Amazon, Apple, Facebook, Twitter, Morgan Staney, Goldman Sachs, Starbucks sono in prima fila perché l’America cambi: si stanno battendo per convincere la Corte suprema a dichiarare incostituzionale il Defense of marriage act (Doma), la legge firmata nel 1996 da Bill Clinton che non riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso ed esclude le coppie gay da oltre 1.000 tra leggi e programmi federali. Filantropia? No, questione di business: “Trattare in due maniere diverse i dipendenti etero ed omosessuali costa troppo a livello amministrativo – spiegano i dirigenti – e se i secondi vedono riconosciuti i loro diritti sono più contenti e lavorano meglio”. Inoltre la legalizzazione delle nozze gay in tutti i 50 Stati avrebbe una ricaduta positiva sull’economia, generando un giro d’affari di quasi 10 miliardi di dollari l’anno. E, secondo il governo – scrive l’agenzia Bloomberg – ne trarrebbero giovamento anche le finanze pubbliche.

Il cammino davanti alla Supreme court del diritto degli omosessuali a sposarsi è iniziato il 26 marzo e non si concluderà prima di giugno. Intanto si fa ogni giorno più aspra la battaglia tra progressisti e conservatori. Le multinazionali hanno scelto da tempo da che parte stare. Alla fine di febbraio in 278 hanno firmato un documento inviato alla Corte per dichiararsi a favore dell’incostituzionalità. “Il Doma costringe le aziende a dividere i dipendenti in due categorie – si legge nel brief firmato dalle maggiori corporation, insieme alle amministrazioni di varie grandi città come Los Angeles e Seattle – Dobbiamo amministrare piani di assistenza e assicurazione sanitaria, pensionamenti, congedi familiari. Dobbiamo trattare ogni dipendente in maniera diversa a seconda che sia sposato o meno e dobbiamo farlo in Stati, contee e città diverse (…) con un considerevole aggravio in termini di adempienze burocratiche e di costi”.

Tra le varie discriminazioni, il Doma impedisce alle coppie gay di presentare congiuntamente la dichiarazione dei redditi e di accedere alle stesse detrazioni delle coppie etero.”E’ una questione di diritti civili, ma anche di business – ha spiegato alla Cbs Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs – si tratta di obblighi che dobbiamo rispettare sia per le famiglie etero che per quelle omosessuali. In caso contrario, queste ultime finiscono per essere infelici e l’azienda non è in grado di attrarre e assumere gente di talento”. “Le compagnie che creano un ambiente in cui i loro dipendenti si sentono liberi di essere se stessi – ha spiegato John Taft, ceo Rbc Wealth management – hanno impiegati più motivati, il che si traduce in una maggiore soddisfazione da parte del cliente”. Le corporate puntano anche sui ritorni di immagine positivi, in un’America sempre più convinta di cambiare: secondo un sondaggio condotto dal Pew research center a metà marzo, il 49% degli americani è a favore del “same sex marriage”, mentre il 44% è contrario (10 anni fa i secondi erano il 58% contro il 33% dei primi).

A convincere le multinazionali sono state le ricadute previste sull’economia reale. Nel solo 2011, anno in cui sono state autorizzate, a New York le nozze gay hanno generato un indotto di 259 milioni di dollari: secondo l’amministrazione Bloomberg, sono state più di 200 mila gli ospiti arrivati nella Mela per assistere alle celebrazioni, più di 235 mila le notti prenotate in albergo ad una media di 275 dollari a notte. Secondo dati Forbes del 2009, il business dei matrimoni genererà un indotto di circa 9,5 miliardi di dollari: 3,4 miliardi verranno investiti in regali (spesa media: 8.475 dollari per coppia); 1,6 miliardi finiranno nelle casse di alberghi e ristoranti; 694 i milioni destinati ai viaggi di nozze; quindi 554 milioni per gli album di foto e i video, altri 502 per i gioielli.

La fine del Doma gioverebbe anche alle finanze pubbliche. Uno studio del governo scovato dall’agenzia Bloomberg, firmato nel 2004 dal Congressional budget office, l’agenzia federale che supporta il Congresso in materia di economia, spiega che il riconoscimento dei diritti civili contribuirebbe innanzitutto ad aumentare le entrate fiscali di circa 400 milioni l’anno e “comporterebbe per il budget benefici per quasi un miliardo l’anno“. I risparmi arriverebbero soprattutto dal welfare: 100 milioni dal programma Supplemental security income, 300 i milioni risparmiati dal Medicaid e 50 quelli che resterebbero nelle casse del Medicare nel 2014. Il matrimonio, spiega Bloomberg – “rende le persone più solide contro gli shock finanziari e meno probabile che possano avere bisogno dell’assistenza sociale”.