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Attentato Ranucci, gli arrestati: “Non conoscevamo né lui, né Lavitola, ma solo Tavares”. Che al Tg1 dice: “Sarò un uomo libero”

A Rebibbia gli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, accusati di essere tra gli esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report. I loro legali: "Allo stato sappiamo che lui è parte offesa"
Attentato Ranucci, gli arrestati: “Non conoscevamo né lui, né Lavitola, ma solo Tavares”. Che al Tg1 dice: “Sarò un uomo libero”
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“Hanno avuto rapporti solo con Tavares. Hanno confermato che non volevano far male a nessuno e che non conoscevano Ranucci, né Lavitola“. Questo è quanto hanno raccontato nel corso del loro interrogatorio Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due degli arrestati per l’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, ascoltati oggi dai pm a Rebibbia. Lo hanno riferito i loro legali, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, specificando che “il perimetro del mandato è quello della prima ordinanza, non i colpi di pistola”. Si parla quindi della richiesta di Tavares di collocare l’ordigno sotto casa di Ranucci. Lo stesso factotum di Valter Lavitola, a sua volta indagato per l’attentato a Ranucci, è stato intervistato oggi in esclusiva dal Tg1: “Sono certo che sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c’entro niente in tante cose, sono un lavoratore”, ha dichiarato. Del conduttore di Report dice “non l’ho mai conosciuto“. E conclude: “Non è oggi non è domani ma torno a breve. Io torno, questa è una certezza”.

Oggi si sono tenuti gli interrogatori di D’Avino e Passariello, chiamati a rispondere alle domande degli inquirenti e a fornire la propria ricostruzione dei fatti. Gli interrogatori sono durati oltre 10 ore. “Allo stato sappiano che per noi Sigfrido Ranucci è parte offesa. Loro (gli esecutori materiali dell’attentato, ndr) non lo conoscono e nel corso dell’interrogatorio non sono state fatte domande su di lui”, ha specificato l’avvocato Pagliarulo, legale difensore, insieme ad Antonio Falconieri, dei quattro indagati, tre dei quali detenuti nel carcere romano di Rebibbia.

Per la difesa, l’obiettivo è anche quello di mettere in discussione l’aggravante mafiosa contestata agli indagati. I quattro sono accusati, a vario titolo, di strage (non riconosciuta dal gip che ha ordinato gli arresti, ndr), detenzione di esplosivo e danneggiamenti. Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero gli esecutori materiali dell’attentato ai danni di Ranucci, conduttore di Report, da giorni al centro di una polemica sul futuro del programma. La difesa, però, intende chiarire quale fosse il reale ruolo dei propri assistiti e soprattutto quali fossero i confini del mandato ricevuto. Il legale ha quindi escluso che gli indagati avessero rapporti diretti con le persone coinvolte nella vicenda. “I nostri assistiti non conoscevano né Ranucci, né Lavitola“, diceva Pagliarulo già prima degli interrogatori. Una versione confermata da D’Avino e Passariello davanti ai pm.

Sul fronte delle misure cautelari, Pagliarulo ha ribadito la richiesta di un approccio meno afflittivo rispetto alla detenzione in carcere. “L’istanza che presenteremo sarà per chiedere una sua attenuazione, se non una revoca, che secondo noi può essere accettata, a maggior ragione dopo l’interrogatorio di oggi. Questa è la nostra strategia nell’immediato. Per il futuro il rito abbreviato è una possibilità”. L’avvocato già prima degli interrogatori aveva chiarito: “Per noi non dovrebbero stare in carcere a prescindere, già da tempo. Poi vedremo le valutazioni che farà la magistratura.

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