Venti milioni di metri cubi di terra che si muovono, tre case letteralmente travolte da una valanga risvegliatasi dopo secoli, forse millenni a causa delle piogge straordinarie e dello scioglimento delle nevi. San Benedetto Val di Sambro, cion una decina di sfollati, è solo il fronte più avanzato della lotta impari contro le frane che sta interessando tutto l’Appennino tosco emiliano da molte settimane. Da quando questo ultimo scorcio di inverno oltre alle nevicate ha portato uno strascico di precipitazioni continue, che non hanno lasciato alla terra il tempo di assorbire tutta l’acqua che pioveva dal cielo. Così dalla provincia di Reggio Emilia sino a quella di Rimini, passando per gli ameni colli bolognesi, per molti cittadini non c’è stato pace.

Il bollettino complessivo della regione è impietoso, come una guerra, un bombardamento. 53 persone evacuate in 11 Comuni, con gravi rischi per 42 prime case e 9 attività produttive. Circa 16 le strade interrotte, senza alternative, a cui si aggiungono 31 strade comunali e 47 provinciali parzialmente interrotte, con transito limitato, oltre a quelle statali (in particolare nelle province di Forlì-Cesena e Parma e la statale 45 a Piacenza). Complessivamente, sono quasi 850 le segnalazioni effettuate dagli enti locali e dai consorzi di bonifica: circa 500 riguardano frane, più di 350 le opere di bonifica.

La Regione Emilia Romagna ha chiesto aiuto allo Stato. Il presidente Vasco Errani mercoledì ha firmato la richiesta dello stato di emergenza in tutta l’Emilia-Romagna. Nella lettera al Governo e alla Protezione civile un “primo fabbisogno” viene quantificato in 63 milioni. Per l’immediato la Regione ha già stanziato 700 mila euro e 2,5 milioni arrivano da Comuni, Province e Bonifiche. Ma già poche ore dopo in un incontro a Roma con i parlamentari della sua Regione il governatore ha innalzato la stima dei danni: forse serviranno 100 milioni di euro.

La frana più impressionante è quella che si è sviluppata a San Benedetto Val di Sambro, nella frazione di Castel dell’Alpi ai confini con Monghidoro e Firenzuola (quest’ultima è in territorio toscano). Si parla di 20 milioni di metri cubi di terra riattivati dopo anni di stabilità. ‘‘Non si avevano notizie storiche sui movimenti di questa frana’’, spiega Mauro Generali, geologo e consulente per il Servizio geologico e sismico la Regione Emilia Romagna. ‘‘Era cartografata, ma nelle carte non era così ampia’’. La frana di Castel dell’Alpi ha un chilometro e mezzo di lunghezza, 800 metri di larghezza, un’area di 500mila metri quadrati e uno spessore di 30 metri ma che in alcuni punti pare possa arruivare sino a 50 metri. ‘‘Si è mossa a causa delle intense precipitazioni e dello scioglimento delle nevi. Inizialmente, lunedì e martedì, si è spostata di uno due metri l’ora, ora poche decine di centimetri al giorno’’ spiega ancora Generali. ‘‘In questo caso, con frane di queste dimensioni, si può fare poco, conoscerle studiarle e cercare il più possibile di non cacciarsi nei guai’’, conclude il geologo.

Sul fronte degli sgomberi è il sindaco di San Benedetto Gianluca Stefanini a fare il punto ancora provvisorio della situazione. ‘‘Nel comune sono state sgomberate 12 case per 9 persone residenti Adesso queste persone sono da amici e parenti. Per i primi mesi daremo loro un contributo per l’affitto, poi – spiega il primo cittadino – speriamo che il Governo conceda lo stato di calamità’’.

Peraltro San Benedetto Val di Sambro è lo stesso comune alle prese con la vicenda della frazione di Ripoli, situata a diversi chilometri e su un altro versante rispetto a Castel dell’Alpi. A Ripoli, i lavori per una galleria della Variante di Valico hanno smosso diverse frane, passate da movimenti di 9 millimetri all’anno (erano considerate quiescenti), a movimenti fino a 5 centimetro al mese. Una di queste frane, la più grande, quella di Santa Maria Maddalena, che comprende gran parte del paesino di Ripoli, sta facendo camminare verso valle anche un pilone del viadotto della attuale Autostrada del sole.