dove la quota di partecipazione di Intesa Sanpaolo sarà pari a 220 milioni, equivalenti al 38,3% dell’importo complessivo, mentre la quota di partecipazione di Mediobanca sarà di 25 milioni, equivalenti al 4,3 per cento.

In particolare l’accordo prevede l’obbligo di destinare a rimborso del finanziamento una quota dei proventi netti derivanti dalla vendita o cessione o trasferimento per cassa della proprietà dei beni aziendali della Società e/o di una società del gruppo che Rcs prevede di vendere nel periodo 2013 – 2015 e inclusi in un apposito elenco allegato all’accordo. La percentuale è variabile legata alla consistenza del finanziamento al momento della cessione e cioè del 75% qualora l’importo della Linea di Credito “A” sia superiore o uguale a 100 milioni; del 66% qualora sia inferiore ad 100 milioni ma superiore a zero e del 50% qualora la Linea  “A” sia stata integralmente rimborsata. Criteri analoghi con percentuali diverse sono applicati al caso in qui Rcs proceda alla vendita di beni non inclusi nell’elenco.

L’operazione, invece, non ha alcun impatto sull’ammontare dei compensi degli amministratori di Rcs e delle società controllate dall’editrice, come si legge nel documento che precisa che l’erogazione del finanziamento è subordinata, tra il resto, all’assenza  di cambio di controllo. In pratica le banche sono pronte a chiudere i rubinetti nel caso in cui il patto di sindacato capitanato dalle stesse Intesa e Mediobanca e composto dai resti del cosiddetto salotto buono, non abbia più il controllo e la maggioranza del capitale della società che pubblica il Corriere. Anche se sono gli stessi azionisti ad essere in difficoltà davanti alla necessità di aprire il portafogli per rifinanziare il gruppo.