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G8 di Genova, Strasburgo esamina le violenze alla Diaz e di Bolzaneto

Piazza Alimonda Genova

Se In Italia non viene fatta giustizia allora ci si rivolge a Strasburgo. Il caso delle violenze alla scuola Diaz durante il G8 di Genova finisce di nuovo alla Corte europea dei diritti dell’uomo che ha avviato un esame preliminare di ammissibilità basato sui 32 ricorsi di cittadini italiani ed europei che denunciano le violenze subite e la sostanziale impunità con cui si sta chiudendo il caso in Italia. Il fatto è che l’ordinamento italiano non prevede il reato di tortura e quindi i responsabili delle violenze sono stati tutti condannati per reati minori, poi caduti in prescrizione. Strasburgo ha chiesto a Roma chiarimenti e soprattutto di collaborare nell’inchiesta dando quattro mesi di tempo, due dei quali se ne andranno per la campagna elettorale.

“Non è stata fatta giustizia”. Questa la tesi dell’accusa fatta da 32 ragazzi e ragazze, non soltanto italiani, che hanno denunciato all’Alta Corte, tra il 2009 e il 2011, gli atti di tortura e trattamenti inumani e degradanti subiti per i quali, secondo loro, le autorità italiane non hanno comminato pene adeguate. Il fatto è che le condanne confermate in Cassazione sono state quasi tutte prescritte, sia per la Diaz che per Bolzaneto, visto che la legge italiana, nonostante i giudici genovesi nella sentenza abbiamo parlato di “trattamento inumano e degradante”, prevede solo reati minori con prescrizione di 7 anni e mezzo. “Il risultato è che tutti i responsabili sono stati condannati ma la loro pena è stata prescritta e non hanno avuto nessun tipo di sanzione”, ha affermato uno dei legali che nel 2010 ha depositato il ricorso alla Corte europea per i fatti di Bolzaneto.

Il problema principale, oltre le lungaggini dell’apparato giudiziario, è che l’ordinamento italiano non prevede il reato di tortura. Nonostante l’Italia abbia ratificato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo ancora nel 1955 nonché una più aggiornata convenzione Onu del 1984, il reato di tortura non figura tra quelli punibili. Un passo in avanti era stato fatto il 12 settembre scorso, con la commissione Giustizia del Senato che aveva approvato un disegno di legge per l’introduzione di questo reato, ma questo deve ancora arrivare alla Camera e ormai se ne parlerà, forse, con la prossima legislatura. “Dopo quasi un quarto di secolo di ritardo, auspichiamo un iter parlamentare sollecito e consapevole, che consenta entro l’attuale legislatura l’adozione di una norma per prevenire e punire la tortura in linea col dettato della relativa Convenzione delle Nazioni unite”, aveva detto Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty international Italia.

Adesso Strasburgo ha chiesto all’Italia di fare chiarezza su come sono state condotte le indagini sulla Diaz e Bolzaneto e tutti i dettagli delle sentenze. Il 5 luglio scorso la Corte di Cassazione ha condannato 25 poliziotti presenti al blitz, compresi diversi alti funzionari del Viminale poi decaduti dai loro incarichi a causa dell’interdizione dai pubblici uffici sancita dai giudici. L’Alta Corte intende verificare se l’ordinamento italiano prevede sanzioni adeguate per simili reati e quali misure disciplinari siano state adottate nei confronti dei responsabili nel corso del processo per evitare che continuino a nuocere.

Nel marzo 2011 i giudici di Strasburgo avevano assolto l’Italia dalle accuse di aver responsabilità nella morte di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso durante gli scontri del G8 a Genova. Ma questa volta potrebbe andare diversamente.

@AlessioPisano


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