Gianluca Baldassarri, l’ex responsabile dell’area finanza di Banca Mps, deve tornare in carcere. La scarcerazione disposta dal gip di Siena Ugo Bellini era frutto di un errore procedurale. Lo stesso gip ne ha disposto ora il ritorno in carcere, questa volta nel penitenziario di San Vittore a Milano, dopo che una richiesta in tal senso era stata avanzata nuovamente sabato dai pm senesi. Il gip ha confermato l’arresto per “pericolo di fuga e inquinamento probatorio”.  Baldassarri è accusato di associazione per delinquere, truffa e altri reati che avrebbe commesso ai tempi in cui era un alto dirigente di Rocca Salimbeni.

La vicenda aveva assunto contorni intricati nelle ultime ore. Mentre Bellini firmava l’istanza di scarcerazione per scadenza dei termini dell’interrogatorio davanti al gip, i pm titolari dell’inchiesta su Banca Monte dei Paschi, Giuseppe Grosso, Aldo Natalini e Antonino Nastasi, presentavano una nuova richiesta di custodia cautelare in carcere per l’ex responsabile dell’area finanza del Monte. Alle 14 Baldassarri usciva dal carcere fiorentino di Sollicciano, ma poco dopo doveva presentarsi nuovamente al palazzo di giustizia della città del Palio per essere interrogato dal giudice.

Baldassarri è l’unico indagato dell’inchiesta su Mps arrestato in questi mesi: fu fermato a Milano il 14 febbraio scorso perché, secondo gli inquirenti, stava cercando di fuggire all’estero. L’8 marzo fu proprio il gip Bellini a confermare la decisione del suo collega di Milano che il 16 febbraio aveva detto sì alla richiesta di custodia in carcere. Quello stesso giorno Baldassarri venne trasferito da San Vittore al carcere fiorentino di Sollicciano. Come e perché siano stati fatti scadere i termini dell’interrogatorio non è chiaro. Forse il giudice aveva considerato sufficiente l’interrogatorio del suo collega milanese, essendo quella dell’8 marzo un’ordinanza di conferma dell’arresto. Di sicuro c’è che giovedì l’avvocato difensore Filippo Dinacci ha presentato la richiesta di scarcerazione proprio per scadenza dei termini dell’interrogatorio. Una decisione, questa, che non è piaciuta ai magistrati inquirenti, per i quali Baldassarri oltre a essere stato protagonista dell’operazione Alexandria, conclusa da Mps con Banca Nomura, sarebbe stato anche a capo della cosiddetta ‘banda del cinque per cento’.

Insieme ad alcuni degli uomini a lui più vicini nell’area finanza del Monte, e ad alcuni broker di una società milanese, Baldassarri si sarebbe fatto pagare la percentuale del 5% per realizzare certe operazioni con Mps. I finanzieri del nucleo di polizia valutaria, in due diverse occasioni, gli hanno sequestrato quasi 24 milioni di euro. Quando venne interrogato dal gip lombardo, secondo quanto disse il suo difensore, Baldassarri si era difeso dicendo che all’interno di Rocca Salimbeni “tutti sapevano di Alexandria” e che “tutti i contratti sui derivati erano stati regolarmente depositati”. Circostanze che sarebbero state smentite da molti dei tanti testimoni sentiti in questi mesi.