Una delle migliori invenzioni dell’anno passato è il fact checking. Inaugurato nel confronto Obama-Romney, è la pratica giornalistica di verificare in tempo reale la veridicità delle affermazioni dei politici impegnati nei dibattiti. Non ci vuole un master a Chicago per capire che, applicato dalle nostre parti, il fact checking smantellerebbe buona parte degli interventi dei politici nostrani.

Se poi lo si applicasse ai comizi, dove il candidato di turno si sente autorizzato a sparare balle in libertà, il fact checking si trasformerebbe in un bagno di sangue. Qualche volta la vittima del fact checking è anche in buona fede, ma il risultato non cambia. Ieri sera, per esempio, mi è capitato di passare in piazza Duomo durante il comizio di Beppe Grillo. Piazza gremita, circa 35mila persone, polizia che presidia il centro. Mi fermo qualche minuto. Solo cinque.

Quando arrivo, il leader del M5S sta martellando Telecom. Poi passa alle infrastrutture Internet: “Siamo al 78esimo nel mondo posto per velocità in upload e download” (applausi della folla). “Tre giorni fa, Obama ha dichiarato che porterà il wi-fi gratuito in tutta la nazione!” (applausi entusiasti della folla). Ho sentito abbastanza e posso anche andare. Non tanto perché qualcosa non vada nella percezione del tempo di Beppe Grillo, visto che la notizia era del 4 febbraio e oggi è il 19. Piuttosto perché è stata smentita su tutti i giornali già due giorni dopo la sua uscita. L’errore è stato di un giornalista del Washington Post, che ha frainteso l’uso del termine “free” in un comunicato della Commissione Federale per le Comunicazioni, riportando nero su bianco di un progetto per fornire una connessione wi-fi gratuita. In quel comunicato, però, il termine “free” non stava per “gratis”, ma per “aperto” o “disponibile”. Insomma: l’amministrazione Obama ha intenzione di liberare e mettere all’asta delle frequenze che potranno essere usate (da società private) per comunicazioni wi-fi. Insomma: niente Internet gratuita per tutti gli Usa, con buona pace di chi aveva esultato (io compreso) per 48 ire. Sul Web, smentite e correzioni si trovano subito, ma è probabile che i 10mila di piazza Duomo non lo sappiano mai.