“Le intercettazioni devono essere uno strumento di ricerca della prova e non del reato. Occorre inoltre porre limiti alla loro divulgazione, perché il diritto dei cittadini a essere informati non costituisca il pretesto per la lesione di diritti fondamentali della persona”. A scriverlo è la commissione dei saggi, nella relazione consegnata oggi al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Dal Pdl giurano che non è l’ennesima norma ad personam per blindare Silvio Berlusconi.
E hanno ragione dal momento che non sarebbe l’unico esponente Pdl, a beneficiare di tale generoso provvedimento: il caso vuole che oggi stesso, in contemporanea con l’illuminante proposta dei saggi, il gup del tribunale di Roma, ha inviato al parlamento la richiesta di autorizzazione ad utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che riguardano Denis Verdini, Marcello Dell’Utri e Nicola Cosentino nell’ambito del procedimento sulla cosiddetta P3. I reati contestati sono di associazione a delinquere finalizzata “a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali”, oltre alla violazione della legge Anselmi sulle società segrete.

Sarà certamente una totale coincidenza ma c’è da domandarsi come risponderà il parlamento alla richiesta del gup dopo la relazione dei saggi (tra cui, oltre al piedillino Quagliarella spicca il piddino Violante che sulle intercettazioni ha posizioni praticamente coincidenti).

Ci auguriamo che questa accorata proposta dei “saggi” venga rinviata al mittente e che, in materia di giustizia sia data la priorità a ben altre questioni, a cominciare dal conflitto di interessi, vera metastasi della democrazia di questo Paese, dal tema delle ineleggibilità, dalla autonomia della giustizia, e dalle cosiddette querele temerarie vero e proprio strumento di intimidazione del diritto di cronaca che oltre 100mila cittadini in questi giorni hanno respinto attraverso un appello contro i “molestatori” dell’articolo21 della Costituzione.

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