Da piccolo, al catechismo, hanno sempre cercato di spiegarmi il mistero della trinità: tre persone uguali, però distinte. “Come un trifoglio”, azzardava qualche accolito giovane e zelante. Devo dire la verità che questo concetto non l’ho mai capito. Essere la stessa cosa, eppure diversi. Un mistero, appunto. Una questione di fede.

Ci ho ripensato ieri, durante l’intervista a Guido Crosetto alla tv del Fatto Quotidiano.it. Il suo nuovo partito, “Fratelli d’Italia“, lanciato con Ignazio La Russa e Giorgia Meloni poco più di un mese fa, è alleato del Pdl ma “alternativo a Berlusconi”, considera Denis Verdini – gran maestro delle liste elettorali targate Pdl – un “impresentabile” e attacca duramente il Cavaliere, “artefice della creazione di una classe politica vile”. La stessa classe politica che Berlusconi e Verdini ripresentano agli elettori e con cui Crosetto si allea.

L’ex responsabile economico di Forza Italia non fa una piega quando gli chiedo se non prova imbarazzo ad allearsi con Denis Verdini, indagato per il crack del Credito Cooperativo Fiorentino. Nel programma di Fratelli d’Italia i propone giustamente di vietare le “speculazioni finanziarie e le operazioni ad alto rischio con i soldi dei correntisti, dei piccoli risparmiatori, delle imprese e delle famiglie.” Verdini è accusato di appropriazione indebita (ora convertita in “bancarotta fraudolenta”) e sospettato di aver usato i soldi dei correntisti per concedere prestiti ad amici e parenti senza le necessarie credenziali. Come la mettiamo?

Sempre nel programma di Fratelli d’Italia sorprendono (se non vengono visti alla luce della fede) anche i passaggi dove si parla – tra le altre cose – di “vendita delle società reputate non strategiche partecipate dal Tesoro, dalle Regioni e dagli enti locali” (ammesso che il Pdl e la Lega siano d’accordo con la decimazione delle poltrone), “stipula immediata di un accordo con la Svizzera per tassare i capitali nascosti dagli evasori”, “riduzione della spesa pubblica, tagliando gli sprechi e le inefficienze”. Tutte proposte utilissime e condivisibili, che non indicano però una stima dei miliardi di euro che si intendono recuperare e, soprattutto, non spiegano come si possano conciliare con le vedute, spesso opposte, degli odiati alleati di Pdl e Lega.

Crosetto ha dichiarato di voler iniziare un nuovo percorso politico rischiando di non essere eletto: “è una scommessa che non finisce con le elezioni. Le elezioni sono il punto di partenza di un progetto. Comunque vadano, che noi facciamo l’1 il 2 o il 6% stiamo cercando di costruire qualcosa di nuovo”. Se non hanno nulla da perdere perché i Fratelli d’Italia non corrono da soli? Sì, è vero, in base alla legge Calderoli alla Camera avrebbero bisogno del 4% e al Senato addirittura dell’8%. In coalizione con Berlusconi bastano rispettivamente il 2% e il 3%. Nei sondaggi Crosetto & Co. sono oggi all’1,2%. Ma, alla fine, che importa? Le elezioni sono “solo un punto di partenza”.

Forse la vera risposta a questa domanda sta nel codice genetico della destra italiana, che sembra essere immune dai geni del tafazzismo e, quando serve, corre unita. Da interessi personali, ideali comuni o più semplicemente per non far vincere i post-comunisti. A sinistra invece la madre dei Tafazzi sembra essere sempre in stato interessante