La crisi finanziaria ha distrutto 13 milioni di posti di lavoro per le donne. E’ quanto emerge dal rapporto dell’agenzia dell’Onu specializzata nel promuovere la giustizia sociale (l’International labour organization, ossia Ilo, ndr) – Tendenze globali dell’occupazione femminile 2012 – prodotto in collaborazione con Un Women. Secondo i dati emersi dall’indagine la crisi ha accentuato il divario di genere sul fronte della disoccupazione con un tasso femminile nel 2012 più alto dello 0,7 per cento rispetto a quello maschile.

Dal 2002 al 2007 infatti, a livello globale, il gap di genere nel tasso di disoccupazione era stato costante a circa 0,5 punti percentuali (5,8 % quello femminile, 5,3% quello maschile); nel 2012, invece, fra le donne il tasso di disoccupazione è salito al 6,4 per cento, mentre quello maschile è del 5,7%. E secondo il rapporto la situazione non migliorerà nei prossimi anni: non è prevista nessuna riduzione significativa prima del 2017. Inoltre nel 2012, la percentuale di donne con impieghi vulnerabili era del 50%, mentre quella degli uomini era del 48%: queste differenze sono più ampie in Nord Africa (24%) e in Medio Oriente e nell’Africa sub-sahariana (15%).

Il documento dell’Ilo quindi suggerisce l’allargamento delle misure di protezione sociale per ridurre gli elementi di vulnerabilità delle lavoratrici, oltre a investimenti in competenze e istruzione e politiche per promuovere l’accesso al lavoro. Il rapporto fa infatti un’analisi delle differenze di genere dal punto di vista di disoccupazione, occupazione, partecipazione alla forza lavoro, vulnerabilità e segregazione professionale e settoriale. Da questa analisi emerge che, globalmente, prima della crisi, le differenze di genere in termini di disoccupazione e rapporto impiego-popolazione si stavano attenuando. La recessione, però, ha invertito questa tendenza nelle regioni più colpite: nei paesi industrializzati sembra aver danneggiato maggiormente gli uomini che lavorano nei settori legati al commercio rispetto alle donne che lavorano nel settore sanitario e dell’istruzione; nei paesi in via di sviluppo, al contrario, le donne sono state colpite più duramente nell’ambito del commercio.

“Benché le donne in tutto il mondo contribuiscano all’economia e alla produttività, esse continuano ad affrontare molti ostacoli che gli impediscono di esprimere il loro pieno potenziale economico. Questo non solo inibisce le donne, ma costituisce un freno per la performance economica e la crescita – ha dichiarato Michelle Bachelet, direttore esecutivo di UN Women – Garantire pari opportunità alle donne e agli uomini non è solo la cosa giusta da fare, ma è anche una strategia economica vantaggiosa“.