Andate a votare, anche se non conta nulla. Stati Uniti ed Europa, infatti, sono travolti da politici bugiardi, ma a noi elettori non rimane che continuare a scegliere nell’urna chi non realizzerà quanto ci aveva promesso. E che per di più, una volta in carica, prenderà decisioni del tutto impopolari. Non ci sono dubbi per Kevin Baker, giornalista del mensile americano Harper’s, che a ottobre aveva dedicato la copertina a un articolo dal titolo Why vote? When your vote counts nothing, accompagnato dall’immagine di una scheda elettorale in fiamme. Nel mirino finiscono tutte le democrazie occidentali, sopraffatte dalla corruzione delle lobby, dai burocrati e dall’affannosa ricerca di fondi per le campagne elettorali. Il risultato? Non vince il programma, ma il compromesso. E gli avversari si assomigliano molto più di quanto non crediamo. 

Politici ‘infedeli’ – “Per molti anni negli Usa i cittadini sceglievano chi li ricompensava con una casa, un lavoro o del denaro. Accordi che oggi definiremo corrotti – spiega Baker a Ilfattoquotidiano.it – ma che, almeno, mantenevano fede alle promesse”. Come se il voto di scambio, paradossalmente, fosse più democratico e leale nei confronti dell’elettore. Oggi, al contrario, ai politici interessa trovare l’intesa con chi conta più di loro. “Vediamo i consiglieri di Obama strettamente legati a Wall Street“, prosegue Baker, o innumerevoli casi di revolving doors, dove politici e dirigenti pubblici finiscono per essere i consulenti delle lobby su cui hanno legiferato. Incarichi che pagano molto più della politica e “per questo i nostri rappresentanti hanno un enorme incentivo a rimanere fedeli alle lobby e non agli elettori”. E se i loro collegi saranno così arrabbiati da non eleggerli più, non c’è problema. Saranno ricompensati dai ‘poteri forti’ con mandati più remunerativi. “Ci tagliano fuori e non hanno più bisogno di noi, eccetto al momento del voto”, osserva il giornalista. Una volta eletto, “a Obama non interessava più la base, che chiedeva assistenza sanitaria per tutti, una reale regolamentazione di Wall Street e la tassazione progressiva. Siccome il presidente non intendeva fare queste cose, ci ha tagliati fuori”. Un’ulteriore prova dello scollamento dal corpo elettorale sta nella presenza sul territorio: se un tempo i politici erano in mezzo alla gente, oggi “non si fanno vedere nel loro collegio e raramente rispondono alle email” . Gli eletti sono concentrati “a raccogliere fondi per la campagna elettorale e per gli spot tv. E trovare quei soldi significa rendersi corteggiare uomini ricchi e corporation”. Un “circolo vizioso” difficile da rompere. 

Il caso italiano – In tutto questo, dove il tradimento delle promesse elettorali è la prassi, in Italia riscende in campo Berlusconi, ancora capace di guadagnare consensi. “Trovo sia spregevole e rappresenti una vera minaccia alla democrazia – precisa Baker – Ma se guardiamo quel che accade oggi in Europa, è comprensibile che le persone votino ancora per lui. Rappresenta un volto umano. Avidità e ambizione in lui sono evidenti e, dunque, rassicuranti perché sincere”, a fronte della freddezza tecnica degli “organismi sovranazionali che oggi determinano le vite dei cittadini”. E che nessuno ha scelto. Un riferimento diretto a Monti e ai “burocrati contabili” dell’attuale esecutivo. “Hanno tagliato i servizi pubblici e gli stipendi dei lavoratori, garantendo loro una pensione che non vedranno mai, e indotto le amministrazioni locali sull’orlo della bancarotta”. Quel che importa oggi, in tutto l’Occidente, “è aggrapparsi al potere, arraffare più denaro possibile”. In sostanza tentano “di riportarci al darwinismo sociale” perpetrato da “burocrati senza scrupoli, uguali alla mafia”. 

I ‘complici’:  crisi e burocrati – A cementare lo scollamento tra politici ed eletti subentra la crisi, humus in cui la “nullificazione della democrazia ci è stata venduta come l’unico mezzo per contenere il totale collasso economico”. Una medicina che siamo stati costretti a ingoiare insieme alle richieste “invadenti, irrilevanti e fantasiose” di Germania e della Troika che hanno piegato la Grecia e chiesto sforzi sovrumani ai suoi cittadini – “universalmente descritti come pigri” – senza risolverne i problemi. Al contrario, li accentuano strozzando pil e crescita. La democrazia, quindi, non è più connaturata alla struttura dei partiti. “Proprio come il capitalismo occidentale ‘si deindustrializza‘ – con fabbriche delocalizzate, stipendi e benefit tagliati, diritti e tutele dei lavoratori elimanti – così la democrazia occidentale si depoliticizza, e i partiti mettono a tacere interi collegi elettorali, disdegnando la partecipazione di chi li sosteneva”. Cosa ci rimane? “Andare al seggio e scegliere il male minore, in attesa di prendere tempo per responsabilizzare di nuovo il sistema e sottrare potere alla cleptocrazia”. Possiamo quindi affidarci ai movimenti politici che, almeno nel programma, rispecchiano i nostri valori. Ma anche in questo caso, conclude Baker, “buona fortuna”.