Se tutti avessero l’autostima di Beppe Grillo, non esisterebbero i suicidi. Quando lo criticano, lui non risponde quasi mai nel merito. Dà dello “sfigato” al giornalista, parla di congiure o sostiene che “chi lo ha votato non ha capito perché lo ha fatto”. Meraviglioso: non è mica lui che (forse) dà adito a critiche. No: è il dissidente che è tonto. Immagino che, quando gli dicono che ha un raffreddore, Grillo si incavoli col medico. O addirittura col naso (“Non è muco, è nettare degli dèi!”).

Nel Movimento 5 Stelle, forza oltremodo eterogenea, è in atto un naturale (e in sé positivo) dibattito tra massimalisti e concilianti. Oggi Grillo incontrerà i parlamentari. Paradossalmente il M5S è un movimento post-ideologico che rischia di divenire un qualsiasi partito di sinistra: da una parte gli ortodossi, dall’altro i riformisti. Chissà che, come tra Sel, Rifondazione Comunista e Pdci, un giorno prossimo non esistano i M5S e parallelamente i Gb (Grillini Buoni) e il Mcs (Movimento Crimi Smentito: quest’ultimo vedrebbe tra gli iscritti Crimi e se stesso, figure costantemente agli antipodi ed eternamente litigiose).

Chi ha ragione tra integralisti e dialoganti? Vediamolo nel dettaglio.

Gli ortodossi hanno “ragione” perché:

- Stanno rispettando il programma, e questa è la freccia migliore (non definitiva, ma quasi) nel loro arco.

- Hanno dalla loro Grillo e Casaleggio, non per imposizione ma perché Non-Statuto e Tsunami Tour erano (sono) chiari.

- Sono la maggioranza di parlamentari ed elettori (più o meno un 70%)

- Tra gli elettori del M5S ci sono anche delusi da Lega e centrodestra, che mai accetterebbero un appoggio al centrosinistra

- Dire sempre no, o comunque non sporcarsi, è sempre stata una scorciatoia adolescenziale (e non solo adolescenziale) per sentirsi fighi. Più radical-shock che radical chic.

-Se il M5S dice sì a un governo condiviso con altre forze, rischia di normalizzarsi. E dunque depotenziarsi.

- Il Pd e derivati hanno sbagliato tutto, o quasi, per vent’anni. Credergli adesso è dura.

- Ogni volta che viene voglia di credere a Bersani, senti parlare Letta o Boccia. E la voglia ti passa.

- Dicono: “I dissidenti hanno ragione sul breve, ma non a medio e lungo termine”.

- Il M5S è un movimento nuovo, del tutto inedito, dichiaratamente utopico e sostanzialmente rivoluzionario. Intende cambiare tutto, “mandando tutti a casa” (fase uno) e “sostituendo ai politici i cittadini” (fase due). Se questa è l’impronta (e questa è l’impronta), non c’è margine di dialogo.

- Stare alla finestra è cinicamente redditizio da un punto di vista elettorale (ma solo se gli altri fanno l’inciucio: se non lo fanno, il M5S passa per sfascista e scende sotto il 20).
- Il centrosinistra è smaliziato e i 5 Stelle no. Imbarcarsi in una fiducia, o comunque in un appoggio esterno, potrebbe rivelarsi un’imboscata (e a quel punto, se il governo cadesse o non facesse neanche la legge elettorale, le colpe ricadrebbero di nuovo sul M5S).
I dissidenti hanno “ragione” perché:

- Per quanto coerente, il comportamento del M5S sta provocando erosione di consensi e critiche trasversali di lassismo, alimentando l’idea di un movimento che sa solo dire no.

- Grillo è furbo nello scrivere “se volevate l’appoggio al Pd non dovevate votarci”, ma sa bene di semplificare la situazione. Non si tratta di appoggiare il Pd, ma di contribuire concretamente a un governo a tema (e tempo). Magari proponendo un nome e cercando di essere propositivi. (La scusa di Crimi secondo cui “nessuno ci ha chiesto di fare nomi” è commovente. Davvero non c’erano capigruppo più gradevoli di Simpatia Lombardi e Ora-Mi-Smentisco Crimi? E via ragazzi, su).

-  Pensano: “Forse avremo torto sul lungo termine, ma se continueremo a dire ‘no’ non esisterà alcun lungo termine per il Movimento 5 Stelle”.

-  La coerenza è del tutto improduttiva (anzi dannosa) se non tiene conto di due aspetti fondamentali: realtà storica e congiuntura politica. Tradotto: crisi economica e Senato privo di maggioranza. Senza un minimo di pragmatica, la politica è manicheismo. Masturbazione duropurista. Onanismo 2.0, nello specifico.

-   I concilianti, o dissidenti, hanno pensato che prima si dovesse assistere al fallimento di Bersani (fase uno) per poi sfoderare lo Zagrebelsky di turno (fase due). Si sono fermati a metà, e ora – giustamente – sono nervosi.

-   Grillo ha ragione quando dice che “il programma è questo”. Ma il programma, per esempio, è anche il conflitto di interessi. Sappiamo tutti che buona parte del Pd non l’ha mai voluto (vedi Violante, “saggio” solo nel mondo parallelo di Napolitano). Ma – lo chiedo direttamente a Grillo, nella speranza che prima o poi parli anche con qualche giornalista italiano oltre che con il proprio ego a forma di monitor – è più importante fare il conflitto di interessi da soli o farlo e basta? Se quel governo “dei sogni” avesse risolto il conflitto di interessi, e magari cambiato pure legge elettorale, a Grillo e Casaleggio avrebbe fatto piacere o gli sarebbe spiaciuto dover dividere i meriti?

- Il “modello Sicilia” sta funzionando bene, ma il Parlamento italiano è appena diverso e senza fiducia (o appoggio esterno) non ci sono modelli né governi. Che leggi vuoi approvare se nessuno la propone? E se le leggi le proporrà un Governo-Inciucio, cosa ci sarà mai da condividere per il M5S?

- A giorni si eleggerà il Presidente della Repubblica. Mettiamo che, dalla quarta votazione, ci siano in ballo Rodotà e Marini (“D’Alema” non ce la faccio a scriverlo: ah ecco, l’ho scritto. E già non mi sento bene). Mettiamo anche che, dalle consultazioni online, il nome scelto dal M5S sia diverso (per dire: Imposimato). Grillo vorrebbe –un po’ autisticamente – che anche dalla quarta votazione il M5S appoggiasse Imposimato, pur se senza chance, rischiando di far vincere Marini e non Rodotà. Di nuovo: questa è coerenza o grullaggine? Formalmente la prima, contenutisticamente la seconda. Non vorrei sorbirmi per 7 anni un Marini (o peggio un D’Alema) per colpa del purismo di Grillo. Lo aspetterei sotto casa a Marina di Bibbona. E senza passamontagna.

-  I dissidenti non sognano di unirsi vita natural durante al Pd, che resta il Pd (ovvero una semi-sciagura travestita da ultima spiaggia). Sanno semplicemente che questo treno non ripasserà più. Che le mani, ora, bisogna sporcarsele. Che la “tattica Belgio” non è applicabile, non adesso, non in Italia. E che, denotando senso dello Stato e concretezza, tra sei mesi – o quando sarà – affrontare le elezioni sarebbe per il M5S più facile.

-  Grillo grida: “Io queste cose le dicevo anche prima”. Certo. E ti hanno votato anche per quello. Ma nessuno poteva prevedere lo stallo attuale. E si gioca con le carte che si hanno in mano, non con quelle sognate. E’ meglio desiderare un 10 o avere un 6.5? E’ più bello salire sul ring e dare qualche cazzotto, o prenderne a quintali sorridendo alla telecamera, magari mentre si sussurra “Non credete alle apparenze, il più forte sono io”?

- Grillo urla: “Non vogliamo più il meno peggio”. Ovvio. E’ una delle forze del M5S. Basta coi politburi piddini. Ma far fuori politicamente Berlusconi, e ridimensionare Renzi (che alle prossime elezioni, così continuando, farà un mazzo così al M5S)) non è “meno peggio”. E’ un capolavoro o quasi. E Grillo, che non è per nulla scemo (ma testardo sì), lo sa bene. L’alternativa concreta è riconsegnare il paese a Berlusconi, o Renzi: cioè l’alternativa coincide.

Il M5S è a un bivio: rimanere ostinatamente fedeli alle proprie utopie o scendere a patti col più prosaico dei presenti? Auguri.