Ok della Troika al prelievo forzoso. Il governo di Cipro insieme a Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale ha concordato un prelievo del 20 per cento sui depositi bancari di oltre 100mila euro custoditi nella Banca di Cipro e del 4 per cento su quelli per lo stesso ammontare in altre banche. I fondi pensionistici di enti statali e parastatali, secondo quanto riferito dalla Tv statale Riknon, non saranno nazionalizzati per essere incorporati in un programmato fondo di solidarietà nazionale previsto dal cosiddetto “piano B” del governo di Cipro per il salvataggio dell’isola dalla bancarotta.

Sono quindi stati fatti alcuni progressi, ma il lavoro per trovare un accordo sul piano di salvataggi di Cipro proseguirà nelle prossime ore. “E’ essenziale che venga raggiunto un accordo domani dall’Eurogruppo”, ha commentato il commissario Ue Olli Rehn, spiegando che “sfortunatamente” ora restano solo soluzioni “pesanti”. Gli eventi degli ultimi giorni, ha aggiunto, “hanno portato a una situazione in cui non ci sono più soluzioni ottimali disponibili. Sulla stessa linea è il presidente cipriota Nicos Anastasiades, che ha detto di sperare che un accordo completo con le autorità monetarie europee per il salvataggio di Cipro si concluda al più presto. “Stiamo qui e lavoriamo con energia per salvare l’economia”, ha scritto su twitter.

Ad annunciare che “progressi significativi” si erano registrati nei colloqui con la Troika era stato questa mattina il ministro delle finanze di Cipro Michalis Sarris, che ha incontrato questa mattina i rappresentanti della Troika drante i colloqui che hanno portato a “progressi significativi”, come ha detto lo stesso Sarris, spiegando che “ci sono ancora una o due questioni aperte e speriamo di non avere sorprese”. Sempre in mattinata si erano susseguite rapidamente voci e smentite circa la partenza del presidente Anastasiades il quale, accompagnato dai leader dei partiti politici, aveva in programma di recarsi a Bruxelles per colloqui con le autorità monetarie Ue. Alla fine, però, con la prospettiva di un’altra frenetica giornata di colloqui governo-Troika-Banca Centrale, la partenza è stata rinviata a domani per partecipare all’eurogruppo convocato in serata.

Ieri sera l’assemblea aveva approvato tre dei nove disegni di legge approntati dal governo nell’ambito del ‘piano B’ per il salvataggio dell’economia. Tra questi sono diventati legge i progetti riguardanti: la creazione di un fondo di solidarietà in cui raccogliere ‘asset’ statali, fondi pensionistici (oggi esclusi) e gli ingenti beni immobiliari messi a disposizione dalla Chiesa greco-ortodossa. Ma anche i poteri del governo di imporre restrizioni sui movimenti dei capitali depositati nelle banche prima della loro riapertura attesa martedì e la possibilità di suddividere in ‘good-bank’ e ‘bad-bank‘ un istituto a rischio di fallimento. Nel corso della prossima riunione, il Parlamento dovrà esaminare e approvare altri sei progetti di legge tra cui proprio il prelievo forzoso del 20 per cento sui maxi-depositi concordato oggi fra il governo e la Troika.

Nel frattempo la tensione sull’isola resta alta. Diverse centinaia di impiegati di banca, soprattutto dipendenti della Laiki Bank (Banca Popolare, il secondo istituto di credito cipriota), sono scesi in piazza anche oggi a Nicosia per protestare contro la temuta ristrutturazione del sistema bancario che mette a rischio i loro posti di lavoro. Prosegue intanto la fila agli sportelli bancari, dove gli abitanti dell’isola cercano di estrarre più denaro possibile dai conti correnti nel timore che i propri risparmi siano fagocitati nel temuto “buco nero” del fallimento dei due maggiori istituti di credito ciprioti, la Banca di Cipro e la Banca Popolare. Anche se le banche consentono ora di prelevare da ogni conto soltanto un massimo di 260 euro al giorno contro i 500 iniziali.

Del resto molti negozi accettano quasi esclusivamente denaro contante. Hanno cominciato i piccoli esercizi commerciali e i ristoranti a rifiutare le carte di credito perché hanno bisogno di denaro liquido per pagare i fornitori che, a loro volta, accettano solo contante. Lo stesso vale per i distributori di benzina tra i quali sono pochi quelli che accettano ancora pagamenti con la carta di credito. Nel diffuso timore che  martedì prossimo le banche non riaprano i battenti, da stamattina gli abitanti dell’isola hanno affollato i supermercati della capitale e delle principali città del Paese facendo soprattutto scorta di latte, pane, uova, frutta e verdure fresche ma anche scatolame.