E ora Roberto Soffritti querela. Dopo le dichiarazioni dell’europarlamentare del Pdl Lara Comi nel corso della puntata di giovedì di Servizio Pubblico, il candidato di Antonio Ingroia passa alle vie legali. L’ex sindaco di Ferrara, in lista per Rivoluzione Civile, è stato etichettato come colluso con la mafia, artefice del fallimento della Coop Costruzioni (che in realtà si chiama Coopcostruttori) e imputato in processi non meglio precisati. Un’uscita che stride con la realtà dei fatti. Fin troppo. Sicuramente oltre il lecito, visto che il diretto interessato, neppure presente in trasmissione, ha già dato mandato ai suoi legali per procedere per diffamazione aggravata.

La parlamentare europea, 29enne con laurea specialistica sulla tesi ‘L’organizzazione di una società calcistica: il caso A.C. Milan’, è inciampata più volte sul curriculum del tesoriere nazionale del Pdci. A cominciare dalle imprecisioni veniali (Soffritti è candidato, terzo in lista, non solo in Calabria ma anche in Liguria e Veneto) per finire con quelle che la potrebbero portare davanti a un giudice visto che Soffritti, come in seguito chiarirà lo stesso conduttore, non è nemmeno indagato.

Che Soffritti, conosciuto a Ferrara come il “Duca rosso”, non rappresenti la personificazione del rinnovamento ci può stare. Primo cittadino di Ferrara dal 1983 al 1999, poi presidente Fer. Dai Ds passò al Pdci divenendo in breve l’uomo di fiducia di Diliberto . Con il Pdci diventa anche deputato dal 2006 al 2008. Uno degli ultimi prestigiosi incarichi ricevuti lo vede presidente di Metronapoli dal 2010 al 2011. Riprovò a entrare in parlamento con la Sinistra Arcobaleno, ma gli alleati Verdi si rifiutarono di fare campagna elettorale in suo favore. I suoi detrattori continuano a rinfacciargli la concessione edilizia per il Palazzo degli Specchi, un maxi centro direzionale rimasto dopo vent’anni ancora una cattedrale nel deserto.

All’ombra di quel palazzone, ben visibile dalla periferia di Ferrara, si affacciò Gaetano Graci, costruttore indagato per mafia. Ma nessuna inchiesta coinvolse l’allora sindaco, che in 17 anni di guida dell’amministrazione comunale ricevette un unico avviso di garanzia (nel ’98, relativamente al processo sulle “fogne fantasma”), ma la sua posizione venne archiviata in fase di indagini. Idem dicasi per il crac Coopcostruttori (non Coop Costruzioni), dove nell’aula del tribunale ci è finito sì, ma solo come testimone.

Che il “Duca rosso” insomma possa essere attaccabile dal punto di vista del rinnovamento è un conto; ma dire che il suo certificato penale è macchiato di processi o sospetti di collusione con la mafia è effettivamente tutt’altra cosa. E lo spiega il diretto interessato: “Quanto avvenuto ieri nello studio di Servizio Pubblico è una vergogna. Ho dato mandato ai miei legali per essere tutelato da chi ha usato la diffamazione come metodo di un attacco non solo personale, ma diretto ad Antonio Ingroia e a Rivoluzione Civile. È evidente, dopo accuse tanto infondate, che Lara Comi non conosceva la mia storia politica e il fatto che è inattaccabile, come già era stato determinato al momento di indicare i nominativi e le candidature di Rivoluzione Civile”.