“Sinceramente io non penso che il sesso sia un diritto. Credo che la libertà di scelta sia un diritto”. 

Così in un post dell’anno ormai trascorso un altro blogger de ilfattoquotidiano.it, Max Ulivieri, si pronunciava trattando un tema estremamente delicato: l’assistenza sessuale ai disabili.

In un’Italia tutta da rifare e comunque pronta a rimettere in gioco elementi di una cultura ricca di nuovi spunti creativi e funzionali, ma soprattutto volta a promuovere il rispetto dell’ “altro” diverso da sé, la libertà di scelta in generale e ancor più se associata alla sessualità deve essere una condizione indiscutibile e valida per tutti, disabili e non disabili.

Nell’ultimo anno, in qualità di clinico e formatore, mi sono spinto a comprendere meglio non solo lo stato dell’arte della disciplina sessuo-erotico-relazionale delle persone con disabilità, ma soprattutto a promuovere un “possibile” cambiamento, proponendo ed attivando progetti di educazione sessuale agli adulti coinvolti a vari livelli con le persone diversamente abili. Mi sono accorto di quanta ignoranza sia ancora presente tra le persone e quanto sia necessario promuovere attivamente uno sdoganamento dei tabù ancora troppo pesanti sulle nostre spalle.

A tale riguardo, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma e con l’aiuto e il supporto di alcune associazioni e cooperative del centro sud ho attivato alcuni percorsi formativi per educatori socio-sanitari, volontari, psicologi, medici e genitori degli stessi disabili volti a promuovere quella cultura del rispetto dell’altro e della salute sessuale e affettiva. Non nego la difficoltà incontrata nelle persone coinvolte nella formazione ad accettare anche solo da un punto di vista informativo la tematica in questione, ma ho riscontrato una grande curiosità e soprattutto il forte desiderio di apprendere dall’esperienza, migliorando il proprio punto di vista e quindi imparando a vedere il tema della sessualità a 360°.

Ecco allora l’importanza del non aver paura di vivere e sperimentare la sessualità, imparando e crescendo costantemente dal confronto con gli altri che, fortunatamente, possono avere un punto di vista diverso, e sempre costruttivo. Ecco allora la necessità anche in Italia, come è già accaduto in altri paesi civili e non troppo distanti (Danimarca, Svizzera, Olanda, Germania) di supportare e promuovere progetti come quello dell’assistenza sessuale.

Ma cosa s’intende per assistente sessuale?

L’assistente sessuale è un operatore del sesso, sì ho detto del sesso! e non sto parlando né di escort, né di prostituzione.

L’assistente sessuale, rappresentato recentemente anche nel film “The sessions”, è un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che, come descrive Marcell Nuss (2008) nel libro Handicaps et sexualités, è sano nel corpo e nello spirito e ha deciso volontariamente di aiutare le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica. In piena libertà e consenso, alcuni operatori possono proporre anche delle relazioni sessuali, giungendo fino all’esperienza della penetrazione oppure fermandosi ai rapporti come fellatio e cunnilingus.

Pur riconoscendo le difficoltà che il nostro paese vive in materia legislativa sui temi dell’educazione sessuale in generale, e ancor più su quelli del mestiere più antico del mondo, l’assistenza sessuale può tardare a decollare, oppure rischiare di non venire mai presa seriamente in considerazione. Non dimentichiamo però, che la sessualità, a prescindere dalle caratteristiche psico-fisiche degli individui, non può essere negata, ovvero nascosta e identificata come un peso solo da scrollarsi di dosso.

Il sesso non può essere escluso dall’esperienza di vita. Non esiste un sesso degli “angeli”!

Il sesso è l’esperienza relazionale, che completa la dimensione umana dell’affetto e dell’amore.