L’ultimo atto di governo di Benedetto XVI sarà la revisione della “legge elettorale” con cui verrà scelto il prossimo Papa. Come alla fine di una laicissima legislatura, Ratzinger nelle prossime ore firmerà un documento in forma di “motu proprio“, ovvero di esclusiva iniziativa del Pontefice regnante, per precisare alcuni aspetti sul conclave che eleggerà il suo successore e, molto probabilmente, per consentire ai cardinali elettori di entrare prima nella clausura della Cappella Sistina senza attendere i 15-20 giorni previsti da Giovanni Paolo II.

“Non so se riterrà necessario fare una precisazione sulla questione del tempo dell’inizio” ha precisato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, annunciando la pubblicazione imminente del documento papale. Il Vaticano si trova a valutare una situazione del tutto inedita nella storia moderna della Chiesa di Roma, ovvero la rinuncia del pontificato del Papa e l’elezione del suo successore quando il Pontefice precedente è ancora in vita. Per questo il “motu proprio” di Benedetto XVI, chiarisce padre Lombardi, ha l’obiettivo di “precisare alcuni punti particolari della costituzione apostolica sul conclave che nel corso degli ultimi anni gli erano stati presentati”.

Giovanni Paolo II, infatti, ha regolato tutto ciò che deve avvenire durante la Sede Vacante, compresa ovviamente l’elezione del nuovo vescovo di Roma, con la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, approvata nel 1996, che attualmente è l’unica bussola del conclave. E’ stato questo documento papale a guidare i cardinali nella Sede Vacante del 2005 seguita alla morte del Papa polacco. Benedetto XVI, due anni dopo la sua elezione, vi apportò già una modifica non di poco conto. Il conclave del 2013, infatti, sarà il primo della storia della Chiesa in cui per eleggere il Papa serviranno sempre i due terzi dei suffragi. Ovvero, nel caso specifico, 78 voti, essendo, secondo i numeri sulla carta, 117 i cardinali elettori, ovvero con meno di ottant’anni al momento dell’inizio della Sede Vacante, le ore 20 del 28 febbraio 2013.

Nel caso in cui il numero degli elettori presenti nella Cappella Sistina non potesse essere diviso in tre parti uguali, per la validità dell’elezione del Papa servirà un suffragio in più. Benedetto XVI ha abolito la norma che prevedeva, a partire dal trentaquattresimo scrutinio, di poter procedere a un’elezione con la sola maggioranza assoluta dei suffragi o a un ballottaggio tra i due nomi che nello scrutinio immediatamente precedente avevano avuto il maggior numero di voti esigendo, anche in questa seconda ipotesi, che per la fumata bianca fosse necessaria soltanto la maggioranza assoluta.