Caso Report – Gli avvocati degli arrestati per l’attentato a Ranucci: “I nostri assistiti non conoscevano né lui, né Lavitola”
“Per noi non dovrebbero stare in carcere a prescindere, già da tempo. Poi vedremo le valutazioni che farà la magistratura”. È la posizione dell’avvocato Generoso Pagliarulo, difensore di tre dei quattro arrestati nell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, da giorni al centro di una polemica sul futuro del programma. Il legale ha parlato davanti al carcere romano di Rebibbia, dove sono detenuti gli indagati indicati dalla Procura di Roma come gli esecutori materiali dell’attacco.
Oggi, in particolare, sono previsti gli interrogatori di Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, richiesti dal pubblico ministero. I due saranno chiamati a rispondere alle domande degli inquirenti e a fornire la propria ricostruzione dei fatti. “Oggi i nostri assistiti risponderanno alle domande del pubblico ministero che ha richiesto i due interrogatori”, ha spiegato Pagliarulo.
Per la difesa, l’obiettivo sarà anche quello di mettere in discussione l’aggravante mafiosa contestata agli indagati. “L’obiettivo di questo interrogatorio – aggiunge l’avvocato – è anche cercare di far cadere l’aggravante mafiosa, di spiegare appunto dei dettagli che possano portare a far cadere questa aggravante. Sicuramente, daranno la loro versione dei fatti e a fronte di questo noi riteniamo che non ci sia questa aggravante, ma che già da tempo sia caduta”.
I quattro sono accusati, a vario titolo, di strage (non riconosciuta dal gip che ha ordinato gli arresti, ndr), detenzione di esplosivo e danneggiamenti. Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero gli esecutori materiali dell’attentato ai danni di Ranucci. La difesa, però, intende chiarire quale fosse il reale ruolo dei propri assistiti e soprattutto quali fossero i confini del mandato ricevuto. “Penso sarà una delle domande e a fronte di questo saranno i nostri assistiti a chiarire qual era la loro posizione. La loro versione sarà un contributo decisivo ai fini della valutazione dei magistrati”, ha detto Pagliarulo.
Il legale ha poi escluso che gli indagati avessero rapporti diretti con le persone coinvolte nella vicenda. “I nostri assistiti non conoscevano né Ranucci, né Lavitola. Aspettiamo le domande oggi e loro risponderanno. L’interrogatorio non lo abbiamo chiesto noi ma è del pubblico ministero, quindi è lui che farà le domande e noi daremo la nostra versione difensiva”. Sul fronte delle misure cautelari, Pagliarulo ha ribadito la richiesta di un approccio meno afflittivo rispetto alla detenzione in carcere. “Esistono tante altre misure – ha aggiunto -. Non vedo il pericolo di fuga. E il pericolo di reiterazione del reato, laddove vi sia, potrebbe essere anche salvaguardato con altre misure meno afflittive”.