Era da quattordici anni che un ex ministro britannico non veniva incarcerato. E ieri sera la storia si è ripetuta. Così, quattordici anni dopo la sentenza che portò in prigione Jonathan Aitken per falsa testimonianza e per aver ostacolato il corso della giustizia, un altro ex ministro, Chris Huhne, finisce dietro le sbarre per aver mentito su una vicenda di dieci anni fa. Con lui è finita ieri in carcere anche la ex moglie, Vicky Pryce. Il giudice lo ha stabilito: non ci fu “coercizione maritale”, Huhne non la obbligò ad attribuirsi una multa per eccesso di velocità con relativo decurtamento di punti della patente, ma fu un piccolo – ma nefasto – complotto di famiglia. E poco importa se quella famiglia è oggi sciolta, perché fu proprio per una ripicca fra moglie e marito che la vicenda uscì allo scoperto due anni fa.

Il 12 marzo 2003, Huhne fu beccato da una telecamera mentre correva oltre il limite consentito fra l’aeroporto di Stansted e Londra. I punti furono addebitati alla moglie, fu infatti dichiarato che era lei a guidare. Ma nel 2010 Huhne annunciò alla famiglia la volontà di separazione, dopo che un tabloid aveva rivelato la sua relazione con il suo capo delle pubbliche relazioni Carina Trimingham. Vicky Pryce, furiosa, cominciò così a parlare con alcuni giornalisti, accusando Huhne di averla forzata ad “accollarsi” la sanzione. Dalle inchieste giornalistiche nacque il processo, arrivato fino alla sentenza di ieri: otto mesi di carcere a entrambi. Una “vendetta”, quella di Pryce, che le si è quindi ritorta contro. Il giudice, comunque, lo ha già detto. È molto probabile che Huhne e Pryce passino in carcere soltanto due mesi, mentre il periodo restante verrà scontato in libertà vigilata con l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico.

Sembra finire così la carriera di un potente liberaldemocratico, passato in pochi anni da parlamentare di primo pelo a ministro delle Politiche energetiche nell’attuale governo Cameron, e di una altrettanto potente economista, che più volte ha guidato enti governativi o statali e che era in corsa anche per un posto alla House of Lords, la camera alta del parlamento britannico. Ora l’imbarazzo nel partito dei “lib-dem”, di cui fa parte il vice primo ministro Nick Clegg, è grande. Lo stesso Clegg, il mese scorso aveva “scaricato” Huhne commentando “è una triste vicenda”. Negli stessi giorni Huhne, oggi 58enne, si era dimesso dal suo posto di parlamentare. Ieri, appunto, la sentenza. Il giudice, leggendo la condanna, ha detto: “La cosa buona che è risultata da tutta questa vicenda è che ora siete stati entrambi puniti per la vostra offesa congiunta. Ogni elementro di tragedia è esclusivamente di vostra responsabilità”.

Poche ore prima della sentenza, Huhne aveva rilasciato un’intervista esclusiva all’edizione online del Guardian. “Mi sento malissimo, mi spiace tantissimo per quello che ho fatto. Voglio chiedere scusa alla mia famiglia, agli amici, ai miei elettori e ai colleghi, e soprattutto a tutti coloro che lottano per le mie stesse battaglie, come quella di salvare il pianeta per figli e nipoti”. Huhne, noto ambientalista, ha poi aggiunto: “Devo accettare tutte le mie responsabilità e non avrei dovuto chiedere a mia moglie di prendersi quella multa. Non avrei dovuto mentire in tribunale e soprattutto non avrei dovuto cercare di sfuggire dalle conseguenze delle mie azioni. Ora non vorrei andare in prigione, ma so anche che non sarò la prima e l’ultima persona ad andarci per questo motivo. Comunque una cosa è certa: chi fa le leggi, come un uomo di governo e un parlamentare, deve anche saperle rispettare”.