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Tajani chiede la “sburocratizzazione”: scontro dentro governo e FI. Il ministro della Pa Zangrillo: “Non ne sapevo nulla”

Il titolare della Pubblica amministrazione (e azzurro) contro il coordinatore e vicepremier: "Strano che il ministro competente non sia stato coinvolto”. E Piantedosi mette like
Tajani chiede la “sburocratizzazione”: scontro dentro governo e FI. Il ministro della Pa Zangrillo: “Non ne sapevo nulla”
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Uno scontro in piena regola tra compagni di partito e di governo, con l’aggiunta di un like birichino di un terzo ministro. Forza Italia continua a ribollire mentre covano sotto le ceneri gli attriti tra la famiglia Berlusconi e il coordinatore Antonio Tajani. L’ultima fibrillazione è tra lo stesso vicepremier e il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, anche lui forzista. Il casus belli, seppur a scoppio ritardato, è un’intervista concessa al Corriere della Sera dal numero uno del partito nel giorno di Ferragosto. Tra un’invettiva sui migranti e l’altra, il ministro degli Esteri ha anche messo a terra i tempi della campagna elettorale in vista delle Politiche del prossimo anno chiarendo che “vogliamo fare molto di più” su tasse e burocrazia. Apriti cielo: Zangrillo, ora, ha risposto dalle colonne di un altro quotidiano, il Foglio, parlando di uno “sorpresa estiva” e sottolineando di aspettarsi un “maggior coinvolgimento dai vertici” di FI.

Tajani aveva annunciato che “c’è ancora una gabbia che soffoca la nostra economia e che dobbiamo far saltare: l’eccesso di burocrazia, la lentezza e farraginosità di un sistema che frena gli investimenti interni ed esteri”. Quindi aveva sottolineato: “Metteremo al centro delle nostre richieste per la Finanziaria una vera rivoluzione liberale. Già con i ministri Casellati e Zangrillo abbiamo fatto un grande lavoro eliminando 30mila vecchie norme desuete e semplificando centinaia di procedure amministrative. Il costo della burocrazia sulle imprese è 57,2 miliardi di euro. Vogliamo fare di più”. Cosa?, gli era stato chiesto: “Applicare, qui e anche in Europa, la norma del one in, two out, ovvero ogni nuova norma deve prevedere la soppressione di due – la risposta – Noi alla Farnesina abbiamo creato una unità per la semplificazione, FI proporrà una legge per farlo in tutti i ministeri, aggiungendo il silenzio-assenso della Pa su tutto quello che non sia particolarmente tutelato. Si deve superare il meccanismo per cui cittadini o imprese devono ogni volta ripresentare documenti che già sono stati prodotti, bisogna abbattere passaggi costosi in denaro e tempo”.

Un ragionamento che non è piaciuto a Zangrillo: “Se Forza Italia (cioè il suo partito, ndr) doveva lanciare una campagna per la sburocratizzazione, mi sarebbe piaciuto un incipit dove si diceva che abbiamo fatto cose molto importanti. E invece è stata una sorpresa estiva: mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento dai vertici del mio partito”, ha attaccato attraverso il Foglio. “Mi sorprende però che sia stata annunciata così”, continua rivendicando come l’iniziativa di coinvolgere i cittadini “l’ho istituita un anno fa con il portale La tua voce conta. Apprezzo la telefonata di Tajani, ma forse – osserva – sarebbe stato opportuno un investimento più organico”. Quindi la stilettata: “Mi sembra strano che il ministro competente non sia stato coinvolto”.

Da titolare della Pubblica amministrazione, Zangrillo rivendica alcuni risultati “di settore”, per esempio “la pubblicazione dell’ultimo country report dell’Ue dove si dice che tra il 2023 e il 2025 l’Italia nella percezione dei cittadini verso la Pa, tra i Paesi europei, è quella che ha avuto il percorso più virtuoso. Siamo passati da un 54 per cento di imprenditori e cittadini insoddisfatti della Pa nel 2023 a un 39 per cento nel 2025, in linea con la media europea”. Come a dire: qualcosa l’abbiamo già fatta. Ma Tajani, evidentemente, non deve essersene accorto, come già accaduto con la proposta di riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33 per cento, nonostante proprio nell’ultimo legge di Bilancio sia stata abbassata. Alla fine, un piccolo mea culpa: ”Sicuramente c’è stato un difetto di comunicazione che in parte può essere stato anche colpa mia. Io sono un manager abituato a parlare la lingua dei manager, dei risultati concreti, non della politica. Avrei potuto rivendicare meglio”.

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