Pd e Pdl hanno perso consensi soprattutto dove ne avevano ricevuti di più nel 2008. Mentre quella espressa nel voto grillino è una protesta generalizzata a tutto il paese e a tutte le classi di reddito, che al Sud pesca soprattutto dal bacino del Pdl e al Nord da quello del Pd. Il voto giovanile.

di  e  (Fonte: lavoce.info)

I risultati delle elezioni

Il successo elettorale di Beppe Grillo e il conseguente crollo del Pdl e del Pd sono incontrovertibili. Nessun partito che si presentava per la prima volta in una competizione nazionale aveva raggiunto di botto il 25,5 per cento dei voti (8 milioni e 688 mila). Il Pdl ha perso 6 milioni e 297 mila voti, dimezzando il proprio elettorato rispetto al 2008: crollo solo parzialmente attutito dalla (percepita) rimonta nelle ultime settimane di campagna elettorale. In termini numerici, la caduta del Pd rispetto al 2008 è minore, ma altrettanto imponente (3 milioni e 435 mila voti pari alla perdita di circa un terzo del proprio elettorato) ed esacerbata dalle aspettative di una vittoria quasi sicura prima del voto.
Ma, al di là di queste macro tendenze, quale mutata geografia elettorale ci consegna il voto di due settimane fa? Abbiamo raccolto dati sui risultati elettorali e le caratteristiche socio-economiche di 8.013 comuni italiani per mettere a fuoco ulteriori dinamiche.

La minore territorializzazione delle rappresentanze

Le passate elezioni politiche avevano segnato la nascita di partiti territoriali. Non solo il voto alla Lega, ma anche quello a Pd e Pdl avevano una crescente connotazione territoriale, essendo sempre più concentrati in parti diverse del paese. Un dato rilevante di questa tornata elettorale è la minore territorializzazione delle rappresentanze politiche. Il voto a Grillo è abbastanza uniforme su tutto il territorio nazionale. Il M5S ha ottenuto poco meno di 3 milioni di voti al Sud (33,8 per cento), circa 2 milioni e 150 mila nelle Regioni del Nord-Ovest (24,7 per cento) e circa 1 milione e 300 mila nella “zona rossa” (15,4 per cento). La Lega rimane concentrata al Nord, ma perde più di metà del suo elettorato. E le perdite più consistenti, anche in termini percentuali, avvengono soprattutto nelle roccaforti del Nord-Est (-61 per cento) e del Nord-Ovest (-64 in Piemonte e -68 in Liguria), con parziale eccezione della sola Lombardia. Inoltre, come mostrano i grafici qui sotto, sia Pd che Pdlperdono maggiormente nei comuni in cui avevano più consensi nel 2008, indice di una maggiore omogeneità territoriale del voto verso questi partiti. I grafici mostrano la correlazione tra la variazione tra il 2013 e il 2008 in punti percentuali  e il peso dei due partiti nel 2008. (1) Di conseguenza, la varianza del voto al Pd (una misura della sua dispersione tra i comuni italiani) si è ridotta del 40 per cento passando dal 2008 al 2013, e quella del voto al Pdl addirittura del 51 per cento. Diminuisce cioè la dispersione territoriale del voto a Pd e Pdl.

 
 

Una protesta rappresentativa del Paese nel suo complesso

La protesta espressa nel voto al M5S – a differenza di quella che aveva trovato rappresentanza in altri partiti politici emersi dal niente in passato – è, come si è visto, un fenomeno chiaramente nazionale. È anche un fenomeno che non ha una particolare connotazione ideologica, nel senso che il partito di Grillo prende voti  tra elettori precedentemente di centrodestra o di centrosinistra. Inoltre, a differenza di quanto si vede nel caso degli altri partiti, non esiste mai una forte correlazione tra le caratteristiche socio-economiche dei comuni e i voti per Grillo (a conferma di recenti sondaggi che mostrano la connotazione interclassista del voto al M5S).
Le indagini campionarie condotte dopo il voto tra gli elettori di alcuni grandi centri ci dicono chiaramente che Grillo ha catturato consensi sia a desta sia a sinistra. Vista la performance non lusinghiera dei sondaggi pre-elettorali, può essere però utile cercare di corroborare le conclusioni che arrivano dalle rilevazioni post-elettorali attraverso altri dati come quelli comunali. Sugli 8.013 comuni per cui abbiamo informazioni, abbiamo stimato un semplice modello, misurando le correlazioni sistematiche tra i flussi in uscita da Pd e Pdl e quelli in entrata verso nuovi partiti come Grillo e Scelta civica a livello comunale, controllando per le specificità di ogni singola Regione (assumendo quindi che le tendenze siano sostanzialmente omogenee a livello regionale). Non si tratta, ovviamente, di flussi tra partiti, ma di semplici correlazioni tra quello che è mutato nel tempo in comuni diversi. In altre parole, siamo in grado di stabilire se nei comuni in cui il Pd ha perso di più (rispetto alla media regionale nell’andamento del partito), il partito di Grillo ha preso più voti. I grafici in allegato dicono che il M5S ha pescato sia a destra sia a sinistra su tutto il territorio nazionale. In termini quantitativi, però, la “pesca” verso il centrodestra è stata più fruttuosa al Sud, e quella verso il centrosinistra è stata più fruttuosa al Centro e al Nord.
Come si vede dal grafico qui sotto, che mostra il voto a Grillo in base al reddito Irpef medio dichiarato nei diversi comuni, il M5S vince ovunque: nei comuni più poveri e in quelli più ricchi. Questo non avviene per gli altri partiti (si vedano i grafici in appendice). Ad esempio, Mario Monti sfonda solo nei comuni più ricchi. Anche il voto al Pd e al Pdl è correlato coi livelli di reddito (vedi allegato). E le correlazioni sono robuste quando si controlla per le specificità regionali.

 

Grillo, inoltre, vince sia nelle grandi città che nei centri più piccoli. Anche questo è un fattore che lo differenzia da altri partiti, come il Pd, che invece ha perso di più nelle grandi città. Infine, il voto a Grillo non è neanche associato a diversi livelli di capitale sociale, misurato col numero di organizzazioni non-profit. M5S prende voti ovunque, a differenza di Pd e Pdl, che perdono di più dove il capitale sociale è più alto.

L’emergere di un partito generazionale?

L’unica caratteristica dei comuni che sembra influire sulla distribuzione del voto a Grillo è l’età. Tenendo conto dell’andamento medio in ciascuna Regione, M5S prende più voti dove ci sono più giovani mentre Pd e Pdl perdono meno dove ci sono più vecchi. Il dato è coerente con quanto emerge comparando i voti di Camera e Senato in ciascuna Regione, ma il divario fra i due rami del Parlamento può anche riflettere un voto disgiunto che può essere stato rilevante, data la differenza nelle regole elettorali. Il grafico qui sotto per Grillo (e quelli in appendice per Pdl, Pd e Scelta civica), invece, comparano gli andamenti elettorali a livello comunale con l’indice di vecchiaia nel comune (cioè il rapporto tra la popolazione sopra i 65 anni e quella nella fascia d’età 0-14), di nuovo depurando per le specificità regionali. Laddove la popolazione è meno anziana rispetto alla media regionale, Grillo va significativamente meglio. Al contrario, Pdl e Pd riescono a frenare il loro crollo solo dove ci sono molti anziani.

Guardando avanti

Quale che sia l’evoluzione della crisi politica, è probabile che nei prossimi mesi (o anche anni) saremo in una specie di campagna elettorale permanente. Data la prevedibile chiusura anticipata della legislatura, i partiti dovranno perciò tenere conto maggiormente degli orientamenti elettorali. La nostra analisi ci dice che, se Pd e Pdl vogliono recuperare almeno parte dei consensi persi verso Grillo, dovranno spostare l’asse dei loro interventi non solo verso la riduzione dei costi della politica e dei privilegi della “casta” in senso lato, ma anche in una direzione sin qui poco esplorata come il disagio giovanile. Inoltre, a differenza che in passato, atteggiamenti di accondiscendenza verso progetti di tipo autonomistico, come il progetto leghista, potrebbero rivelarsi politicamente meno attraenti a fronte di una minore territorializzazione del quadro politico.

(1) Le stesse tendenze emergono con le variazioni percentuali.