Quando, nel novembre del 2011, Mario Monti prese il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, il problema dell’assegnazione delle frequenze televisive liberate dal passaggio dall’analogico al digitale terrestre sembrava avere la massima priorità nell’agenda del nuovo governo. Il precedente esecutivo, nella persona del ministro dello Sviluppo Paolo Romani, aveva infatti previsto un beauty contest che avrebbe, nei fatti, favorito Mediaset e non avrebbe portato soldi nelle casse dello Stato, mentre secondo alcune stime quelle frequenze potevano valere almeno 1 miliardo di euro.

Oggi, a distanza di più di un anno, è ormai certo che legislatura e governo Monti giungano al capolinea senza che la situazione si sia risolta. Come ricordato dal quotidiano Mf, fra gli effetti collaterali della spallata di Berlusconi a Monti c’è anche l’impossibilità di definire le modalità dell’asta, che nel frattempo ha preso il posto del beauty contest. Esponendo tra l’altro l’Italia al rischio di una procedura di infrazione europea per non aver liberalizzato il settore televisivo. Poco prima che la situazione in Parlamento precipitasse il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, aveva dichiarato: “Conto che la gara verrà fatta prima della fine della legislatura”.

Peccato che ora non ci sia più tempo. Le uniche decisioni prese dal governo Monti in merito alle frequenze televisive restano dunque quella di sospendere il beauty contest (dicembre 2011) e quindi di annullarlo (aprile 2012). Diversamente dal meccanismo dell’asta, il beauty contest non prevede la vendita al miglior offerente, ma all’offerente più idoneo. Letteralmente “concorso di bellezza”, il beauty contest è un meccanismo che viene utilizzato per dare risorse a soggetti che sono in grado di utilizzarle al meglio da un punto di vista economico-finanziario.

Nel caso delle frequenze tv, Rai e Mediaset erano i due candidati naturali alla vittoria. “Tra il 2015 e il 2016 – ha ricordato di recente Passera – una parte delle frequenze che oggi sono tv diventeranno frequenze di telecomunicazioni. Oggi siamo nel 4G, nel mobile si andrà al 5G. Il fatto di aver liberato queste frequenze e di averle a disposizione permetterà alle casse dello Stato di avere un beneficio molto forte che non ci sarebbe stato se non avessimo bloccato quello che era già stato deciso e che era in corso quando siamo arrivati”. Adesso la palla passerà al nuovo esecutivo che uscirà dalle urne con la Commissione Ue nel ruolo di convitato di pietra.