Il giorno di festa non ferma il doping televisivo di Silvio Berlusconi. Che sceglie il caro vecchio Tg4 per dire, tra l’altro, che in Europa era “temuto” e non “irriso”. E per tornare alla carica con la Lega nord, di cui vorrebbe i voti in cambio di un “ticket” con un vicepremier del Carroccio. Ma la strategia dichiarata di imperversare nel piccolo schermo per rimontare il tracollo di consensi seguito alla sua esperienza di governo e agli scandali che lo hanno coinvolto comincia a risultare indigesta agli altri concorrenti. Un gruppo di parlamentari del Pd, fra i quali Roberto Zaccaria e Beppe Giulietti, chiede infatti all’Agcom di “fornire per gli ultimi dieci giorni una fotografia dettagliata e comparativa della presenza Tv dei principali leader politici, che saranno impegnati nelle prossime elezioni”.

I parlamentari denunciano all’Autorità per le telecomunicazioni “la straripante presenza televisiva e radiofonica di Silvio Berlusconi in quest’ultimo periodo”, che “è stata sottolineata da tutta la stampa”. Una “presenza abnorme ha un’influenza diretta sulla campagna elettorale: secondo alcuni analisti si ricollega infatti a essa il guadagno di circa 5 punti nei sondaggi elettorali più recenti relativi al Pdl”.

Tornando all’ospitata telefonica di Berlusconi al Tg4, secondo l’anticipazione dell’intervista che sarà trasmessa questa sera, il Cavaliere è partito dall’Europa: ”Ho letto i giornali stranieri e titolavano: torna Berlusconi e trema l’Europa. Non sapevo di essere così forte. Berlusconi non era irriso in Europa, ma temuto”. E questo perché, afferma, “ho utilizzato il veto per i provvedimenti che ritenevo contrari all’interesse del mio Paese”. Sul fronte interno, il leader del Pdl spiega di “non avere obiezioni a un vicepresidente leghista se il Carroccio ci darà un contributo elettorale…”. Anche se, dice ai microfoni del Tg4 diretto da Giovanni Toti, erede di Emilio Fede, Berlusconi si dice “convinto che la soluzione migliore sia la maggioranza assoluta del Pdl, ma se la maggioranza si raggiungesse con un solo alleato, che è la Lega, con cui abbiamo lavorato bene, questa potrebbe essere una soluzione”.

Ma la reazione della Lega parla di un altro scenario. Per l’ex ministro Calderoli l’accordo potrebbe avvenire sempre in parallelo con un eventuale patto in Lombardia (con Maroni candidato) e dovrebbe vedere candidato a Palazzo Chigi Giulio Tremonti. Il rinnovato asse con la Lega potrebbe di certo partire dall’opposizione a Monti.

Oggi lo stesso Berlusconi non ha fatto mancare l’attacco al presidente del Consiglio uscente, sul quale si sono esercitati oggi tutti i principali esponenti del Pdl fedeli a Berlusconi, da Cicchitto a Gasparri. “L’agenda Monti non è che la continuazione della politica del Governo tecnico, su ispirazione della Germania. Una cura sbagliata, che ha portato ai numeri che conosciamo, con risultati negativi”. A proposito delle liste da presentare alle elezioni, ha continuato Berlusconi, ”sarò circondato da una squadra di protagonisti del mondo del lavoro. Il 50% dei candidati arriverà proprio dall’imprenditoria, tutti con una propria rendita, così da non doversi preoccupare di fare i soldi con la politica. Il 10% dei candidati, infine, saranno i nostri giovani parlamentari che hanno lavorato bene e che si sono dimostrati capaci e appassionati”. Infine, il solito appello a non votare i “partitini”. 

Nel pomeriggio, un altro evergreen della propaganda berlusconiana: la telefonata alla festa della Comunità Incontro di Amelia (Terni) per omaggiare Pierino Gelmini, ex sacerdote attualmente sotto processo con l’accusa di violenza sessuale su 12 ex ospiti della comunità (il processo è stato sospeso a maggio per le condizioni di salute del religioso 87enne).  

Guarda caso, dagli auguri a don Gelmini il discorso è lestamente scivolato sull’attualità politica: “Un anno fa quando c’era il mio governo, l’Italia stava bene, eravamo la seconda economia d’Europa, mentre con la cura del governo tecnico tutto è andato peggio”, ha affermato Berlusconi, scagliandosi contro la “retorica” che dipingeva l’Italia del suo governo “sull’orlo del baratro”. “Fummo costretti a lasciare il governo con una congiura che la storia metterà in luce, una congiura politica e mediatica“, che agitò “il fantasma dello spread“. Quanto a un’eventuale vittoria della sinistra, l’ex presidente del consiglio ha avvertito: “Non vorremmo assistere, con l’avvento della sinistra al potere, al proliferare di matrimoni gay e all’apertura delle nostre frontiere agli emigranti irregolari, i quali poi otterrebbero il diritto di voto per votare prevalentemente per la sinistra stessa”.