Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto legge per l’Ilva. Il decreto varato “stabilisce che la società Ilva abbia la gestione e la responsabilità della conduzione degli impianti e che sia autorizzata a proseguire la produzione e la vendita per tutto il periodo di validità dell’Aia”, cioè l’autorizzazione integrata ambientale. Qualora non venga rispettato il piano di investimenti necessari alle operazioni di risanamento, il decreto varato oggi dal governo sull’Ilva introduce un meccanismo sanzionatorio che si aggiunge al sistema di controllo già previsto dall’Aia. “I provvedimenti di sequestro e confisca dell’autorità giudiziaria non impediscono all’azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini del’autorizzazione” si legge nel decreto. Tutti aspetti già emersi con una prima bozza del provvedimento.

Tuttavia la Procura di Taranto starebbe valutando l’eventualità di chiedere al gip che sia proposta eccezione di incostituzionalità del decreto legge sull’Ilva o di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione allo stesso decreto approvato oggi dal Consiglio dei ministri.

Con il provvedimento odierno all’Aia è stato conferito lo status di legge, che obbliga l’azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento. Secondo quanto prevede il decreto “i provvedimenti di sequestro e confisca dell’autorità giudiziaria non impediscono all’azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell’autorizzazione. L’Ilva è tenuta a rispettare pienamente le prescrizioni dell’autorizzazione ambientale”.

In caso di inadempienze sanzioni del 10% del fatturato e un Garante vigilerà
In caso di inadempienze per l’Ilva “restano tutte le sanzioni già previste e in più introdotta la possibilità di una sanzione sino al 10% del fatturato annuo dello stabilimento”. “E’ una condizione di garanzia” ha detto il ministro dell’Ambiente Corrado Clini.  Il decreto prevede anche un “Garante della vigilanza sull’attuazione degli adempimenti ambientali e di tutte le altre disposizioni del decreto, che sarà nominato con un successivo provvedimento”. Clini ha spiegato che “sulla sanzione, qualora l’azienda non rispettasse le prescrizioni – e le prescrizioni sono misure puntuali sugli impianti delle aree a caldo e da novembre di quest’anno fino a 2014 cambieranno strutturalmente le produzione dell’area a caldo – nel caso in cui venisse accertato che il piano di interventi dell’impresa non venisse attuato, potranno intervenire oltre alle sanzioni amministrative ordinarie, anche sanzioni aggiuntive fino al 10% del fatturato annuo”.

Il Garante “potrà proporre le misure idonee, tra le quali anche provvedimenti di amministrazione straordinaria” in caso di criticità. Il garante nella sua indipendenza può decidere peraltro anche di suggerire al presidente del Consiglio misure che prevedano di fatto l’introduzione di meccanismi di gestione dell’impresa sostitutivi, in considerazione dell’interesse pubblico prevalente. “Il garante deve essere persona di indiscussa indipendenza, competenza ed esperienza e sarà proposto dal ministro dell’Ambiente, dal ministro dell’Attività Produttive, e della Salute e sarà nominato dal presidente della Repubblica” ha spiegato il sottosegretario Antonio Catricalà.

Sanzioni di un certo peso, sottolinea il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera: “Abbiamo introdotto interventi possibili sulla proprietà stessa che potrebbero togliere enorme valore a quella proprietà: se non fa quello che la legge prevede, vede il suo valore” scendere “fino al punto di perderne il controllo di fronte a comportamenti non coerenti”. Tra le misure che potrà proporre il garante anche provvedimenti di amministrazione straordinaria.

Clini: “L’Aia ha ruolo di legge”
L’Aia ha ruolo di legge, ha ribadito Clini. L’Aia – ha spiegato “è parte integrante del decreto legge”, per consentire all’azienda di attuare le prescrizioni previste dall’Aia. L’Ilva può disporre degli impianti, può proseguire la produzione e la commercializzazione dei prodotti per tutta la durata dell’Aia, a condizione che attui le prescrizioni. “I provvedimenti di sequestro e altri provvedimenti di carattere cautelare dell’autorità giudiziaria – ha sottolineato Clini – devono consentire in ogni caso tutte le disposizioni dell’Aia. L’azienda ha responsabilità di gestione e di conduzione impianti e restano ovviamente stabilite tutte le disposizioni in vigore in caso di inadempienze; “oltre alle sanzioni della legge – ha concluso – ci saranno sanzioni aggiuntive che fanno riferimento direttamente al fatturato”.

Monti: “Non possiamo permettere contrapposizioni tra salute e lavoro”
Non è un decreto “salva Ilva”, ma “salva ambiente, salute e lavoro” ha voluto precisare il presidente del Consiglio Mario Monti. “Vengono perseguite in maniera inderogabile le finalità espresse dai provvedimenti assunti dall’autorità giudiziaria” ha aggiunto.  “Non possiamo ammettere – prosegue – che ci siano contrapposizioni drammatiche tra salute e lavoro, tra ambiente e lavoro e non è neppure ammissibile che l’Italia possa dare di sé un’immagine in un sito produttivo così importante un’immagine di incoerenza. L’intervento del governo è stato necessario perché Taranto è un asset strategico regionale e nazionale”.  “Proprio perché – ha continuato il capo del governo – molti dei problemi dell’economia e della società”, anche nel caso dell’Ilva, “sono derivati a volte da una grande attenzione a legiferare ma ad una scarsa attenzione all’effettiva applicazione e al rispetto delle norme, nel provvedimento sono inserite tutele da questo punto di vista”, come il “Garante della vigilanza sull’attuazione degli adempimenti ambientali”. Perciò “abbiamo una creatura blindata dal punto di vista della sua effettiva applicazione”. Il capo del governo ha anche commentato, con una sola frase, l’ultima pronuncia del tribunale di Taranto che ha respinto l’ennesima istanza di dissequestro dell’Ilva: “In quel momento non esisteva il decreto legge”.

Il duro giudizio di Monti si rivolge poi anche alla gestione della vicenda Ilva fin qui. E’, ha scandito, una “dimostrazione plastica degli errori reiterati nel tempo e delle incoerenze delle realtà imprenditoriali e delle pubbliche amministrazioni che si sono sottratte alle responsabilità”. La “necessità e l’urgenza” del decreto derivano dal fatto di evitare un rischio di impatto sull’economia “da 8-9 miliardi” di euro, ha dichiarato Passera, ma soprattutto per “un ammontare di lavoro messo a rischio molto importante” e perché “si sta mettendo a rischio la filiera dell’acciaio, con molti utilizzatori finali che aspettano le forniture”. Passera ha anche rilevato che “salute e lavoro sono due concetti che per tutto il provvedimento vengono fuori continuamente”.