La pena si è aggravata. La terza sezione della Corte d’Appello di Napoli presieduta da Luigi Esposito ha inflitto tre anni di condanna per corruzione ad Alfredo Romeo, il potente e influente immobiliarista napoletano collezionista di appalti su tutto il territorio nazionale: poche settimane fa, Romeo ha vinto la gara bandita dall’Anci per diventarne partner nella società che si occuperà della riscossione dei tributi, mentre l’anno scorso vinto un consistente appalto con la Consip, la società interamente presieduta dal ministero del Tesoro che ha il compito di organizzare gli acquisti dello Stato e gestire tecnicamente e amministrativamente tutti gli immobili e gli uffici pubblici. Ma sono soltanto due tra le decine di appalti e affari che in questi anni Romeo, attraverso la ‘Romeo Gestioni’, ha coltivato con le pubbliche amministrazioni. Fino a diventare un punto di riferimento in materia di manutenzione immobiliare e riscossione.

La sentenza deriva dall’inchiesta della Procura di Napoli sull’esistenza di un presunto ‘sistema Romeo’ in grado di controllare politici di diverse amministrazioni, e in particolare quelli della vecchia giunta di Napoli guidata da Rosa Russo Iervolino (estranea alle indagini). In primo grado Romeo era stato condannato a due anni per un singolo episodio, un’assunzione concordata con l’ex provveditore delle Opere Pubbliche Mario Mautone in cambio di un parere sul tariffario della manutenzione delle strade.

La decisione dei giudici dell’Appello conferma sostanzialmente l’impianto della vecchia sentenza del Gup Enrico Campoli, ma contesta a Romeo un secondo episodio corruttivo relativo a un appalto a Casoria al quale peraltro aveva rinunciato. Per questa vicenda l’imprenditore è stato condannato in concorso con l’ex vice presidente della Provincia di Napoli Antonio Pugliese, che era stato assolto in primo grado. Viene comunque ribadita l’assoluzione per le accuse più gravi, e in particolare quella di essere stato il capo di un’associazione a delinquere in concorso con diversi assessori di Napoli, per ottenere appalti in cambio di favori, consulenze ad amici, assunzioni.

Secondo la Procura di Napoli, Romeo puntava alla delibera Global Service, un affare da 400 milioni di euro per la manutenzione della rete viaria comunale di 250 chilometri. Ma la delibera rimase lettera morta e la Cassazione, nell’affrontare i ricorsi sulle misure cautelari – Romeo fece 79 giorni di carcere, finirono in manette anche quattro assessori – ritenne insussistente il reato di turbativa d’asta in assenza di un bando di gara. Tesi che ha retto anche al vaglio dei giudici di secondo grado, che hanno confermato le assoluzioni piene per gli ex assessori napoletani Giuseppe Gambale, Felice Laudadio, Ferdinando Di Mezza, Enrico Cardillo. Furono in giunta con la Iervolino fino al 17 dicembre 2008, la notte del blitz e delle manette.

Il 10 luglio 2014 la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna di Alfredo Romeo (leggi l’articolo), che dunque è stato assolto definitivamente per questa vicenda, insieme all’ex provveditore alle Opere Pubbliche di Campania e Molise Mario Mautone e l’ex vice presidente della Provincia di Napoli Antonio Pugliese.

Aggiornato dalla redazione web