”Avete bisogno di me e quindi non mi astengo quando sento il dovere di prestare il soccorso a chi ha bisogno”. Così Silvio Berlusconi risponde a Bruno Vespa che gli chiede se “è vero che si ripresenta” alle elezioni. Durante la registrazione della puntata di “Porta a porta” che andrà in onda stasera su Raiuno, l’ex premier ha respinto l’idea che gli italiani possano essere “stanchi” di lui. ”Lo dimostreranno con il voto adesso. Io ho avuto degli inviti pressanti a non lasciare che la situazione nel Paese che amo degradasse”. Anzi, ha precisato, “che precipiti nel baratro”. Se continua così, ha aggiunto, arriveremo a ”3 milioni di disoccupati, il governo dovrà aumentare le tasse e potremmo andare a finire come è accaduto in Grecia, che è quasi una guerra civile”. 

LA STRATEGIA: ALLONTANARE LE ELEZIONI PER INONDARE LA TV. Si delinea così la strategia del Cavaliere. Mentre Cicchitto annuncia che il Pdl ha bisogno “di tempo” per esaminare la legge di stabilità, scombinando di fatto la road map fissata da Napolitano per votare a febbraio, Berlusconi punta ad allontanare l’inizio della par condicio, che scatta 45 giorni prima del voto. In modo da conquistare più tempo per imperversare nelle tv Mediaset di famiglia e in Rai, nella speranza di riconquistare con le parole almeno parte dei consensi perduti nella politica reale. ”Il Pdl ha chiesto di spostare le elezioni perché tutta questa fretta è una forzatura inutile. Non capisco tutta questa fretta anche per la formazione delle liste elettorali”, ha detto Berlusconi a Porta a porta. “Io punto al 40%, avendo una montagna di argomentazioni da far valere e tirar fuori”. L’obiettivo è uno show mediatico permanente e ubiquo, già cominciato nei giorni scorsi con le apparizioni nel pomeriggio domenicale di Canale 5 e nel programma di Paolo Del Debbio (esponente del Pdl) su Retequattro

Una strategia apertamente confessata nel corso della registrazione della puntata di stasera: “Volete sapere quanto penso di recuperare nei consensi in vista delle politiche? Dipende dalla quantità di ore televisive che avrò a disposizione. Io ho un credito su questo punto”. Infatti “non sono mai stato in tv nell’anno”, mentre il “Pd ha usufruito di 124 ore a novembre. I contendenti devono tener conto della proporzione dei loro voti in parlamento. In base a questo principio io ho 123 ore ancora da recuperare in tv”. Un assaggio dello show che ci aspetta sta nel giudizio distillato sui due ex alleati Casini e Fini: “Due persone orrende, anzi, orrendissime”.

“HO INVITATO IO MONTI AL PPE”. MA MARTENS LO SBUGIARDA. Berlusconi è riuscito anche a creare un incidente diplomatico con Wilfred Martens, il presidente del Partito popolare europeo, di cui il Pdl fa parte. Il Ppe ha invitato Monti all’ultimo vertice e lo ha esortato a guidare un “rassemblement” dei moderati, ma, ha affermato Berlusconi, “sono stato io a suggerirlo ai miei colleghi del Ppe, perché loro temono che vinca la sinistra”. Peccato che, a registrazione ancora in corso, sia arrivata la repentina smentita di Martens, che ha telefonato all’agenzia Ansa: ”Nessuno mi ha chiesto di invitare Monti alla riunione del Ppe, è stata una mia iniziativa totalmente personale”. Controreplica di Berlusconi a stretto giro, sempre sotto i riflettori di Vespa: Martens ”evidentemente non vuol fare vedere di essere stato influenzato da me. E’ una scusa per gli altri colleghi. Ne ho discusso con lo spagnolo Lopez”.

“LO SPREAD? NESSUNO SAPEVA COSA FOSSE”. La strategia berlusconiana passa anche per la “riscrittura” della storia recente, e in particolare della caduta del suo governo, nel novembre 2011, incapace di far fronte agli impegni presi di fronte all’Unione europea: “C’è stato un attacco di una forza assoluta da parte dell’opposizione di tutta la grande stampa italiana e di giornali di sinistra europei”, ha spiegato. “Ho ritenuto che per il Paese sarebbe stato meglio che io mi dimettessi e mi sono messo da parte, dimostrando di non essere attaccato alle poltrone e al potere che di fatto non c’è”. E lo spread a livelli record, uno degli elementi che convinse il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a chiamare Monti a Palazzo Chigi? “Nel novembre del 2011 si sono verificate delle vicinanze di interesse per cui si è realizzato quell’imbroglio dello spread che è stato preso da tutti per uno cosa drammatico. Nessuno sapeva cosa fosse”.

“MONTI CANDIDATO. ANZI NO”. Tornando alla questione candidatura, Berlusconi ha ribadito che “se Monti sciogliesse il dubbio e dicesse di essere disposto a fare il candidato premier di tutti i moderati, io farei un passo indietro da candidato premier e sarei felicissimo. Lui avrebbe sotto di sé un Pdl che è sempre stato leale al governo tecnico e non gli ha mai votato contro”. Ma poi è riuscito a cambiare idea nel corso della stessa registrazione: “Ho offerto a Monti di essere federatore dei moderati, ma dopo quello che ha detto Casini si mette fine a questa possibilità. Non credo che a Monti convenga mettersi in un partito con Casini e Montezemolo, passerebbe da deus ex machina a piccolo protagonista della Repubblica”. Nella sarabanda di dichiarazioni e controdichiarazioni che ha accompagnato i lanci di agenzia sulla registrazione di Porta a porta, Casini aveva affermato: “Sono così persuaso che Berlusconi sia un leader populista che nulla ha a che fare con i moderati europei, che se non facessi il tifo per Monti, riterrei moralmente doveroso presentare la mia candidatura per evitare all’Italia nuove disavventure”.

“LA LEGA? O SI ALLEA CON ME O SPIEGHERO’ LA SUA INCONSISTENZA”. Il Cavaliere ha anche manifestato la certezza che l’alleanza con la Lega nord sarà rinsaldata: “Penso che la Lega sarà insieme a noi nel rassemblement dei moderati. Ne sono sicuro. Le Lega prenderà questa decisione. Il contrario sarebbe illogico e disastroso”. Se il partito di Roberto Maroni, “in cambio dell’alleanza in Lombardia”, non accettasse il nuovo abbraccio, “dovrei impiegare un po’ di tempo della mia campagna elettorale per spiegare agli italiani l’assoluta inconsistenza della Lega e la sua estraneità a qualsiasi decisione, come farò con gli elettori di Casini”.

LA PROMESSA: “VIA L’IMU, TASSE SU GIOCHI E TABACCHI”. Immancabile è arrivata la promessa in materia fiscale. Se andrà al governo, ha assicurato, abolirà “l’Imu sulla prima casa”, compensando il minore gettito con una tassa di un miliardo e 800 milioni sui giochi e di un miliardo di lire sui tabacchi lavorati. Altro evergreen della propaganda berlusconiana, la richiesta di voti per “impedire che il Paese vada nelle mani della sinistra. Sarebbe esiziale per il benessere del Paese”. Naturalmente si tratterebbe di un impegno controvoglia, dato che “in casa, da me, i manager delle mie aziende sono tutti lì a implorarmi di non ricandidarmi. Ma se non lo faccio è perché sento la responsabilità che il mio Paese non vada nelle mani della sinistra”.

CASINI RISPONDE: “UN PROBLEMA SANITARIO”. FINI: “E’ VANNA MARCHI”. Chiamato in ballo più volte durante la trasmissione, alla fine l’Udc diffonde il suo epitaffio sull’esibizione del Cavaliere, con una nota di Antonio De Poli, capo della segreteria politica del partito: “Berlusconi ci annuncia di aver cambiato ancora idea su Monti. Ormai siamo a un problema sanitario, non più politico”. E Pier Ferdinando Casini aggiunge: “Berlusconi ha preso in giro gli italiani per venti anni, e anche molti di noi. Basti pensare a come ha trattato sempre le persone leali con lui, da ultimo l’onorevole Alfano”. Non solo “è un gran bugiardo, come ha confermato il presidente Martens nella dichiarazione di qualche minuto fa, ma cambia idea ogni tre ore. Qualsiasi altro commento è inutile”. L’altro ex alleato chiamato in causa, il presidente della Camera Gianfranco Fini, affida una laconica replica a Twitter: ” “Siamo al livello di Vanna Marchi…”.