Lo spunto arriva dalla battuta di Ignazio La Russa detta sottovoce in Transatlantico e riportata da Repubblica: “Per il Quirinale il Cavaliere vuole una donna che si chiama Salva di nome e Condotto di cognome”. La realtà è infatti questa. Che Berlusconi darà il via libera, per il Quirinale, solo ad un nome che non sia “ostativo” ad alcuni provvedimenti sulla giustizia. Che non si parli, insomma, di leggi sul conflitto d’interessi o di una revisione del ddl anticorruzione in senso restrittivo e di una reintroduzione del falso in bilancio, ma che sia invece favorevole ad un’operazione svuota carceri. Una strada strettissima e certamente improbabile, anche per le ovvie conseguenze – negative – sull’elettorato Pd e – positive – su quello dei 5 Stelle.

Un’amnistia, dunque, da varare entro Natale con alcuni paletti che riguarderebbero i reati coinvolti (ma il problema è farci rientrare anche la concussione contestata a B. nel processo Ruby) e l’incandidabilità degli imputati che accettassero l’applicazione di questo provvedimento nei propri riguardi. A questo punto, Berlusconi potrebbe anche incassare l’amnistia (provvedimento erga omnes e non ad personam), e uscire dalla scena politica per le prossime elezioni che potrebbero essere in contemporanea con le europee del 2014. Di andare alle urne prima di un anno, a quanto dicono, non ne vuole sentir parlare proprio nessuno. Per costruire questo incastro piuttosto delicato e che necessità del voto dei 2/3 del Parlamento, ci vuole una persona che abbia “un grande riscontro e goda di massima stima” soprattutto tra i magistrati. I quali certamente non rimarrebbero insensibili davanti all’annuncio della volontà del Quirinale di andare avanti sul solco di un provvedimento di clemenza, con conseguente – forse immediato – abbassamento della pressione su alcuni processi.

E c’è solo un nome in grado di garantire questa influenza: l’attuale ministro della Giustizia Paola Severino. Non Emma Bonino, che sarebbe certamente in prima linea sul fronte del provvedimento svuota carceri, ma risulta del tutto inadeguata su quello dell’influenza tra le toghe. Comunque, se questo gioco dovesse incepparsi oppure fallire del tutto a causa di problemi parlamentari, al momento comunque non all’orizzonte, in Paola Severino il Cavaliere vedrebbe comunque una figura di garanzia, tanto da averla indicata per rimanere al ministero di via Arenula anche nel prossimo governo.

A quanto dicono nel Pdl, il nome della Guardasigilli non uscirà ufficialmente se non mercoledì, a ridosso della prima votazione, ma si aspetterà probabilmente la quarta votazione per farlo emergere con chiarezza. Maroni, stamattina, ha proposto la Cancellieri, ma sembra che la ministra dell’Interno abbia problemi con una possibile, prossima indagine sul figlio legato in affari con i Ligresti. Gli andrebbe comunque molto bene anche la Severino. Il Pd tace, si continua a pompare Marini, ma in un’ottica di figura da paravento.