Minacce, insulti e una svastica disegnata al contrario. I biglietti minatori destinati a Pietro Vandini, capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Comune a Ravenna, erano appoggiati su un’auto parcheggiata, di proprietà di uno dei consiglieri eletti nella cittadina della Riviera. Alcune frasi scritte con un pennarello rosso su fogli bianchi, frasi pesanti: “M5S merda”, “siete servi di Grillo”, e persino “Vandini infame per te ci son le lame”. “A trovarli sono stati alcuni militanti del Movimento, ieri sera, al termine della riunione settimanale – racconta il capogruppo a Cinque Stelle, contattato telefonicamente da ilfattoquotidiano.it – una brutta sorpresa, ma sono tranquillo, ho già sporto denuncia”.

Sebbene sui biglietti fosse disegnata una svastica, per il consigliere eletto a Palazzo Merlato la minaccia non arriva da un partito appartenente all’estrema destra. “Il Movimento non dialoga con chi non rispetta la Costituzione – spiega il consigliere, che stamani ha condiviso l’accaduto su Facebook – quindi dubito che ci fosse un fine politico dietro a quelle frasi minatorie. Anche perché un militante appartenente a quell’ideologia saprebbe come si disegna una svastica”.

Anche se non nega, Vandini, che quelle frasi possano essere state scritte come una provocazione: “qualcuno potrebbe aver cavalcato l’onda del dissenso generato dalle parole di Beppe Grillo, quando disse che se un ragazzo di Casapound avesse voluto entrare a far parte del movimento non ci sarebbero stati problemi oggettivi. Per quello ci hanno accusato di essere pappa e ciccia con il partito di estrema destra, anche se noi non abbiamo mai avuto rapporti con loro, perché non abbiamo alcuna relazione con chi non rispetta un comportamento democratico”.

Il gesto, insomma, secondo il consigliere, potrebbe venire da una persona isolata. “Sarà la giustizia a individuare il responsabile. Cerco di sdrammatizzare, spero sia solo una cavolata”. Anche se, ha precisato su Facebook il candidato sindaco che nel 2011 partecipò alle elezioni comunali, “il cuor di leone che ha scritto queste frasi poteva anche dirmele in faccia”.

Immediata la solidarietà espressa al giovane consigliere dal sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, che ha precisato come “insulti e minacce” siano “estranei al confronto politico, che può avere anche toni aspri e duri, inevitabili quando ci sono idee differenti, ma deve sempre mantenersi rispettoso delle regole della democrazia e delle persone”. Anche l’assessore alle Politiche Giovanili  Valentina Morigi ha condannato il gesto, deprecando “la codardia, la viltà, la violenza, la minaccia”, che sono tratti distintivi “dell’ideologia fascista. Ideologia che deve essere condannata e abiurata da tutti i cittadini e da tutti i livelli istituzionali di questo paese”.

L’assessore, però, non ha risparmiato una frecciatina alla grillina neo nominata capogruppo alla Camera per il Movimento Cinque Stelle, Roberta Lombardi, oggetto di aspre critiche per aver detto, proprio sull’eco dell’ ‘apertura’ di Grillo a Casapound: “da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica, razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”.

“Anche alla luce di questo episodio – ha precisato la Morigi – è importante riconoscere che le parole di Roberta Lombardi, che ha sostenuto che l’ideologia fascista coincidesse con un altissimo senso dello Stato. Sono parole gravemente pesanti sotto il profilo democratico. A Pietro, un mio coetaneo impegnato in politica, voglio dire di andare avanti e tenere duro, senza paura e con coraggio”.

Vandini, però, si è detto tranquillo nonostante le lettere minatorie trovate all’uscita dalla riunione settimanale del Movimento di Ravenna. “Non sono preoccupato”, ha precisato. E sui progetti del gruppo, guidato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, riguardo al futuro del paese, in bilico sulla questione dell’ingovernabilità, ha sottolineato: “ieri a Roma l’incontro è servito proprio a confrontare le nostre idee e capire che linea seguire. Ci siamo detti d’accordo a non votare la fiducia a un qualsiasi governo guidato da Bersani, Berlusconi o Monti. Valuteremo di volta in volta cosa approvare, sulla base delle singole questioni. Sentiremo anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e sulla base delle considerazioni che verranno fatte, magari sulla possibilità di un candidato terzo, decideremo. Per chi conosce il Movimento Cinque Stelle, la contrarietà a un governo tecnico di questo tipo è semplice coerenza con quanto fatto fin’ora”.

Una delle ipotesi proposte dai militanti di Ravenna per superare l’impasse governativa è quella di abbassare la soglia del quorum in Senato, la Camera più problematica: “Abbiamo suggerito l’ipotesi che alcuni senatori M5S lascino, così che il quorum si abbassi. Vedremo però cosa si deciderà a Roma”.