Prima di tutto la famiglia. Soprattutto, la sua. Quella, cioè, di Pier Ferdinando Casini. Il leader dell’Udc, divorziato e risposato, alla guida del partito che si prefigge di difendere l’identità cristiana, stavolta ha esagerato con il nepotismo. Mentre sul territorio crescono le candidature scudocrociate tramandate di padre in figlio (o nipote, o cugino, o zio) “Pier” ha messo in cima ai suoi pensieri la sua famiglia. Così, in Emilia Romagna, subito dopo il capolista alla Camera, Gian Luca Galletti, Casini ha imposto Silvia Noè, sua cognata. Ovvero moglie del fratello Federico.

Ha una lunga storia politica alle spalle, Silvia Noè: è consigliera regionale e ha un trascorso di lunga militanza, ma la sua investitura dall’alto è considerata dal gruppo Udc inopportuna. Specie dopo che Casini ha monopolizzato i posti di capolista nel Lazio, in Sicilia, Campania, Basilicata e Calabria. Il presidente Cesa l’ha presa male, al punto da minacciare le dimissioni. Questione di sostanza: più posti sono “occupati” dalla banda Casini, meno ne restano al segretario Cesa per piazzare i suoi. Casini, ovviamente, ha respinto l’assalto. “Silvia Noè – ha detto – è la più votata dell’Udc in Emilia Romagna, ha fatto il consigliere comunale e regionale, non penso che possa pagare la parentela all’inverso. Chi conosce qualcuno più votato me lo indichi”.

Ma la questione del bacino di voti vale anche per il giovane “quasi” genero? Casini non si è fatto mancare nulla. Al numero due della lista per la Camera del Friuli, ha inserito Fabrizio Anzolini, classe 1983, vicepresidente friulano dei giovani Udc. E, soprattutto, fidanzato di Maria Carolina Casini, figlia di primo letto del leader e dell’ex moglie Roberta Lubich. Familismo amorale? Neanche un po’. “Non è mio genero e non lo diventerà”, ha risposto piccato Casini: “Sono stato contestato dai giovani friulani perché l’ho messo al secondo posto in una regione dove eleggiamo un solo deputato. È un ragazzo molto intelligente e aspirava ad avere un posto che non avrà”.

Insomma, dopo le storie di clientele e guai giudiziari (ha difeso fino all’ultimo Totò Cuffaro, in carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra) adesso è la volta dei posti per la famiglia. Val la pena ricordare che, oltre ai familiari del presidente Udc, saranno anche tutelate quelle dei maggiorenti del partito. Nei collegi della Campania 2, ci saranno due rampolli di nobile lignaggio, Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco, e Giampiero Zinzi, figlio di Domenico, uomo di riferimento anche di Noi Sud.

Lascerà poi lo scranno di deputato il foggiano Angelo Cera, una vita a Montecitorio, per far posto al figlio Napoleone Cera, così come l’eurodeputato Gino Trematerra, che ha ottenuto la candidatura del figlio Michele Trematerra, oggi assessore regionale all’agricoltura in Regione Campania. Sempre in Campania lascerà dopo 11 legislature Teresio Delfino, ma al suo posto entrerà Giuseppe Delfino, segretario provinciale a Cuneo e marito della portavoce di Casini, Roberta De Marco. Di famiglia si parlerà anche nella prossima legislatura per via del quoziente familiare, legge “bandiera” dell’Udc, che prevede l’abbassamento delle tasse per le famiglie in cui la madre non lavora. Un’idea bocciata da economisti che spingono, come avviene in Europa, per aiutare la madre a trovar lavoro, riducendo il cuneo fiscale sul lavoro femminile. Ma Casini difende l’identità cristiana dove le donne fanno figli e stanno a casa. A meno che non siano di famiglia, come sua cognata. Anche nel Pd hanno incrementato le “nuove generazioni” di parenti politici. In Lombardia viene candidata Giulia Mancini, moglie del deputato Claudio, a Benevento la nuora di Floriano Panza, Anna Chiara Palmieri, a Napoli ricandidata la signora Anna Maria Carloni, moglie di Bassolino.

Nel Pdl, infine, candidate Chiara Geronzi, giornalista del Tg5 figlia di Cesare, Katia Gentile, vicesindaco di Cosenza, figlia dell’assessore regionale Pino e nipote del senatore Antonio Gentile, e Luca Morrione, presidente del consiglio comunale di Cosenza, figlio dell’ex deputato Ennio, oggi consigliere regionale.

Da Il Fatto Quotidiano del 15 gennaio 2013