C’è un fantasma che si aggira nelle stanze della segreteria del Pd sotto forma di report riservato solo ai più alti gradi del Nazareno. Lo ha stilato il segretario organizzativo, Nico Stumpo, un mago dei numeri, che da giorni sta raccogliendo, provincia per provincia e regione per regione, i dati dei sondaggi. Il risultato finale del Pd, anche secondo le ultime, riservate rilevazioni, non sembra aver subito evidenti flessioni. Ma sono i numeri di altri partiti a preoccupare il Nazareno. Di mezzo c’è il cosiddetto principio dei ‘vasi comunicanti’ (cala uno e cresce un altro fino all’equilibrio del sistema) che stavolta, però, non basterebbe a rendere in alcun modo stabile il Parlamento che verrà. Pare che Monti non solo non stia sfondando – e questo già circola da giorni – ma addirittura avrebbe un effetto negativo sugli esiti della futura alleanza con Pd a Palazzo Madama, visto che proprio nelle regioni in cui il centrosinistra vince la battaglia per il Senato, la Lista Monti va male, rischiando di non andare neppure a segno. E sempre per quel principio fisico è vero anche il contrario: laddove Monti è forte, il Pd non riuscirebbe a sfondare. Così anziché coagulare le forze, le due coalizioni che probabilmente dovranno sommare i propri seggi al Senato, si indeboliscono a vicenda avvantaggiando, per motivi e dinamiche differenti, Grillo e Berlusconi.

Alchimie di numeri elettorali e di sondaggi, senz’altro. Che, tuttavia, inquietano non poco il Pd. Dati alla mano, gli analisti delle due coalizioni stanno interpretando, a livello locale e con proiezioni sul nazionale, il possibile peso elettorale post-voto: la preoccupazione di Bersani è che Monti potrebbe non bastare a creare una maggioranza che garantisca un margine adeguato di stabilità politica all’Esecutivo che si formerà dopo il 25 febbraio. O, almeno, a crearne una davvero pesante e dunque capace di affrontare serenamente non solo l’elezione del prossimo capo dello Stato, ma la possibile manovra economica di correzione che ormai viene data per scontata dagli osservatori più attenti del ciclo economico del Paese.

Il quadro, in sostanza, potrebbe prevedere, nel caso in cui Monti non raggiungesse un riscontro congruo soprattutto al Senato, che Bersani verrebbe costretto a fare davvero scouting tra i grillini come ha “minacciato” qualche giorno fa con una battuta. Oppure si dovrebbe attendere ‘l’inevitabile’ (secondo alcuni) implosione del Pdl. Se Berlusconi dovesse perdere le elezioni, si dice in ambienti parlamentari, dentro il partito ci sarà una nuova diaspora di persone ‘schifate’ dalla campagna elettorale ‘pro evasione fiscale’ e truffaldina sull’Imu fatta da Berlusconi negli ultimi giorni. E’ solo che non si può pensare di reggere un governo di coalizione basandosi su ipotetiche fughe o altrettanto nebulosi passaggi tra un partito ad un altro. La diaspora, in fondo, può far comodo solo a Monti e al suo obiettivo di scalzare il Cavaliere per diventare il leader del nuovo centrodestra, ma senza dubbio non potrà mai determinare una maggioranza alternativa alla possibile alleanza Pd-centristi. Se, infatti, il problema sono i numeri esigui con cui Monti entrerebbe in Parlamento, un’alleanza tra due ‘perdenti’ non può andare da nessuna parte.

Dunque, la preoccupazione dei numeri cresce. L’apprensione del segretario Pd, oltre alla mancanza di sinergia elettorale tra Monti e il Pd evidenziata dai report del Nazareno, è dettata anche dal fatto che una situazione poco stabile sotto il profilo politico possa innescare immediatamente la reazione dei mercati finanziari, uno spettro temibile, che finirebbe con indebolire ulteriormente la posizione economica, politica e sociale del Paese. E questo già da lunedì prossimo, quando si saprà chi ha vinto e chi ha perso.