Ecco l’ultimo messaggio del governo. Costa troppo la salute, ovvero il Sistema sanitario nazionale. Costa troppo il sistema previdenziale, cioè le pensioni. Costa troppo un Paese che invecchia. Costano troppo le malattie di tutte le disabilità. Ci sono due strade per parlarne. Una è di constatare lo strano modo di operare del governo, che calcola insieme cose e persone, senza badare al disordine logico e allo squilibrio morale. E produce decisioni che sconvolgono l’equilibrio sociale senza smuovere di un millimetro la distanza dalla famosa fine del tunnel. Invia annunci che generano non solo panico, ma anche un pericoloso senso di alienazione e di solitudine, dalla “non sostenibilità dei costi della salute” all’abbandono dei malati di Sla , fino alla tragica iniziativa dell’“esperto di tagli” Bondi di rendere impossibile il funzionamento dell’Ospedale di Santa Lucia, in Roma, centro di alta specializzazione per le disabilità infantili. La ragione è: manca il sostegno finanziario.

Allora è importante far notare che questo nuovo governo di “tecnici” sta usando antichi moduli di bilancio che servivano per vita e successo di un Paese completamente diverso, dove la potenza contava più del benessere, le cose più dei cittadini, le armi più del lavoro. Era il modulo di bilancio di tempi in cui, per la salvaguardia dei confini e delle coste, non si poteva badare a spese. A questo modello, che in parte era imposto dalla necessità, in parte dall’errore culturale (immaginare il futuro come il presente) si è aggiunta l’influenza potente della riforma Reagan-Bush: privatizzare ogni aspetto della vita delle persone, dalla scuola di ogni livello alle malattie di ogni gravità e costo, e socializzare i benefici accordati alla ricchezza: tutti rinunceranno a qualcosa per tagliare le tasse alle imprese e ai milionari, uniche fonti di arricchimento per tutti. L’arricchimento per tutti, come è noto, non c’è stato. E il presidente Obama è stato rieletto per tentare di rimediare al disastro sociale Reagan-Bush nel suo Paese. Adesso, a quel disastro sociale, sembra avviata l’Italia, con tre cattivi risultati: spaventare i cittadini, smontare la fiducia sulla capacità dei “tecnici”; spingere, data la solitudine, alla ribellione. La somma di tali risultati è un costo ben più grande dei tagli gravissimi (e irrilevanti per la salvezza del Paese) che ci vengono continuamente annunciati.

Il Fatto Quotidiano, 29 novembre 2012