Omicidio volontario. E’ questa l’accusa che ha portato all’arresto di Oscar Pistorius, il primo atleta paralimpico a partecipare ai Giochi per normodotati. All’alba di oggi lo sprinter ha ucciso la sua fidanzata Reeva Steenkamp (ex modella) con quattro colpi di pistola. Tutto è accaduto nella sua lussuosa abitazione di Pretoria. Agli inquirenti, Pistorius ha spiegato di aver scambiato la fidanzata per un ladro e la ha uccisa. Ma la polizia non gli ha creduto, anche in virtù di alcune precedenti segnalazioni di incidenti domestici avvenuti sempre nella stessa abitazione dell’atleta.

Quattro colpi contro Reeva, ferita alla testa e alla mano. La conferma dell’arresto è arrivata in mattinata dal padre di Pistorius – Henke – il quale ha detto che il figlio è stato arrestato per la morte della sua fidanzata. I paramedici hanno cercato di salvare la ragazza, 29 anni, ma per lei non c’era più niente da fare. Nell’abitazione di Pistorius è stata trovata una pistola calibro nove. I quattro proiettili hanno colpita la vittima alla testa e alla mano. L’udienza prima comparizione davanti al magistrato, precedentemente fissata per il pomeriggio di giovedì, è stata spostata a venerdì per permettere il prelievo del sangue richiesto dagli inquirenti. 

Steenkamp era considerata tra le cento donne più sexy del mondo, secondo le classifiche stilate da diversi magazine. Bionda, di una bellezza raffinata, la donna è stata protagonista di tante copertine e campagne pubblicitarie, era suo il primo volto di Avon Sud Africa ed è stata presentatrice per Fashion Tv Sudafrica. E oggi l’universo di Twitter è stato invaso da una valanga di messaggi di condoglianze sulla sua morte. “Nessun genitore dovrebbe seppellire il proprio figlio”, recita un messaggio. “Le mie più profonde condoglianze”, aggiunge un altro tweet. E poi: “Condoglianze, mi unisco alle preghiere. E’ sempre tragico”. Sul suo account Twitter, Steenkamp si definisce una ‘modella, cover girl, concorrente del Tropika Island of Treasure, laureata in legge, figlia di Dio’. Il suo ultimo tweet ieri: “Cosa tirerete fuori dalla manica per il vostro amore domani?”, accompagnandolo con gli ‘hashtag’ #getexcited (‘entusiastì), e #ValentinesDay. Una sorpresa di San Valentino finita nel sangue.

La polizia, però, ha voluto verificare sin nei minimi dettagli l’ipotesi dell’incidente domestico. Durante una conferenza stampa, infatti, chi indaga sull’episodio ha fatto sapere che nella casa in cui Pistorius ha ucciso l’ex modella c’erano state segnalazioni di “precedenti incidenti” per violenze domestiche. Non solo. La portavoce della polizia sudafricana ha anche aggiunto altri particolari: che gli inquirenti si opporranno al rilascio su cauzione dell’atleta paralimpico, che “la villa è molto sicura, sempre sotto controllo” e che sarebbe “strano che potesse entrarvi un ladro” in quanto ci sono ci sono rigidi controlli per entrare nel complesso residenziale. Al momento dell’accaduto, Pistorius e la sua fidanzata erano gli unici presenti in casa, ha confermato la portavoce. Anche per questo motivo, Pistorius sarà sottoposto ad alcuni controlli medici in ospedale, tra cui le analisi del sangue per stabilirne il livello di alcol e la verifica della presenza di segni di lotta.

Intanto gli sponsor dell’atleta si dileguano. Una tv via cavo sudafricana ha deciso di ritirare la campagna di spot pubblicitari per la ‘copertura’ degli Oscar con il volto dell’omonimo atleta. Dal sito si Pistorius, inoltre, è stato rimosso un banner della Nike.  Lo sportivo era stato arrestato nel 2009 per aver aggressione dopo aver sbattuto una porta in faccia ad una donna. In quell’occasione passò soltanto una notte in prigione poi fu rilasciato. La famiglia e gli amici definirono l’episodio un incidente e alla fine tutte le accuse caddero.

Oscar Pistorius, la scheda
E’ stato capace di trasformare l’handicap di due gambe amputate sotto il ginocchio in un vantaggio: Oscar Pistorius, come ha detto qualcuno, è stato “il primo cieco a scalare l’Everest” con la partecipazione alle Olimpiadi di Londra dei normodotati sui 400 metri, una picconata al muro delle disabilità. Venuto alla luce a Pretoria il 22 novembre 1986 senza le tibie con un intervento di amputazione quando aveva appena 11 mesi, Oscar Leonard Carl Pistorius è stato il primo doppio amputato a competere alle Olimpiadi. Con le sue avveniristiche protesi, “Blade runner” si è classificato per le semifinali dei 400 metri e ha tagliato il traguardo in 45,44 secondi, il suo quarto tempo più veloce su quella distanza. Qualche settimana più tardi, è tornato a Londra per i suoi terzi Giochi Paralimpici, dove però ha subito la sua prima sconfitta in nove anni sui 200 metri, dove ha preso solo l’argento; si è rifatto vincendo l’oro nella staffetta 4×100 e nei 400 metri.

Profondamente impresso nella mente del pubblico per le sue protesi in fibra di carbonio (le lame, coltelli ricurvi che – secondo alcuni – gli danno un vantaggio sleale sugli avversari), l’atleta sudafricano è forse lo sportivo più riconoscibile al mondo: non a caso Time Magazine l’anno scorso l’ha inserito tra le 100 persone più influenti del pianeta. Pistorius, che ha un forte legame con l’Italia (dal 2011 si allena a Gemona del Friuli e spesso trascorre le vacanze a Grosseto), incarna i valori ideali dello sportivo: energia, impegno, capacità di lottare oltre le sconfitte. Avviato allo sport dalla famiglia quando era ancora piccolissimo, ha conosciuto da subito risultati incoraggianti: uno dei suoi insegnanti, al liceo, ha raccontato di non essersi accorta delle protesi per sei mesi. Le protesi pesano il 20% in meno di una gamba in carne e ossa e quindi gli danno una maggiore velocità nella falcata (quasi quattro al secondo) sui rivali. Inizialmente escluso dai Giochi Olimpici di Pechino 2008, riuscì a far ribaltare la sentenza ma non a qualificarsi. Si è consolato l’anno dopo, ai mondiali di Daegu, in Corea del Sud, vincendo la medaglia d’argento 4x400m, primo amputato a vincere una medaglia in una competizione per normodotati (anche se ha corso solo nelle batterie). A Londra, infine, la consacrazione.