“Martedì occuperemo la Camera perché vogliamo che si formino le Commissioni permanenti, staremo lì fino a mezzanotte. Questa storia che senza il governo non si possano formare non sta in piedi”. La deputata 5 stelle Giulia Sarti porta avanti l’idea del movimento di cominciare a far lavorare il Parlamento anche senza un esecutivo in carica. Appoggiati dai parlamentari di Sinistra ecologia e libertà, i grillini sono pronti a un atto dimostrativo. In assemblea i grillini hanno votato sia la possibilità di restare in aula che quello di un sit-in di protesta davanti a Montecitorio, con il coinvolgimento della cittadinanza. L’annuncio è previsto per domani, con una conferenza stampa dei capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi

Dipenderà naturalmente dalle decisioni della capigruppo a Montecitorio di domattina. La presidente della Camera, Laura Boldrini, sarebbe d’accordo ad avviare il processo di formazione degli organismi parlamentari mentre al Senato, Pietro Grasso ha ribadito più volte il suo no: bisogna aspettare il governo. I due presidenti negano di essere in contrapposizione, ma per ora le Camere restano a riposo.

Chi è convinto che si possa procedere è l’ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick: “In questo momento è prioritario non paralizzare il lavoro. Sia nei regolamenti sia nella Costituzione non c’è nulla che in merito alle Commissioni faccia riferimento a un problema di maggioranza e minoranza” sostiene l’ex Guardasigilli. “Il regolamento di Montecitorio dice che i gruppi designano i loro rappresentanti nelle Commissioni subito dopo essersi insediati. Al Senato entro 5 giorni. E quando i gruppi si insediano non c’è ancora un nuovo governo in carica”.

E una breccia si è aperta anche nel Pd: un appello di una trentina di deputati provenienti da tutte le correnti del partito chiede di partire subito con gli organismi parlamentari. “Ad oltre un mese dalle elezioni – scrivono -abbiamo ancora in carica il governo proveniente dalla precedente legislatura e il Parlamento, di fatto, non ha ancora cominciato la sua operatività. Pur consapevoli che la prassi vuole che le commissioni siano formate in seguito alla definizione della maggioranza e delle opposizioni parlamentari, riteniamo che il Parlamento e in particolare il nostro gruppo parlamentare non debba rimanere inerte anche con strumenti che forzino le consuetudini”.

Secondo Pippo Civati, che dell’appello è uno dei promotori, “le Commissioni possono essere uno strumento in più per aprire una dialettica su un futuro governo, per esempio sulle proposte comuni che abbiamo sui 5 stelle. Se invece diventasse una spartizione nelle segrete stanze sarebbe un grande errore”. Sembra viaggiare sulla stessa linea d’onda della capogruppo grillina Roberta Lombardi: “I partiti bloccano il Paese mentre si spartiscono le poltrone. Il parlamento invece può iniziare a lavorare”. Civati crede ancora nell’ipotesi di un’alleanza Pd-M5S e domenica prossima sarà a Parma con il capogruppo in Consiglio comunale per l’assemblea pubblica “Incontri ravvicinati della Terza Repubblica”.

Non è d’accordo con la tesi del deputato democratico il costituzionalista- ed ex senatore Pd – Stefano Ceccanti, secondo il quale “è previsto che le Commissioni nascano solo dopo la formazione dell’esecutivo, per rispettare il rapporto fiduciario tra governo e Parlamento in modo da bilanciare la rappresentatività”.

Tra i molti appelli a partire, e in fretta, c’è quello di Paolo Flores d’Arcais e Barbara Spinelli, che ogni giorno, fino all’elezione del Presidente della Repubblica, invieranno una lettera rivolta a senatori e deputati di Pd-Sel e grillini per favorire il “dialogo” tra i due schieramenti. “Le Commissioni che riguardano attività produttive, economia, finanza, potrebbero operare subito per la lotta all’evasione fiscale, la discussione sul salario di cittadinanza e la rinuncia alla Tav. La Commissione Affari costituzionali potrebbe lavorare sulla sostituzione del Porcellum con una legge che utilizzi in ogni collegio quanto avviene per i sindaci”, scrivono Flores e Spinelli. La Giunta per le elezioni, infine, a loro avviso, “dovrebbe assumersi subito le sue responsabilità” e affrontare al Senato “i ricorsi già inviati dai cittadini della circoscrizione del Molise sulla ineleggibilità di Silvio Berlusconi (che per quel Collegio ha optato), decidendo immediatamente per il sì o per il no”.

Nell’insolita fronda pro-commissioni ci sono anche i leghisti: “Siamo stati il primo gruppo a dare i nomi due settimane fa – dice Davide Caparini, segretario d’aula a Montecitorio – bisogna privilegiare l’operatività e fare in modo che ci sia la possibilità di fare quello serve subito. Siamo in una fase irrituale, sono saltati vecchi meccanismi. E’ anche vero che ai nuovi problemi bisogna dare risposte con nuovi modi di agire”.

Per il Movimento 5 stelle si può fare perché esistono dei precedenti: “I casi sono quelli del 1976, del 1979 e del 1992. Nel 1976 per esempio la costituzione delle Commissioni è avvenuta mentre era pendente la riserva formulata dal presidente del Consiglio incaricato”. Ma Ceccanti insiste sulla necessità di mantenere la prassi: “C’è anche un problema di democrazia dovuto al fatto che se una maggioranza è composta, come nel nostro caso, da almeno due partiti (A e B), per garantire la massima rappresentatività e il dialogo istituzionale si è soliti affidare il ministro al partito A e il presidente della Commissione competente al partito B”.

Ma cosa potrebbe realmente succedere se le Commissioni nascessero? “Un Consiglio dei ministri come quello in carica, che non ha rappresentanza parlamentare se non con una piccola minoranza di eletti, rischia di scontrarsi direttamente con le Camere – spiega Francesco Clementi, docente di diritto costituzionale all’Università di Perugia – in gergo costituzionale è la deriva assembleare, che porta a una dittatura dell’assemblea contrapposta a quella del governo”. E se decidessero di eleggerle, il Pd come dovrebbe comportarsi? “La maggioranza deve sempre tenersi strette le Commissioni Bilancio e Affari costituzionali, sul resto può discutere”. Per quanto riguarda le leggi di bilancio invece serve un governo. Che per ora non è all’ordine del giorno.