E’ rivolta nel Pdl dopo la nuova accusa di corruzione contestata a Silvio Berlusconi per il presunto “acquisto” del senatore De Gregorio nel 2006. Il segretario Angelino Alfano invoca la piazza: ”Non sono ancora esauriti i commenti sui giornali dei successi elettorali e già ricomincia l’aggressione della magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi”, afferma Alfano. “Annunciamo fin da ora una grande manifestazione di piazza a difesa della sovranità del Pdl e della democrazia italiana”.

Interviene in difesa dell’ex premier anche Fabrizio Cicchitto secondo cui, con i “due avvisi di garanzia per Berlusconi, uno a Reggio Emilia e l’altro a Napoli“, è “evidente che ci troviamo di fronte ad una linea che va oltre il normale esercizio della giurisdizione”. E “a forza di queste operazioni sul filo del paradosso – ammonisce – si mettono a rischio la democrazia e lo Stato di diritto”. In particolare, prosegue, “quello poi che avviene a Reggio Emilia è del tutto stupefacente: Berlusconi viene indagato per voto di scambio per una proposta di politica economica e fiscale che può evidentemente essere contestata nel merito, ma certamente non attaccata sul piano giudiziario. Sulla base di questa logica – conclude il capogruppo Pdl alla Camera – allora, per esempio, chiunque intervenga sull’Ilva, o su un’azienda in crisi, o su incentivi fiscali a favore di un qualche settore economico sarebbe suscettibile di essere attaccato per voto di scambio”.

Sostiene l’iniziativa della manifestazione di piazza anche Maurizio Gasparri che, oltre a ritenerla “una necessità”, pronostica: “Saremo in tanti al fianco di Silvio Berlusconi per dire basta a un uso politico della giustizia, ad inchieste ad orologeria ed al protagonismo di alcune Procure”. E a fronte della delicata situazione politica avanza il sospetto “che qualcuno voglia intorbidire le acque e destabilizzare ulteriormente il quadro politico”. Quindi, conclude, “non possiamo permettere che ciò accada. La sovranità popolare e la democrazia vanno rispettate sopra ogni cosa. Scendere in piazza per ribadire il nostro sdegno è una necessità”.

In linea con Cicchitto e Gasparri anche il senatore azzurro Altero Matteoli che attacca i magistrati (“sembrano agire come un corpo estraneo allo Stato”) e assicura: “In Parlamento e nelle istituzioni ci porremo in difesa dei principi basilari su cui si fonda la democrazia e non alzeremo mai le mani in segno di resa”.  Secondo Matteoli le inchieste su Berlusconi, “l’uomo più indagato d’Italia” trovano “una eco mediatica immediata e devastante tanto da apparire come costruiti scientificamente per fini politici, per abbattere l’avversario che ha appena ricevuto un grande consenso popolare”.

Lapidario il coordinatore regionale lombardo del Popolo della Libertà Mario Mantovani secondo cui “la notizia di nuove indagini nei confronti di Silvio Berlusconi da parte di alcune procure, peraltro su vicende davvero assurde, rappresenta una vera e propria offesa all’intelligenza degli italiani”. Mantovani poi interpreta l’esito delle urne, dove “il popolo nelle elezioni di domenica e lunedì ha bocciato il giustizialismo politico – ha aggiunto – mandando a casa i vari giacobini che da quasi vent’anni urlavano nelle piazze e sui giornali. Ora evidentemente il Parlamento dovrà intervenire per evitare il ripetersi di tali storture, così da tutelare l’onorabilità della stragrande maggioranza dei giudici”. E per Deborah Bergamini, a seguito dell’esito delle urne dove Berlusconi ha ottenuto “un risultato ipensabile”, “certa magistratura torna prontamente alla carica, come per un riflesso pavloviano”.