“Quello di Acerra è un precedente”. A dirlo il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, a proposito di un provvedimento che consenta la riapertura dello stabilimento dell’Ilva a Taranto. Tra le ipotesi che circolano un provvedimento che potrebbe definire l’area dell’Ilva “sito di interesse strategico nazionale” e consentire di proseguire la produzione nonostante il sequestro. Quello di Acerra, ha spiegato Clini, “è un precedente coerente con le leggi, perciò potrebbe essere usato come base di riferimento” per l’Ilva.

Perché il riferimento ad Acerra? Nel 2008, nell’ambito del caos rifiuti in Campania, il cantiere del termovalorizzatore di Acerra fu definito “di interesse strategico nazionale” e quindi presidiato dai militari e ad accesso limitato. Questo consentirebbe all’Ilva di proseguire l’attività nonostante i provvedimenti della magistratura e la chiusura decisa dall’azienda per realizzare il risanamento imposto dall’Aia. La priorità, ha chiarito Clini, è quella di arrivare a “una soluzione che porti all’applicazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, che è l’unica strada per il risanamento e che è la legge”. Resta comunque da risolvere il problema, non certo secondario, di reperire le risorse necessarie per procedere con gli investimenti previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale. E resta che in questa situazione non hanno quasi mai avuto un ruolo né il ministro dello Sviluppo Corrado Passera né il ministro del Lavoro Elsa Fornero.

Sembra quasi un’uscita allo scoperto, anche se l’avvertenza è che Clini ha messo in fila già nel corso di questi mesi una serie di gaffe sull’Ilva. Tuttavia questa volta sembra che quanto detto da Clini non sia propriamente peregrina: si inserisce d’altronde in un quadro di ore convulse, di vera emergenza, durante le quali oggi il presidente del Consiglio Mario Monti ha incontrato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Una chiusura “inevitabile“, l’ha definita Clini, un “richiamo alla realtà utile per tutti”. “L’area a freddo – ha aggiunto Clini parlando a SkyTg24 – è stata sequestrata. L’impresa doveva continuare a tenere aperto un ciclo produttivo senza produrre? Dobbiamo farcela questa domanda. Un conto è sequestrare delle parti, pezzi o componenti; un conto è sequestrare l’intero reparto. Se il reparto viene sequestrato è chiaro che automaticamente si determina il blocco della produzione”. Clini ha ribadito che si sta lavorando a un decreto “entro venerdì”.

“L’Ilva deve avviare il risanamento – ha detto tra l’altro il ministro dell’Ambiente oggi – La situazione che si è creata rappresenta un ostacolo aggiuntivo a questo percorso; il governo sta lavorando per superare questo ostacolo”. L’azienda deve “essere messa in condizione di rispettare investimenti per l’Aia”. Bisogna ”mettere l’Ilva nelle condizioni di rispettare gli investimenti a cui è tenuta per l’applicazione dell’Aia”, aggiunge Clini a margine di una riunione al ministero. “Ero pronto – osserva il ministro – a verificare la partenza degli interventi per il risanamento. Mi sarei aspettato un’evoluzione diversa della situazione”, che comunque “dovrebbe evolvere in senso positivo rispettando la legge e attuando l’Aia”.

In giornata Clini ha attaccato un po’ tutti. Prima una polemica con l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano (“Il ministro è stato assente”, “Legga l’Aia”, lo scambio in sintesi), poi Clini se l’è presa con chi fa polemiche, il cui obiettivo è “arrivare a rendere l’Aia non applicabile e portare al blocco dello stabilimento e del processo di risanamento”. Infine l’attacco contro la procura di Taranto, il cui “evidente obiettivo” è quello di “bloccare l’attuazione dell’Autorizzazione integrata ambientale e di arrivare alla chiusura dello stabilimento”. “Stanno cercando di creare le condizioni per cui l’Aia non sia applicabile”, ha detto Clini, sottolineando che “questo non è legale, si sta creando un ostacolo al rispetto della legge”. Per questo, il ministro e il governo vanno “avanti, per impedire che si crei una situazione in cui non si rispetta la legge”.